Abitare nel terzo millennio, le "smart land"

Di Maurizio Erbicella

Cambia il rapporto tra uomo e salute, metropoli e borgo, città e campagna, ambiente e paesaggio, urbanità e ruralità, quantità e qualità.

11 gennaio 2021

L’arma principale di contrasto alla pandemia è la “distanza”. Di contro, la concentrazione, la densificazione, l’agglomerazione – tutti fenomeni urbani che sembravano avere una connessione necessaria con i processi di sviluppo – sono diventati fattori di rischio. E, nelle aree interne, l’isolamento da elemento critico, l’isolamento – specificatamente quello delle aree interne – in questa rivalutazione della “distanza” ha assunto un connotato positivo.

Ed ecco la richiesta, nel mercato immobiliare, di nuove residenze (sostenibili, smart ed high tech) luminose, arieggiate e con soluzioni pensate per nuovi stili di vita che l’uomo è chiamato a sostenere.

Case con spazi esterni a verde quale vitale complemento dell’abitazione stessa, piscine ed orti (persino sui tetti dell’edificio), funzionali anche per il lavoro (connettività, cablaggio delle reti e spazi “home office” per l’attività da remoto che garantiscano privacy e riparo dai rumori esterni). Infine, la nuova “machine à habiter” sia pure spazio dove curarsi, luogo del primo soccorso (almeno sino a quando l’ospedalizzazione non sia ritenuta necessaria, ed in presenza di un sistema sanitario non sempre pronto ad accogliere eventuali nuove ondate di pazienti), che indirettamente si faccia carico delle nuove fragilità.

Un paradigma culturale dell’abitare il terzo millennio che coinvolga insieme una consapevole committenza, urbanisti/progettisti/designer, in un rinnovato rapporto clienti/costruttori nei lavori di realizzazione e personalizzazione dell’abitazione, per individuare valori e priorità, tra comfort, sicurezza e spazi di socialità dell’abitare.

Tutto ciò anche con l’ausilio degli strumenti digitali contemporanei e la partecipazione distanziata e garantita dalle app di cantiere, grazie alle quali i clienti possano seguire i lavori in corso per la realizzazione della propria nuova “machine à habiter”, concependo l'architettura non come mero gioco formale, ma come capacità di accrescere la qualità della vita degli abitanti.

Una nuova arte del vivere che ritrovi la giusta misura dell’abitare nel nostro tempo e ridefinisca il rapporto tra le caratteristiche del luogo in cui vivono gli uomini e le malattie da cui sono o rischiano di essere colpiti.

Alla luce delle ultime crisi globali di contagi, il mercato immobiliare ha rilevato che le attuali soluzioni dell’abitare non sono adeguate ad affrontare il cambiamento in atto e che l’emergenza sanitaria (e le sue possibili ripetizioni) è anche emergenza abitativa.

Cambia il rapporto tra uomo e salute, metropoli e borgo, città e campagna, ambiente e paesaggio, urbanità e ruralità, quantità e qualità. Si pone un inedito paradigma culturale, una nuova sfida nel governo del territorio, nel rapporto tra globale e glocale.

Ambiente, territorio e paesaggio culturale coniugati insieme in una pianificazione ecologica dei servizi, delle reti e della circolazione (degli uomini, delle merci e dei dati), fonte di un rinnovato patto per lo sviluppo del Paese che contemperi valorizzazione e fruizione dell’intero diversificato territorio nazionale nel rispetto delle biodiversità e di tutte le risorse non inesauribili, uno “smart land”, luogo dell’abitare e di moderni modelli di crescita fondati su una economia che si occupi della cura insieme dell’Uomo e del Paese. In sintesi, una nuova agenda per la ripartenza e la pianificazione di un consapevole futuro, che contemperi una rete di città medie e piccole inserite in una natura unica e variopinta.

“L'urbanisme est une clef” – “La maison est une machine à habiter”. Parafrasare Le Corbusier, in tempi pandemici, può rappresentare mirabilmente la condizione che si è creata, oggi, in relazione al primario bisogno dell’abitare:“Possediamo un’ottica nuova e una nuova vita sociale, ma non vi abbiamo adattato la casa”, la propria casa, “uno dei più urgenti bisogni dell’uomo, primo strumento che egli si è forgiato”. Occorre una nuova riflessione nelle relazioni dell’Uomo con la triade “abitazione-produzione-ricreazione” ed ancor più – nella conclamata distanza – con la “circolazione”.

Maurizio Erbicella, Ingegnere urbanista e territorialista