Le proposte della Commissione europea per migliorare le condizioni di lavoro nell’economia delle piattaforme digitali

di Claudia Figliolia

03 gennaio 2022

La Commissione europea ha recentemente proposto nuove misure per migliorare le condizioni di lavoro nelle piattaforme digitali sostenendo al contempo le opportunità l’innovatività e la flessibilità che ne caratterizzano l’economia.
Ad oggi in Europa sono attive oltre 500 piattaforme digitali presso le quali lavorano oltre 28 milioni di persone. Manca tuttavia una regolamentazione uniforme: tali piattaforme “si trovano di fronte a un mosaico di normative e decisioni differenti in tutta l’UE” rendendone difficile l’espansione transfrontaliera e determinando un’elevazione del contenzioso in materia.
Tre gli strumenti predisposti dalla Commissione: una Direttiva “on improving working conditions in platform work”; una Comunicazione “Better working conditions for a stronger social Europe: harnessing the full benefits of digitalisation for the future of work”, e le Guidelines on the application of EU competition law to collective agreements regarding the working conditions of solo self-employed persons, in fase di consultazione.
Le proposte della Commissione mirano in primo luogo alla corretta determinazione della situazione occupazione dei lavoratori e al riconoscimento dei relativi diritti sociali (quali, salario minimo, contrattazione collettiva, regolamentazione dell’orario di lavoro e tutela della salute, diritto a ferie retribuite o migliore accesso alla protezione contro gli infortuni sul lavoro, prestazioni di disoccupazione e di malattia e pensioni di vecchiaia).
In particolare, la previsione di una “presunzione confutabile” della situazione occupazionale è volta all’individuazione di quei parametri (come la determinazione o la fissazione dei limiti massimi del livello della retribuzione; la supervisione sull’esecuzione del lavoro mediante mezzi elettronici; la limitazione della facoltà di scegliere l’orario di lavoro o i periodi di assenza, di accettare o rifiutare incarichi o di ricorrere a subappaltatori o sostituti; l’istituzione di norme vincolanti specifiche per quanto riguarda il comportamento nei confronti del destinatario del servizio o l’esecuzione del lavoro; la limitazione della possibilità di costruire una propria clientela o di svolgere lavori per terzi) da cui poter presumere la natura subordinata e non autonoma del lavoratore che vi opera e la qualificazione della piattaforma in termini di “datore di lavoro”.
In secondo luogo, la Commissione intende garantire il miglioramento dei livelli di trasparenza e di responsabilità connessi alla “gestione algoritmica” delle piattaforme di lavoro digitali, la tracciabilità del lavoro anche nelle situazioni transfrontaliere, il rafforzamento della contrattazione collettiva e del dialogo sociale, la protezione dei dati personali (impedendo alle piattaforme di raccogliere o trattare dati personali che non siano direttamente connessi al lavoro svolto), e la contestazione delle decisioni automatizzate eventualmente assunte dalle piattaforme.