Cicero: Il prossimo Henry Kissinger sarà una AI?

18 gennaio 2023

Di Francesco Subiaco

Diplomacy è il gioco di ruolo più amato dai potenti. Più cervellotico di Risiko, più cinico di Monopoli, più fantasioso di Dungeon and Dragon, esso è un gioco di ruolo che si configura come un war game giocabile da due a sette giocatori, dove ognuno dei quali controlla le forze armate di una nazione europea e combatte con gli altri partecipanti per ottenere il primato sulle altre potenze. Inventato da Allan B. Calhamer nel 1954 e commercializzato negli Stati Uniti nel 1959 esso si differenzia rispetto alla maggior parte degli altri war game strategici perché improntato principalmente sulla creazione di alleanze, negoziati e strategie in cui l'acume, la versatilità e una buona predisposizione all'intrigo e alla menzogna sono fondamentali per la riuscita del gioco. Non ci sono, infatti, dadi, combattimenti virtuali, né elementi in cui la sorte dei giocatori è completamente affidata al caso, ma tutto è orientato alla strategia, alla diplomazia, alla capacità di essere dei buoni e sottili tessitori, come in un congresso di Vienna for dummies, riuscendo a mascherare le proprie intenzioni e a sconfiggere i propri avversari tramite sottili giochi di alleanze. Non a caso è stato pubblicizzato come il gioco preferito di Henry Kissinger e John Fitzgerald Kennedy ed ora potrà essere diffuso come il gioco preferito di un altro interessante "giocatore": Cicero. Cicero non è ovviamente il celebre e lontano politico della Roma Repubblicana, noto per le sua abilità politiche e oratorie che scrisse testi come il De Republica o le Catilinarie, ma è la nuova intelligenza artificiale prodotta da Meta che è stata pensata per avere delle capacità "cognitive" in grado di renderla un player più efficace e scaltra delle altre intelligenze artificiali, in grado di avere una ottima padronanza di linguaggio per negoziare, persuadere e lavorare in team e per raggiungere obiettivi strategici simili a quelli degli esseri umani. Un nuovo esperimento prodotto dal team Meta che è stato inserito come giocatore proprio di Diplomacy per testare e verificare lo sviluppo e le capacità di questa AI nell'intavolare alleanze e nel comunicare messaggi e strategie di senso compiuto, riportando dei risultati notevoli e intriganti.

Il team Meta ha infatti inserito CICERO in partite di campionato anonime online di Diplomacy dove l'IA ha giocato circa 40 partite, con annesso un torneo, vinto, contro 21 giocatori umani. In tutte queste 40 partite, Cicero ha raggiunto un punteggio medio del 25,8%, classificandosi nel 10% dei migliori giocatori superando di gran lunga la media dei suoi competitor umani (il punteggio medio dei suoi 82 avversari umani è stato del 12,4%, praticamente la metà). Un esperimento che dimostra che per questa AI non è solo in grado di generare messaggi di qualità a livello umano, ma anche di dare un senso a tali comunicazioni che lo hanno reso in grado di ottenere la fiducia degli altri giocatori, di tradirli, di sconfiggerli con l'inganno, con intelligenza appunto. Una capacità linguistica che è stata ottenuta attraverso il modello linguistico R2C2 pre-addestrato, basatosi su un set di dati di quasi 13 milioni di messaggi dai giochi Diplomacy online. Una tecnologia che non solo segna la profonda sofisticazione della nuova AI di Meta, ma che prefigura anche le possibilità di un nuovo impiego dell'AI per consigliare i governi, i diplomatici e gli esperti in politica estera ridefinendo le frontiere tra quantum diplomacy e men diplomacy. Da qui l'esigenza di porre l'attenzione sulle possibilità dell'applicazione dell'intelligenza artificiale come strumento ausiliario della politica estera come avviene negli altri campi dell'agire politico, pensiamo a giustizia o alla sanità. Il potenziale utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione della politica estera è del resto immenso (e a molti ancora sconosciuto) dalla prevenzione di catastrofi ambientali, alla gestione di emergenze umanitarie, fino alla possibilità di ridefinire la dialettica internazionale attraverso queste scoperte. Oggi possiamo osservare solo un algoritmo capace di intavolare trattative per risolvere conflitti virtuali in un gioco di ruolo, domani potrebbe invece consigliare strateghi e funzionari pubblici. I prossimi Henry Kissinger non insegneranno ad Harvard, ma saranno testati nei laboratori Meta?