Auto, prima l’elettrico poi la “self-driving-car”: rivoluzione o involuzione?

02 marzo 2022

Di Massimo Falcioni

Il mondo dell’automobile è in gran fermento impegnato su più fronti a definire sul piano tecnico, tecnologico e commerciale il futuro che è già oggi. È stata la svolta green per un mondo meno inquinato a spingere la rivoluzione dell’elettrico considerata però una tappa, peraltro non senza limiti e contraddizioni sul piano tecnico/economico e sul piano geopolitico, data l’effervescenza tecnologica del settore delle quattro ruote che fra i suoi obiettivi a breve ha l’auto che si “guida da sola” puntando poi entro la metà del secolo alla “macchina volante”. Quando la fantasia non è fine a se stessa ma si salda con le esigenze di mercato diventando un business mondiale niente è impossibile. Se dalla sua nascita, per oltre un secolo, il successo dell’automobile era anche dovuto al “piacere” di guidare il “cavallo a motore”, oggi si tende a fare passare la linea opposta: quella della self-driving car, l’auto senza pilota. Dunque un’auto in grado di muoversi ovunque e in piena sicurezza senza nessuno al volante, anzi senza il volante con l’autista ridotto alla guisa di passeggero che in viaggio può guardare fuori o seguire la tv, leggere e scrivere, anche dormire: come in treno, in aereo, in pullman. Ci sono già auto a guida autonoma che parcheggiano, accelerano e frenano da sole ma non sono ancora totalmente indipendenti. Si è già con auto senza pedali e senza sterzo, attivate con un’app dello smartphone. Auto che, però, non consentono l’uso completo e non garantiscono ancora livelli di sicurezza adeguati e richiesti dalle regole e dalle leggi internazionali e nazionali vigenti. L’obiettivo è quello di avere auto a guida assistita più sicure di quelle tradizionali che al contempo permettono all’ex autista di fare altro mentre il mezzo procede nel traffico cittadino o in autostrada. Non un obbligo, evidentemente, ma corsie e strade per auto dalla guida autonoma riducendo via via gli spazi per le auto tradizionali, con l’autista. Non c’è, oramai, nessuna grande Casa automobilistica che non sia impegnata in partnership con i colossi del web e delle tecnologie digitali anche in questo particolare settore della guida autonoma, una sfida che va oltre il dato tecnico e tecnologico investendo complesse tematiche anche etiche, normative, legislative.


La pandemia ha inciso negativamente anche in questo particolare settore automobilistico ma non è stato questo e non è questo il nodo principale di ostacolo al pieno raggiungimento dell’obiettivo a breve dell’auto a “guida autonoma”. In questo caso i problemi tecnici-tecnologici e dei relativi investimenti (al contempo servono ancora ingenti risorse per la sfida dell’elettrico e dell’ibrido) si saldano anche con le abitudini e la cultura dell’automobilista e delle strutture della viabilità nelle città e fuori. Di fronte alle innumerevoli variabili del traffico urbano ed extra urbano può un computer di bordo di un’auto fare quel che fa l’autista al volante? E’ comunque incontestabile che sulla guida autonoma dell’auto siano stati fatti passi avanti, come dimostrano i progressi sulla guida assistita, oramai optional assai diffuso e per una fascia di utenti, “obbligatorio”. Resta però la realtà che vede ancora l’auto self-driving a livello di prototipo, nell’altalena dello “stop and go”. Ripetiamo: auto senza guidatore (o con guidatore sul… sedile posteriore) ce ne sono e girano più o meno regolarmente in molte città, anche in Italia. Regolarmente, in questo caso, è un concetto relativo: questi prototipi si muovono bene, autonomamente, anche nel traffico. Basta però un niente, un pedone che all’improvviso attraversa la strada o un ciclista a zig-zag o il semaforo che passa dal giallo al rosso in un batter d’occhio, per mandare il “robot” dell’auto in tilt costringendo a interventi esterni miracolosi che finora hanno evitato il peggio. Di fronte a una strada tutt’ora in salita lo stesso Ceo di Tesla, Elon Musk, ha preso atto della realtà: “Le macchine auto-guidanti sono difficili”. Rendere l’auto parzialmente autonoma è un risultato già acquisito come dimostrano i non pochi modelli sul mercato: altro è l’auto totalmente automatica capace di fare tutto, senza l’intervento umano. Si tratta di progettare e realizzare processori ad hoc (di tipo aeronautico o addirittura astronautico) per gestire complessi sistemi di intelligenza artificiale in grado di guidare il mezzo in sicurezza, in tutte le condizioni. Il tutto con costi non … astronautici.


