A Imola la 200 Miglia “revival”, la Daytona d’Europa show degli anni ‘70

Di Massimo Falcioni

10 settembre 2021

Dopo un anno di sosta forzata causa l’emergenza sanitaria, l’11 e 12 settembre 2021 torna in scena all’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola la “200 Miglia Revival & Coppa d’Oro” con in pista ex grandi piloti su moto da corsa che hanno segnato la storia del grande motociclismo degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Non si disputeranno gare, ovviamente, ma sette parate non competitive denominate 200 Miglia Revival, 100 Miglia Revival, 50 Miglia revival, Historic FIM, Coppa d’Oro Revival, Endurance e Sidecar. Alla manifestazione, intitolata a Fausto Gresini, indimenticato pilota e team manager imolese recentemente scomparso causa Covid, il pubblico (obbligo del green-pass e biglietto ingresso 10 euro giornaliero) può anche accedere nel paddock e nei box a contatto diretto con i piloti e i loro bolidi, dialogando con loro, facendo foto e filmati, vivendo così dal vivo una grande giornata che riporta al cuore del grande motociclismo de: “I giorni del coraggio”. Esattamente 49 anni fa, il 23 aprile 1972, sul circuito di Imola si svolgeva la prima edizione della “200 Miglia Shell” denominata la “Daytona d’Europa” per accostarla alla prestigiosa gara americana teatro di duelli epici fra campioni d’Oltreoceano nonché banco di prova e di promozione per le  maxi moto 750, all’poca ritenute “mostri” rombanti  su 2 ruote per dimensioni, potenze, velocità. Gli americani scopriranno i piloti italiani nel 1974 quando Giacomo Agostini al debutto con la Yamaha 750 4 cilindri 2 tempi dominò alla 200 Miglia di Daytona con i giornali che titolarono “Ago come Cristoforo Colombo conquista l’America!”. In quello stesso anno Agostini farà il bis dominando anche le due manche della 200 Miglia di Imola alla sua terza edizione battendo proprio il marziano texano Kenny Roberts e altri campioni yankiee , per la prima volta in Europa. Così Agostini diventa per il motociclismo l’”eroe dei due mondi”. Senza nulla togliere al valore delle 200 Miglia Made in USA, cui spetta la primogenitura di questo tipo di corse-show, è però stata la 200 Miglia di Imola, con le sue tredici edizioni tra il 1972 e il 1985 a segnare la storia del motociclismo mondiale sviluppando in meglio, con il tocco del Made in Italy, quanto già fatto di buono in America. Ciò grazie alla passione e alla genialità del patron imolese Checco Costa (papà del dottor Claudio Costa il medico dei piloti ideatore e capo della Clinica mobile e dell’avvocato Carlo Costa speaker storico dell’autodromo del Santerno) che ha fatto di Imola “il circuito più bello del mondo” (Enzo Ferrari dixit), la capitale mondiale del motociclismo, organizzando corse-kermesse innovative, avvincenti, con la presenza dei più grandi campioni in sella ai bolidi delle principali Case mondiali, e la cornice di un pubblico, quasi sempre oltre i 100 mila sugli spalti, anche nelle giornate di maltempo. Per capire chi è stato il Dottor Checco Costa basta ricordare uno striscione issato in circuito sulla collina del batticuore in cima alla curva Tosa: “Checco Costa, il più grande organizzatore  del passato, del presente e del futuro”. 

