Anche gli androidi dovranno seguire il giuramento d'Ippocrate?

27 maggio 2022

Di Francesco Subiaco

È vero che la maggior parte degli uomini nasce grazie un medico, ma è giusto che muoia anche allo stesso modo? una frase che potrebbe sembrare una battuta di cattivo gusto se le statistiche dell’OMS non la rendessero una verità pungente, poiché sia i dati del 2018 sia quelli più recenti, registrano che negli Stati Uniti e nel mondo occidentale, in proporzione, l’errore medico è tra le cause più diffuse di decessi nella sanità. Dagli errori delle diagnosi, ad un giudizio troppo affrettato, passando per le conseguenze di una operazione non compresa a sufficienza, i pazienti subiscono le controindicazioni dell’umanità dei loro medici. Una umanità che, come tutti gli attributi umani, è capace di superare ogni protocollo e sfatare qualunque statistica, ma è anche la causa di decessi e perdite vittime di debolezze umane troppo umane. Seguendo questa visione, le principali autorità sanitarie hanno deciso di conciliare le innovazioni dello sviluppo tecnico con la disciplina medica, per aiutare i medici e gli operatori sanitari a garantire una maggiore sicurezza ed efficienza per i propri pazienti. Uno degli esempi più significativi di questa sintesi è l’applicazione dell’AI alla diagnostica per immagini, ovvero il processo di diagnosi ed analisi delle immagini relative agli organi di un paziente che accade soprattutto nell’ambito della radiologia, dove l’intelligenza artificiale può svolgere un ruolo fondamentale di assistenza, e non di sostituzione, del personale medico riguardo allo studio dei tumori o di complicazioni biofisiche.


L’utilizzo di queste tecnologie non è sfuggito alle principali autorità sanitarie occidentali, soprattutto all’Italia. Il Consiglio Superiore di Sanità ha pubblicato, infatti, nel 2021 un documento sul rapporto tra AI e sanità chiamato: “I sistemi di intelligenza artificiale come strumenti della diagnostica”. Un testo che mette in atto una standardizzazione dei protocolli relativi all’uso dell’AI nelle diagnosi, colmando un vuoto normativo fondamentale, ed analizza l’utilizzo di apparecchi ausiliari capaci di supportare i radiologhi nelle loro attività tramite l’identificazione delle patologie riducendo l’errore umano.


L’uso di tali innovazioni mediche non riguarda solo le attività di diagnosi, ma anche le applicazioni dei metodi permessi dal machine learning, di Deep Learning e delle reti neurali, che oltre ad offrire vantaggi oggettivi, come quelli relativi agli studi sulla diagnosi dei tumori al colon, apre nuove questioni che non possono essere sottovalutate. dal punto di vista etico, giuridico e filosofico l’uso dell’intelligenza artificiale nel campo medico pone degli interrogativi necessari: se un giorno a causa di un errore di una AI un medico dovesse compiere una diagnosi sbagliata di chi sarebbe la colpa? La mole dei dati raccolti tramite queste tecnologie andrebbe condivisa per ampliare un background collettivo o dovrebbero essere protetti in nome della privacy? Soprattutto di fronte alle complessità delle problematiche di difficile analisi per un intelletto umano, una macchina è capace di standardizzare fenomeni che non sono riassumibile ad un ordine fisso? Domande che non vogliono sminuire le possibilità di un miglioramento generale della gestione sanitaria, ma che preferiscono guardare non solo ha quello che lo sviluppo può far guadagnare all’uomo, ma soprattutto a ciò che inevitabilmente rischia di perdere, sottolineando la necessità di un approccio umanistico e filosofico per permettere di non ridurre la professione medica ad un processo burocratico, ma a quella missione per cui nessuna intelligenza artificiale, può ancora rispondere sottoscrivendo il giuramento d’Ippocrate.