Questo è l’obiettivo dei grandi costruttori di auto e dei supporters leader nelle tecnologie più avanzate. Serve, dunque, un ulteriore salto in avanti del software e dell’hardware necessario a implementare le complesse funzionalità innovative. E’ in corso un complesso e costoso lavoro su microchip adeguati e sui relativi software. I nuovi processori sono oramai pronti per i test su auto di aziende automobilistiche partner del progetto. Per questa rivoluzione sulla guida si punta sulle auto con propulsori elettrici in quanto più semplici e più adattabili dei veicoli con i tradizionali motori a scoppio. Ai problemi “tecnici” vanno aggiunti i nodi legislativi, nazionali e internazionali. In Italia, la guida autonoma diventa presto operativa, pur se con gradualità: dal 14 luglio 2022 c’è l’ok al livello 3, cioè l’utilizzo dell’ALKS, il sistema di mantenimento autorizzato della corsia di marcia che esonera il conducente dalla necessità di controllare continuamente il veicolo purchè resti sempre pronto a intervenire in caso di necessità. In particolare la guida autonoma di “livello 3” consente ai veicoli dotati di questa tecnologia di circolare in modalità automatica solo su strade a carreggiate separate senza pedoni né ciclisti, senza superare i 60 Km/h. In condizioni diverse o in presenza di pericoli, l’ALKS (Automated lane keeping systems) “chiama” il conducente a riprendere i comandi o, addirittura”, ferma il veicolo a bordo strada. Non si può  dunque parlare ancora di guida autonoma completa ma di tentativi per fare passi avanti sulla guida assistita, un salto di qualità rispetto ai sistemi di serie presenti sui modelli di auto di ultima generazione. C’è anche lo scoglio del Codice della Strada italiano che non prevede la guida autonoma e va quindi aggiornato recependo le nuove applicazioni tecnologiche.


D’altronde, con il Decreto Ministeriale del 28 febbraio 2018 il MIMS ha già disciplinato la sperimentazione su strada delle soluzioni di Smart Road e di guida connessa e automatica. Comunque il progetto delle quattro ruote a guida autonoma va avanti: fra marzo e aprile 2022 inizia da Torino la prima sperimentazione di navette a guida autonoma su strada. Ciò grazie al programma “Sperimentazione Italia”, la sandbox normativa che permette a startup, imprese, università e centri di ricerca di sperimentare progetti innovativi grazie a una deroga temporanea alle norme vigenti. L’autorizzazione al progetto, comunicata dal Ministero delle Infrastrutture, è il risultato della collaborazione tra il Dipartimento per la trasformazione digitale, il Ministero dello Sviluppo Economico e lo stesso Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. “Sperimentazione Italia” punta a fare dell’Italia “un laboratorio di innovazione aprendo le porte all’applicazione di tecnologie emergenti, a beneficio di cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione”. Se l’esperimento darà esiti positivi saràproposta una modifica normativa per consentire alle innovazioni di estenderle su tutto il territorio nazionale. L’autorizzazione alla sperimentazione è stata ottenuta dal Gruppo Torinese Trasporti (GTT)e avviene all’interno del progetto SHOW, finanziato dal programma europeo Horizon2020, che mira a supportare la transizione verso un trasporto urbano a guida autonoma efficace e sostenibile. La vera e propria sperimentazione potrebbe partire, dunque, da maggio 2022, a esclusivo beneficio dei cittadini del comune di Torino per un periodo di cinque mesi. Cosa accadrà concretamente? La sperimentazione sarà effettuata con due navette a guida autonoma, lungo un percorso di circa 5 km nella zona dei presidi ospedalieri della Città della Salute e della Scienza. I cittadini potranno prenotare il servizio di trasporto gratuito tramite un’apposita app. Sulla base della domanda del servizio, le navette prenderanno i passeggeri alle fermate e agli orari richiesti.


