1000 Miglia revival, simbolo della ripartenza e candidata a Patrimonio UNESCO

Di Massimo Falcioni

19 maggio 2021

Presentata in digitale il 12 maggio 2021 la 39° edizione della “1000 Miglia revival” che dal 16 al 19 giugno con 400 auto originali ed equipaggi di oltre 40 Paesi attraverserà l’Italia nel ricordo dell’epica gran fondo di oltre 1600 Km disputatasi in 24 edizioni tra il 1927 e il 1957 e definita da Enzo Ferrari: “La corsa più bella del mondo”. È, in questa difficile situazione causata dalla pandemia, un segnale di ripartenza e di ottimismo significativo per il Paese, oltre i confini del mondo dell’automobilismo storico e del Motorsport. Non solo. Questa trentanovesima edizione della Freccia Rossa rappresenta anche la spinta sul campo a sostegno della candidatura della 1000 Miglia per ottenere il riconoscimento UNESCO di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Un’idea che viene dal passato e che è diventata concreta grazie all’ACI, all’Automobile Club Brescia in partnership con il comune di Brescia, la Regione Lombardia, Fondazione Brescia Musei e altri Enti e altre Associazioni locali, nazionali e internazionali. Il processo di candidatura rappresenta l’occasione per coinvolgere in un grande e simbolico obiettivo l’articolata realtà del motorismo storico di cui la Freccia Rossa è ambasciatrice ovunque: dai cittadini che per la prima volta scoprono il valore e il fascino di questo museo rombante; agli appassionati che toccando con mano i bolidi dei tempi pionieristici e sanno apprezzare la testimonianza dell’ingegno dell’uomo applicato alle tecnologie e restano affascinati dal valore e dal coraggio di quei corridori temerari; alle Case automobilistiche; alle istituzioni, in primis quelle culturali e museali. Sulla pagina ufficiale delle 1000 Miglia si legge:“ Promuovere la crescita di una cultura fatta di attenzione alla comunità, ai territori, alla mobilità rispettosa dell’ambiente, 1000 Miglia è portavoce del progresso tecnico, sociale ed umano”. Insomma, una nuova occasione per affermare a livello internazionale l’identità, il valore, la continuità del Made in Italy e ribadire che la 1000 Miglia revival, nel ricordo di quella “corsa pazza” che esaltava il progresso dei mezzi e l’audacia degli uomini, è un patrimonio del Paese. Dal 1927 al 1957 la 100 Miglia è stata per eccellenza la corsa-show, festa di popolo sulle strade di una Italia tanto diversa da oggi ma sempre la stessa nel far battere forte il cuore delle passioni, sportive e non.