Checco Costa

Costa è l’inventore, oltre che dell’autodromo di Imola, del motociclismo moderno.  Ha scritto Marino Bartoletti nella prefazione del volume  di Angelo Dal Pozzo e Claudio Ghini (Bacchilega Editore): “Sapeva vedere lontano Checco: forse perché era figlio dei campi, aveva il senso di un orizzonte che non finisce mai. E soprattutto sapeva vedere “avanti”, molto avanti. Perché abbinava le sue passioni alla genialità; le sue speranze alla concretezza; la sua apparente lucida follia alla più disarmante facilità nel trasformarla in fatti reali. E sarebbe nulla se, nel suo ineguagliabile percorso di vita e di lavoro, non avesse abbinato tutto questo a un candore e a un entusiasmo quasi infantili, a un’onestà e un rigore praticamente inimitabili. Checco era un bambino coi baffi da adulto; un cucciolo saggio e responsabile, un Peter Pan che aveva trasformato l’Isola che non c’è in un Castello che solo lui poteva immaginare”. La Coppa d’Oro Shell (dal 1954 al 1971), la 200 Miglia, la prima Daytona d’Europa del 1972, i mondiali dal 1969 sono esempi di come si trasforma una corsa in opera d’arte, nell’evento di una intera stagione e di una intera epoca. Tutti, dal più grande campione e dalla Casa più famosa al più lontano degli appassionati, volevano essere presenti al richiamo di Checco Costa perché ognuno sul circuito del Santerno si sentiva protagonista portandosi poi nel proprio cuore quella esperienza straordinaria. Checco Costa, organizzatore anche della “Conchiglia d’oro” per auto (quattro edizioni dal 54 al 56 e poi nel ’63, con la prima corsa imolese di F1), intuì l’importanza dei media e della tv, nonché il supporto dei grandi sponsor, legando le sue manifestazioni al nome della Shell, la multinazionale petrolifera. L’appuntamento annuale di Aprile sul “piccolo Nurburgring” in riva al fiume Santerno rappresentava ogni stagione la primavera del motociclismo italiano, una vetrina prestigiosa e qualificata, asse portante e baricentro della Mototemporada tricolore, anteprima assoluta del motomondiale. Checco Costa era uomo del suo tempo ma sapeva interpretare ogni tempo come ha dimostrato con il capolavoro della 200 Miglia dove rischiava anche di suo, con ingaggi ai piloti – quasi 50 milioni di lire alla prima edizione del 1972, con il vincitore che intascava oltre 15 milioni rispetto alle 500 mila lire di una gara iridata e alle 50 mila lire di diaria per un corridore privato – che nessuno aveva mai offerto in una corsa motociclistica.

Jarno Saarinen sul podio della 200 Miglia, 15 aprile 1973

Nell’albo d’oro della 200 Miglia figurano i nomi più illustri: nel 1972 i duelli Agostini-MV con Paul Smart e Bruno Spaggiari su Ducati, con quest’ultimo bruciato in volata dal compagno di squadra perché rimasto senza benzina a 500 metri dal traguardo; nella seconda edizione l’exploit trionfale di Jarno Saarinen, con Spaggiari (Ducati) secondo e Villa (Kawasaki) terzo; subito dopo il trionfo del finlandese a Daytona sulla stessa “piccola” Yamaha 350; la terza edizione ecco Agostini, anch’egli con il replay di Daytona, davanti all’americano Kenny Roberts (Yamaha) e al finlandese Teuvo Lansivuori (Yamaha); la quarta tocca al venezuelano Jonny Cecotto (secondo il francese Patrick Pons e terzo l’americano Steve Baker) che dalla 200 Miglia si lancia per dominare poi il Motomondiale 1975; nel 1976 infatti trionfa Steve Baker sul francese Michel Rougerie (Yamaha) e l’inglese Barry Sheene (Suzuki); nel 1977 domina Kenny Roberts (Yamaha) su Steve Baker e Agostini; nel 1978 dominio Yamaha con Jonny Cecotto su Baker e Agostini; ancora Cecotto nel nel ‘79 davanti a Marco Lucchinelli e a Roberts; nel 1981 Lucchinelli brucia Roberts e l’olandese Boet Van Dulmen; nell’82 è la volta di Greame Crosby (Yamaha) su Lucchinelli e Graziano Rossi (il papà di Valentino); due trionfi ancora per Kenny Roberts nel 1983 (su Franco Uncini e Eddie Lawson) e 1984 (su Lorenzo Ghiselli) e Steve Williams; l’americano Lawson vince nel 1985 su Randy Mamola e Takazumi Katayama; ancora Lucchinelli  (su Ducati) nel 1986 su Anders Andersson e Rob Phillis; l’ultima edizione del 1987 vinta da Paul Iddon su Fred Merkel e Joe Dunlop. Grande motociclismo, grandi corse-show che quasi sempre hanno richiamato sulle rive del Santerno e sulle colline della Tosa e della Rivazza più di 100 mila spettatori, entusiasti pure troppo, con invasioni di pista anche queste passate alla storia. La 200 Miglia è stata l’alba del nuovo motociclismo show-business, la prima competizione fra la scuola agonistica e organizzativa americana ed europea-italiana. Per la prima volta nella storia del motociclismo chi vinceva a Imola, oltre all’ambito trofeo, si portava a casa una somma che in precedenza nemmeno i campioni del mondo prendevano in una intera stagione. Idem per gli altri corridori. Soprattutto ogni pilota scriveva il proprio nome nella pagina delle grandi corse  e il pubblico se ne andava a casa ogni volta con il ricordo di aver partecipato a un grande evento di grande motociclismo, di grande sport.