Cop28, accordo storico. Approvato il “Global Stocktake”: via i combustibili fossili entro il 2050

Di Massimo Falcioni

13 dicembre 2023

Dopo ripetuti match da boxe mondiale, per fortuna solo verbali, e un rush finale da Formula Uno, alla Cop28, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Dubai, i 198 delegati hanno approvato il “Global Stocktake”, la transizione verso l’addio dai combustibili fossili. Pur con sfumature comunque non di poco conto sul piano scientifico, tecnico, economico, politico, si tratta della presa d’atto della realtà dicendo sì a tutto quel che serve e servirà per ridurre le emissioni di gas serra. La transizione dovrebbe avvenire in modo da portare il mondo a zero emissioni nette di gas serra nel 2050 e seguire i dettami della scienza climatica. L’accordo chiede ai Paesi di allontanare rapidamente i sistemi energetici dai combustibili fossili in modo giusto e ordinato.

Secondo l’accordo, inoltre, i paesi sono anche chiamati a contribuire allo sforzo di transizione globale, anziché essere obbligati a compiere tale cambiamento da soli. Dall’ultima bozza presentata ieri, è stata cancellata la dicitura “phase-out”, cioè l’eliminazione graduale dei combustibili fossili invocata da più di 100 paesi e si chiede di “transitare fuori dai combustibili fossili nei sistemi energetici in modo giusto, ordinato ed equo, accelerando l’azione in questo decennio critico”. L’approvazione ufficiale è avvenuta subito dopo l’apertura della plenaria ed è stata accolta con un applauso di tutti i presenti. Stando al trattato firmato, la transizione dovrebbe arrivare a tappe così da portare la Terra a zero emissioni nette di gas serra nel 2050 e seguire i dettami della scienza climatica. Per raggiungere gli obiettivi concordati, si prevede che il mondo raggiunga il picco massimo di emissioni di carbonio entro il 2025.

Fonte: Unsplash.com

Tuttavia si lascia una via d’uscita pro tempore per singoli paesi, ad esempio la Cina, per raggiungere il picco in tempi più lunghi. In sintesi, l'obiettivo dell’accordo è quello di aiutare i paesi ad allineare i loro piani climatici nazionali con l'accordo di Parigi del 2015: in sintesi limitare il riscaldamento a 1,5 gradi Celsius. In quest'ultima versione della bozza sono scomparse alcune diciture che avevano creato divisioni e irritato alcuni paesi che chiedevano un'azione più drastica contro il cambiamento climatico. E ancora, si conferma come nella bozza precedente di “accelerare le tecnologie a zero e a basse emissioni, tra cui, tra l’altro, energie rinnovabili, nucleare, tecnologie di abbattimento e rimozione” delle emissioni “come la cattura, lo stoccaggio e l’utilizzo del carbonio in particolare nei settori ’hard to habate’, e la produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio”. Il documento della Presidenza della Cop28 propone anche di accelerare e ridurre sostanzialmente le emissioni a livello globale anche di metano entro il 2030 e di quelle derivanti dal trasporto stradale su una serie di percorsi, anche attraverso lo sviluppo delle infrastrutture e la rapida diffusione di veicoli a zero e a basse emissioni. Infine, l’articolo 28 chiede di eliminare gradualmente “nel più breve tempo possibile sussidi inefficienti ai combustibili fossili che non affrontano la povertà energetica o la transizione giusta, nel più breve tempo possibile”.

La conferenza Onu per il clima si sarebbe dovuta concludere martedì 12 dicembre, dopo quasi due settimane di lavori, ma i negoziatori si sono riuniti a porte chiuse oltre la scadenza per lavorare al documento cardine bocciato il giorno prima. Tutto è bene quel che finisce bene. Ora si tratta di passare dalle parole, o meglio dagli accordi scritti, ai fatti. Anche perché si apre, da subito, l’ondata di interpretazione dei testi approvati. «Questo documento manda un messaggio molto forte al mondo» ha detto John Kerry, inviato speciale Usa per il clima. Avevamo bisogno di un segnale globale per affrontare i combustibili fossili. Questa è la prima volta in 28 anni che i Paesi sono costretti a occuparsi dei combustibili fossili”, ha dichiarato ad Associated Press Jean Su, direttrice del Center for Biological Diversity per la giustizia energetica. “È quindi una vittoria generale”, ha affermato, aggiungendo tuttavia che a suo parere “i dettagli effettivi sono gravemente lacunosi”. Secondo Su, “il problema del testo è che include ancora cavernose scappatoie che permettono agli Stati Uniti e ad altri Paesi produttori di combustibili fossili di continuare a espandere i loro combustibili fossili”, in particolare “c’è una falla micidiale e fatale nel testo, che permette di continuare a utilizzare i combustibili di transizione”, una parola in codice per il gas naturale, che emette anche carbonio. Di scappatoie parla anche Teresa Anderson, responsabile globale per il clima di Action Aid: “Il testo presenta molte scappatoie e offre diversi regali agli ecologisti, menzionando la cattura e lo stoccaggio del carbonio, i cosiddetti combustibili di transizione, l’energia nucleare e i mercati del carbonio”, afferma, aggiungendo che il testo “complessivamente traccia una strada irta di ostacoli verso un futuro senza fossili”.

Ma la direttrice del Programma climatico globale del World Resources Institute, Melanie Robinson, ha elogiato il piano, affermando che “questo sposterà drasticamente l’ago della bilancia nella lotta contro il cambiamento climatico e supererà le immense pressioni degli interessi del petrolio e del gas”.