La 1000 Miglia resta viva perchè corsa dei valori e dei sogni legati all’idea della velocità, uno dei simboli della sfida dell’uomo per cercare se stesso, andare “oltre”. Una storia che viene da lontano, da quel 27 marzo 1927 quando i corridori bresciani Aymo Maggi, Renzo Castagneto, Franco Mazzotti e il giornalista Giovanni Canestrini, con il contributo di tutto il territorio, concretizzano il loro sogno dando il via da Brescia alla prima edizione della “Coppa delle 1000 Miglia”. Una corsa vera, un terno al lotto: gara di velocità in un’unica tappa, su strade non asfaltate, per lo più fra i nebbioni dei passi appenninici e gli scrosci di pioggia in pianura che alla fine, dopo 21 ore in cui accadde di tutto, persino corridori dispersi, vedono trionfare fra due ali di folla la OM 665 “Superba” (2221 cc. 6 cilindri da 85 CV a 4.200 giri, peso totale 850 Kg, velocità 160 Kmh) pilotata dal 43enne milanese Ferdinando Minoia (meccanico-coequiper Giuseppe Morandi). Una prima giornata di festa ma anche di dolore, per i tanti feriti fra i partecipanti e gli spettatori. Per tre decenni, sarà quella la linea comune: grande show, grande festa, grandi tragedie. E’ così che quelle prime macchine da corsa, potenti e veloci quanto fragili e rischiose, diventano nell’immaginario collettivo “bolidi alati” e gli “svitati” corridori che le guidano, gli eroi più veloci dello scorrere del tempo, in cerca di gloria e sempre in fuga dalla “signora in nero”, mai sazia, che li attende in ogni curva con la sua “spada insanguinata”. E iniziano leggende di ogni tipo, anche sui vizi, le virtù, le debolezze (anche scaramantiche) dei corridori che assurgono presto ad eroi. Il primo esempio viene proprio da Ferdinando Minoia che, scaramantico, al capo meccanico del reparto corse OM aveva chiesto in gran segreto, prima della partenza della Mille Miglia, di fissare con dei bulloni i sandali del proprio bambino sulle balestre anteriori della “Superba”, come portafortuna. Che dire, poi, di Tazio Nuvolari, definito da Ferdinand Porsche “il più grande corridore del passato, del presente e del futuro”? L’asso mantovano aveva partecipato alla Mille Miglia sin dalla prima edizione del 1927 finendo decimo, poi 13° nel 1928, 12° nel 1929 sempre grande protagonista ma bersagliato dalla sfortuna, rallentato da problemi meccanici e messo out anche da incidenti. Nelle Mille Miglia del 1930 il primo trionfo: chiamato dall’Alfa Romeo a sostituire Brilli-Peri deceduto in prova al GP di Tripoli, Tazio è protagonista di un epico duello con il compagno di scuderia Achille Varzi, entrambi alla guida delle potenti 1750 6C della Casa del biscione. Recuperato il distacco subìto nei primi…. 1000 Km di corsa, e raggiunto il rivale a Vicenza, nei pressi di Peschiera del Garda Nuvolari spegne le luci della sua Alfa facendo credere a Varzi di essersi fermato per un guasto.

Mille miglia 1930, Achille Varzi su Alfa Romeo 1750 6C

Le strade di allora erano completamente al buio e Tazio rischiò più volte di finire nei fossi o contro i parapetti e le piante lungo il percorso. Nei pressi di Brescia riaccende i fari, aggancia Varzi superandolo in tromba sul traguardo in un mare di folla impazzita. Dopo quella vittoria Nuvolari viene ingaggiato da Enzo Ferrari per gareggiare nella sua neonata Scuderia al volante delle Alfa Romeo P2. Vince ovunque, tutto, meno che nella sua corsa più ambita, la Mille Miglia: solamente 9° nel 1931 e ritirato nel ’32 a seguito di una jella sorda, che non lo abbandona.. Gesta epiche, in auto come in moto sulla Bianchi “Freccia celeste”: vicende davvero incredibili, incidenti drammatici, da cui il campione italiano esce a volte malconcio ma sempre vivo, facendo gridare la gente al miracolo. Nasce così nel mondo il mito di “Nivola”. Agli inizi del 1932 Gabriele D’Annunzio chiama Nuvolari al Vittoriale, sul lago di Garda. Scrive il poeta-romanziere Massimiliano Falcioni: “L’incontro fra i due è memorabile. Poeta e pilota sono insieme, come ai tempi della Grecia, culla di tutto l’occidente, quando Pindaro celebrava la vittoria sportiva e la creazione poetica quali simboli esatti dell’armonia divina raggiunta. “All’uomo più veloce del mondo, l’animale più lento”, gli dirà sibillino il vecchio vate, donando al mantovano volante una piccola tartaruga d’oro. Quell’amuleto, Nuvolari lo porterà sempre con sé”. Così come porteranno sempre nel cuore, tutti, quel campione, anche di umanità, che è stato Tazio Nuvolari e quell’epopea dei “giorni del coraggio” di cui la1000 Miglia resta il simbolo imperituro.

Tazio Nuvolari