Insomma, si passa dalle parole ai fatti. Soddisfatto ilMinistro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti:“Esser capaci di innovare e sperimentare soluzioni che prevedono l’applicazione di nuove tecnologie è la premessa migliore per favorire la competitività del nostro sistema produttivo. Per questo motivo guardiamo con particolare attenzione anche a quei progetti come “Sperimentazione Italia” che puntano a introdurre nuove soluzioni di mobilità sostenibile nel trasporto cittadino, avendo però sempre ben presente che il cambiamento più importante oggi è guidare il processo di sviluppo tecnologico mantenendo al centro la conoscenza e l’essere umano”. Aggiunge Il Ministro dei Trasporti, Enrico Giovannini: “Sperimentare tecnologie innovative nel settore della mobilità pone le basi per favorire lo sviluppo sostenibile nei centri urbani e quindi migliorare la qualità della vita delle persone e le attività delle imprese. Per ridisegnare le nostre città attraverso innovativi progetti di rigenerazione urbana, su cui siamo impegnati anche con il PNRR, è fondamentale avere a disposizione soluzioni di mobilità più sostenibili, che consentano di rendere più efficaci gli spostamenti riducendo l’impatto sull’ambiente. Auspico quindi che ‘Sperimentazione Italia’ sia solo il primo passo di questo percorso, da estendere ad altri ambiti e ad altri territori”. Bene. Se son rose fioriranno. Procedere con decisione ma realisticamente e senza strappi sapendo che i mezzi senza conducente saranno soprattutto utilizzati nelle “islands of autonomy”: percorsi definiti, protetti, riservati, mappati e pieni di sensori, telecamere e sistemi di posizionamento. Così sfileranno soprattutto convogli di mezzi commerciali e van. 


Bisogna comunque stare con i piedi per terra. Le previsioni di cinque anni fa (vendite globale di auto a guida automatica oltre 600.000 unità entro il 2025 e oltre 20 milioni entro il 2035) evidentemente erano troppo ottimistiche e va rivisto l’intero approccio. Perché un conto è la “guida assistita” e un altro conto è la “guida autonoma”. Serve realismo, come dimostra anche l’esperienza del motore elettrico dove non è tutto oro quel che luccica dato che, per ora, questa conversione è di fatto pagata dagli utenti e dallo stato, cioè dai cittadini tutti. Costa più il cambio della batteria che quello dell’auto non è una battuta e questo, presto, avrà rimbalzi negativi nelle scelte di mercato. E, rispetto alla “guida autonoma”, un conto è lo studio di progetti (ottimo, ad esempio, il gran lavoro dell’Università di Parma) e un conto è passare dallo studio alla produzione di serie. In questo senso sarebbe utile in Italia una salda partnership con il settore militare, già impegnato positivamente sui propri mezzi nella “guida da remoto”. L’elettrico e la guida autonoma rivoluzioneranno comunque l’automobile per come è stata intesa e usata da oltre un secolo. Se però i costi (non solo di progettazione) vengono scaricati completamente sul cliente o sul cittadino attraverso nuove tasse c’è da dubitare sul successo commerciale di tale svolta. Forse, allo stato attuale, più della rivoluzione dell’auto serve una evoluzione misurando passo dopo passo costi e benefici.