32 miliardi del PNRR per trasporti e mobilità: occasione da non perdere

10 novembre 2021

Di Massimo Falcioni

I 32 miliardi di euro che il PNRR destinerà per lo sviluppo dei trasporti e per incentivare mobilità alternative fanno parte di una più ampia e articolata strategia per l’ammodernamento dell’Italia. Il Piano di Ripresa e Resilienza prevede un importante investimento per la mobilità sostenibile, in particolare nei trasporti ferroviari ad alta velocità nel contesto più generale dove spiccano interventi su ambiente e clima, idrogeno e automotive, filiera della salute. Tali investimenti non sono solo una forte boccata d’ossigeno e una spinta per il settore ma uno fra i segnali forti della ripartenza dell’Italia post Covid nell’ottica, appunto, della sostenibilità. Trasporti e mobilità alternative sono segmenti strategici per l’economia del Paese, tassello e volano per il nuovo modello di sviluppo senza il quale non si esce dalla crisi ultra decennale e non si tiene il passo di un mondo che, fra ritardi e contraddizioni, cerca nuove vie di fronte alle sfide del XXI secolo. 32 miliardi di euro non sono bruscolini: basti pensare che la struttura portante della viabilità nazionale, l’Autostrada del Sole, inaugurata nel suo primo tratto Milano-Parma l’8 dicembre 1958 (la posa della prima pietra è del maggio 1956)  e terminata nell’ottobre 1964 (con i suoi 755 chilometri collega Milano a Napoli) era costata oltre 270 miliardi di lire, quindi a spanne, una cinquantina di miliardi meno dei 32 miliardi di euro stanziati oggi con il PNRR.


Negli ultimi anni, di particolare importanza è stato l’avvio e via via il potenziamento dell’alta velocità ferroviaria incentrato sulle nuove infrastrutture tra Torino-Milano-Roma-Napoli-Salerno completamente operative dal 2009. Ciò ha consentito la trasformazione della mobilità nel Paese incidendo fortemente negli stili di vita e di lavoro di gran parte della popolazione. Non c’è dubbio che l’Alta velocità ha ridotto le distanze (oramai da tutte le principali aree urbane si arriva a Roma sotto le 5 ore), accorciando di fatto il Paese e avvicinando i cittadini, con notevoli benefici nell’economia (Pil e occupazione), nell’evoluzione dell’intera rete dei trasporti, nel turismo, nel mercato immobiliare e anche con benefici per l’ambiente, legati alla riduzione di CO2 emesse in atmosfera grazie allo shift modale di auto ed aerei. Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché la rete italiana di alta velocità, per tanti aspetti assai positiva, mostra anche elementi di forte criticità, specie riguardo al sistema degli appalti e ai costi. Secondo la Corte dei Conti europea (Eca) ogni chilometro di linea AV/AC realizzato fin qui in Italia è costato in media 28 milioni di euro, contro i 13 dei tedeschi, i 15 dei francesi, i 14 degli spagnoli. Il costo totale per l’alta velocità italiana ammonta a oltre 41 miliardi di euro per i 1.280 Km di linea. Le analisi dei dati dicono che il più alto costo per Km in Italia è dato dalla particolarità del territorio (colline e monti), dalla elevata presenza umana in molte zone e più in generale al loro valore di mercato comparativamente superiore.


Ma le critiche all’alta velocità italiana riguardano anche altre aspetti fra cui l’overdesign (progetti delle infrastrutture “eccessive e ridondanti”), l’overinvestment (“dimensionamento dell’offerta in modo eccessivo rispetto alla domanda potenziale”), l’overquality (progettazione di infrastrutture e manufatti “con prestazioni e costo eccessivi rispetto alla loro reale funzionalità”, come stazioni nuove o ristrutturate). Questo per dire che occorrerà vigilare perché, non solo rispetto all’Alta velocità ferroviaria, i 32 miliardi previsti nel disegno di legge di bilancio 2022-24 destinati a questi settori, siano tutti spesi nei tempi stabiliti e spesi in modo oculato e proficuo. In particolare, circa 16 miliardi sono destinati al trasporto ferroviario (5 miliardi alla linea ferroviaria Adriatica Bologna-Lecce), circa 9 miliardi al miglioramento delle infrastrutture stradali, circa 7 miliardi ad interventi per la mobilità sostenibile, specialmente nei centri urbani, e circa un miliardo ad altre finalità, tra cui risorse per opere idriche e per opere infrastrutturali per le Olimpiadi Milano-Cortina cui vanno ulteriori 324 milioni di euro. Previsto anche un rifinanziamento per 100 milioni del Fondo adeguamento prezzi per fronteggiare i forti rincari dei prezzi delle materie prime.



A questi si aggiunge un incremento strutturale per il Fondo trasporto pubblico locale (1,3 miliardi nei prossimi 5 anni), fermo da molti anni, che consentirà un aumento e un miglioramento dei servizi per i pendolari. “La maggior parte delle risorse assegnate al Mims in conto capitale è destinata a investimenti per migliorare la sicurezza, la sostenibilità e la resilienza di strade, ferrovie e strutture idriche, per favorire la mobilità nei grandi centri urbani e per colmare alcuni ritardi storici della rete nazionale dei trasporti”, ha commentato il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini. “I nuovi progetti si pongono in continuità con il Pnrr, garantendo una solida prospettiva di sviluppo degli investimenti pubblici in infrastrutture e mobilità sostenibile anche oltre il 2026 e assicurando i finanziamenti necessari a realizzare le opere commissariate nel corso di quest’anno”.