Cina passione "Limo", i primi 20 anni di Bentley

25 luglio 2022

Di Giovanni Vasso

Bentley festeggerà i suoi primi vent’anni di presenza nel mercato della Cina con ben ottanta nuove auto. Tutte extra-lusso e tutte dedicate ai luoghi più iconici di Londra. Di queste, sessanta sono riprese da modelli già in commercio, variazioni esclusive sul tema dei grandi successi della casa inglese. Altre venti, invece, saranno realizzate appositamente dalla Mulliner, l’antichissima carrozzeria inglese che ha legato il suo nome a quello della Bentley. Infine, quattro delle vetture speciali saranno praticamente uniche: dalla The Guard, che riprende i colori delle guardie di Buckingham Palace, alla The Carnaby, che strizza l’occhio alla cultura beat e pop che lì si sviluppo dagli anni ’60, e fino alla The Savile Row che porta, in un’auto, la grande tradizione della sartoria inglese con rifiniture curate a mano. E infine la The Pall Mall, in pratica un omaggio alla Flying Spur che, giusto vent’anni fa e cioè nel 2002, la casa donò alla regina Elisabetta.
Ogni cultura sviluppa i suoi stilemi e reinterpreta, con le sue inclinazioni, oggetti e fenomeni umani. Questa iniziativa di Bentley spiega, in un’efficacissima sintesi, quale sia l’idea di auto che oggi viene coltivata in Asia. A Pechino non piacciono granché le super-sportive che ci fanno battere il cuore in Europa e, ancora di più, in America. La Cina è un Paese che si prende molto sul serio soprattutto perché sente il bisogno di dimostrare al mondo quanto Napoleone Bonaparte avesse ragione a temere il suo risveglio. Inoltre, nonostante le aperture mercatiste, sempre di un regime comunista si parla. E qui, come ci ha insegnato l’Unione Sovietica, ha (sempre) più fascino e significato un’auto che definiremmo “ministeriale” piuttosto che un qualsiasi altro modello. I cinesi, in definitiva, stravedono per le limousine, per le “quattro porte”, le berlinone, per tutto ciò che rappresenti una qual certa grandeur: lusso, sobrietà e potere. 


Se Hollywood non avesse imboccato, ormai da più di un decennio, la strada della collaborazione sempre più intensa con i blockbuster asiatici, conosceremmo (molto) meglio la produzione automobilistica locale e le inclinazioni estetiche applicate ai motori. Le auto più apprezzate dal pubblico cinese, infatti, appaiono perfette per incarnare quelle che nell’immaginario pop occidentale sarebbero le “macchine dei cattivi”. Al di là di tutta la produzione di Suv, scurissimi, ci sono le limo di Stato che rappresentano l’oggetto del desiderio per moltissimi cinesi con la possibilità di spendere. Su tutte, la L5, della Hongqi, che è un modello immarcescibile: limousine elegante e retrò, pieno stile Politburò che non sarebbe dispiaciuta nemmeno a un Krusciov. È dotata di un propulsore V8 da 4.0 di cilindrata, lunga (non a caso) 5,555 metri. Il cinque, infatti, è numero fortunato per la tradizione cinese. Ma non è l’unica. Qualche anno fa, Hongqi ha presentato la H9, lussuosissima variazione sul tema limo, la cui linea risente di dotata di interni hi-tech e ingemmata da cromature a tutto spiano. Questa vettura, che è dotata di motorizzazioni (turbo) più modeste rispetto alla L5, è stata donata agli atleti che, un anno fa, sono riusciti a conquistare almeno una medaglia d’oro alle Olimpiadi tenutesi a Tokyo.


La Cina, però, è grandissima. È un Paese immenso con una popolazione vastissima. Se tutti sognano i “macchinoni” non è detto che, però, se li possano permettere. Tuttavia c’è un mercato e le aziende cinesi lo sanno. Sarà molto probabilmente per questo se l’auto di segmento medio-basso ha sviluppato negli ultimi tempi una caratteristica che, agli occhi di un pubblico non cinese, è quantomeno curiosa: il gigantismo della griglia anteriore.
Provate a dare uno sguardo alla M8 della Trumpchi. Forse è il paradigma di una certa estetica asiatica applicata all’automobilismo. Ed è pure la spiegazione del motivo per il quale è davvero difficile, nonostante l’impegno, trovare sul mercato occidentale auto schiettamente cinesi. Si tratta di un grosso monovolume a sette posti, si può preferire la versione con motore endotermico o quella elettrica. La scelta, però, è estesa anche ad altro. Il modello, infatti, presenta una griglia anteriore maestosa, che dal cofano motore scende fino al paraurti rendendola squadratissima. Si può scegliere il senso delle “lamine” dell’immensa calandra. C’è quella “classica” con le linee orizzontali che danno il senso di un’auto sorniona, paciosa e un po’ pigra. Oppure si può preferire la calandra espressa dalle linee della griglia anteriore in verticale che danno alla vettura un’espressione inquietante, quasi un ghigno, simile a quello dei certi mostriciattoli dentati e spaventosi dei cartoons.