Fa caldo, fa freddo. Dal giorno più caldo d’inverno alle emissioni C02 più basse

29 gennaio 2024

Di Massimo Falcioni

Per la tradizione i Giorni della Merla del 29, 30, 31 gennaio sono i più freddi dell’anno spazzati via il 2 febbraio dal Giorno della Candelora, la “festa della luce” e dei primi segni della primavera. Il detto popolare recita: “Dai Giorni della Merla alla Candelora: dall’inverno siamo fora”. Quest’anno non è e non sarà così. Dopo la lunga fase mite di gennaio, in gran parte dominata dall’anticiclone subtropicale “Zeus”, e dopo l’alta pressione che non calerà, almeno in Italia, fino ai primi giorni del nuovo mese, l’inverno tornerà il 9/10/11 febbraio, stringendo come una morsa tutta l’Europa con pioggia e anche neve sui rilievi. Una volta si diceva: “tempo pazzo” . L’inverno che, almeno fin ora, non c’è stato in Europa occidentale, non è un fatto positivo. Perché? Perché è una anomalia dell’estremizzazione climatica che coinvolge il Pianeta.

L’Europa dell’Ovest è tutt’ora investita da un ciclone subtropicale che non va collocato nella concezione del “bel tempo”. Temperature così elevate, oltre alla scarsità di neve e pioggia, producono conseguenze negative quali una crisi idrica estiva e peggiorano l’aria. Il 25 gennaio 2024 è stato il giorno più caldo, relativamente al primo mese dell’anno, nella storia d’Europa. Si tratta di estremizzazione climatica, passando in modo repentino da una condizione meteo estrema a un’altra. Una altalena di anomalie. Soprattutto un caldo anomalo record, con temperature di 8-12 °C sopra la media del periodo, in particolare nell’Ovest del Vecchio Continente, anche in Italia con picchi di 19-20 gradi sulle isole maggiori. Anomalia marcata anche sulle montagne alpine dove lo zero termico è stato posizionato attorno ai 3000 metri. Con tali aumenti di temperatura (anche) in alta quota il sistema perde il suo equilibrio naturale con pesanti impatti negativi pure sulle pianure e sui loro sistemi produttivi e di vita sociale. Lasciamo parlare i numeri.

In Spagna, specificatamente a Gavarda, nella comunità Valenciana, si sono superati addirittura i 30 gradi (30.7), la temperatura più alta mai registrata in Europa a gennaio. Record anche negli altri Paesi, Italia compresa, specie in Sicilia e in Sardegna: 19.2 °C a Catania/Fontanarossa, 19.8 °C a Cagliari/Elmas e 21.1 °C a Olbia/Costa Smeralda (Dati Meteociel). 16 gradi a Roma Ciampino e a Roma Fiumicino. I 15-16 gradi sono stati superati in molte zone del centro-sud. Sotto i 15 gradi al Nord Italia, specie nelle zone con nebbie e foschie. Non va meglio nell’altra parte del Globo. In Australia l’estate è bollente: in diverse località sono stati superati i 50 gradi! Insomma, ci sono tutte le premesse perché il 2024, relativamente all’aumento delle temperature, batta il record negativo del 2023, considerato l’anno più caldo della storia, di fatto vanificando gli accordi internazionali sul clima che prevedono di contenere il surriscaldamento sotto 1,5 gradi. 

Foto di Magdalena Kula Manchee su Unsplash

Ci sono, tuttavia, anche segnali positivi. Le emissioni di gas serra in Europa mai così basse da 60 anni: sono diminuite del 34% tra il 1990 e il 2020. Rispetto al 2022, nel 2023 i Paesi dell’Unione Europea hanno emesso l’8% in meno di anidride carbonica. L’Italia, dove il 18 per cento della popolazione (10 milioni) vive in zone con “particolato” superiore ai 20 microgrammi per metro cubo d’aria, resta tra i Paesi con la qualità dell’aria peggiore in Europa. Secondo l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) la concentrazione media annuale di PM2,5 non dovrebbe superare i 5 microgrammi per metro cubo d’aria: dentro tale limite ci sono stati nel 2022 solo Finlandia e Svezia, con l’Estonia al limite. L’Italia ha superato il 10%: 10,6 microgrammi per metro cubo d’aria. Dicevamo dei segnali positivi. Secondo l’analisi del Centro per la ricerca sull’energia e l’aria pulita (Crea), la diminuzione dell’inquinamento da riscaldamento del pianeta è il calo annuale più consistente mai registrato dopo il 2020. Poco? Meglio di niente.

A cosa è dovuto questo calo? Più della metà della riduzione delle emissioni è dovuto all’uso di elettricità più pulita. L’Europa ha costruito livelli record di pannelli solari e turbine eoliche nel 2023 ed è stata in grado di produrre più elettricità da dighe e centrali nucleari che erano state colpite dalla siccità e da lavori di riparazione l’anno precedente. Inoltre la minore domanda di elettricità, favorita dal bel tempo, ha contribuito all’8% del calo delle emissioni di CO2 di origine fossile. I tagli in settori come l’industria – dove gli alti prezzi del gas hanno portato alcune aziende a diventare più efficienti e altre a produrre meno beni – e i trasporti hanno costituito il restante 36%. Che dire? Il nesso tra attività umane e cambiamento climatico è inequivocabile. Il cambiamento climatico è una minaccia per il benessere umano e la salute del pianeta.

Foto di NASA su Unsplash

Agire si può e si deve. “Festina lente!”: per gli antichi Romani, popolo pragmatico e di grandi visioni significava agire in fretta, ma bene. Bene vuol dire con realismo. E’ auspicabile ridurre le emissioni in modo efficiente senza dimenticare che il gioco “deve valere la candela” e che tutti devono partecipare al “gioco”. I paesi dell’UE sono passati dal 17% della CO2 mondiale nel 1990 al 7% nel 2021: l’Italia, nello stesso periodo, dal 2 allo 0,9 per cento. Stando ai dati del Global Carbon Atlas Cina, Stati Uniti e India sono responsabili del 51,7% delle emissioni totali di anidrite carbonica (CO2). La Cina, dove il 55% dell’approvvigionamento energetico proviene dal carbone, è in testa con 10.668 milioni di tonnellate metriche (MtCO2) pari al 30,9% delle emissioni totali. Seguono gli USA con emissioni di 4.713 milioni di MtCO2 e una quota pari al 13,5%. Terza l’India al 7,3%. L’Italia è 18esima con lo 0,9% delle emissioni complessive. L’obiettivo, per tutti i Paesi, è la riduzione delle emissioni: la Cina punta alla neutralità entro il 2060. Gli Usa entro il 2050, l’India entro il 2070. Campa cavallo. 
Comunque, non è una transizione feroce e priva di alcun senso di gradualità e di globalità che salverà il mondo. Se vale l’impostazione che l’azione umana e determinate politiche energetiche e industriali hanno effetti sul clima e sull’ambiente, bisogna che ciò valga per tutti. Sempre e ovunque.