Addio a Piero Angela. Quel che si sa del cielo, dell’universo e della vita gli italiani lo imparano grazie a lui

13 agosto 2022

La storia della televisione italiana attraverso la storia della conoscenza della scienza.
Ecco Piero Angela (22 dicembre 1928 – 13 agosto 2022).
Quel che si sa del cielo, dell’universo e della vita – il poco che serve per conoscere il cosmo – gli italiani lo imparano grazie a lui.
Il suo Quark è il marchio di tutti noi, la partitura di Bach che accompagna la messa in onda è la sua lavagna dove descrive l’abecedario di tredicimila miliardi di anni, ovvero il romanzo del nostro vissuto.
Nella Rai che fu, l’unica cattedra a disposizione del grande pubblico, Angela lascia la sua carriera di mezzobusto nei telegiornali per incontrare la grande avventura dello spazio. L’amore per le stelle lo porta là dove la ricerca, la tecnologia e i pionieri dei viaggi astrali stanno ridisegnando il mondo capovolgendolo.
Col naso rivolto all’ingiù, osservando il pianeta terra dai satelliti - dall’immensità della stratosfera – Angela trova l’infinitamente piccolo della nostra esistenza e ne fa un racconto dell’infinitamente grande.
Un’emozionate traversata nel genio e nell’ingegno, la sua, di cui Fondazione Leonardo fa tesoro ricordando le sue lezioni all’Accademia dei Lincei – su sollecitazione di Luciano Violante, negli incontri con i licei italiani – e poi il suo intervento alla nostra giornata “G20, Italia per lo Spazio, il 21 settembre 2021” a Roma, nel Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro.
Fondazione Leonardo fa propria la lezione sull’infinitamente grande di Piero Angela. Tra i nostri obiettivi, infatti, c’è proprio quello di tradurre le complessità della tecnologia in un linguaggio divulgativo. Per superare la paura del nuovo e dell’ignoto e far sì che sia un’affascinante scoperta.
Un’immensità – ancora nelle parole di Piero Angela, il divulgatore – i cui confini non sono il mistero, il tabù e l’incognito degli analfabeti bensì il viaggio.
Quello proprio dei razionali appassionati.
Quello stesso – “buon viaggio, papà” – cui l’affida oggi Alberto, suo figlio, degno erede, affinché ognuno trovi la rotta interstellare per condursi in fretta, e in diagonale, alle porte di Sirio.