I Computer, da soli, non decidono. Ci sarà mai una coscienza robotica?

18 gennaio 2023

Di Massimo Falcioni

Si diceva e si dice “mettiti una mano sulla coscienza!” come monito, per comportarsi correttamente. In questo caso la coscienza riferita all’aspetto morale, a ciò che è giusto o sbagliato in base a un codice sociale. Ma cos’è la coscienza? “La coscienza è tutto” diceva Cartesio, perché “è la proprietà essenziale della mente”. E Shakespeare: “La coscienza è la voce dell’anima; le passioni, quella del corpo”. E la Chiesa, con il Concilio Vaticano II, ha ribadito: “La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità”. Nel 2012 scienziati di Cambridge passando il… Rubicone affermavano che la coscienza non appartiene esclusivamente all’essere umano. Adesso sembra cadere l’ultimo tabù dell’intelligenza artificiale, la creazione di robot dotati di coscienza. E’ l’era della coscienza robotica. Il connubio intelligenza artificiale e coscienza non è più un’utopia. Così sembra. Ma cos’è la coscienza robotica? Partiamo dalla domanda delle domande: “Un computer o l’intelligenza artificiale possono avere una coscienza?”. O, detto in altro modo: “Come rendere le macchine coscienti e autocoscienti?”.

Tematiche e nodi che rimbalzano fra filosofi e ingegneri con l’uomo della strada da una parte pronto alla partnership con il robot e dall’altra preoccupato di entrare in una situazione fuori controllo. La sfida è aperta. La sostituzione dell’uomo nel processo produttivo, nei trasporti, nella sanità, nella produzione alimentare, nell’uso di macchine belliche e chi più ne ha più ne metta, mediante l’impiego di robot avanza a passi da gigante. L’uomo sta consegnando la propria vita quotidiana alla computerizzazione, al robot. Siamo già al punto di non ritorno? Di recente, Hod Lipson, ingegnere responsabile del Crative Machines Lab alla Columbia University di New York in un suo articolo pubblicato sulla rivista “Science Robotics” ha fatto conoscere la nuova macchina “autocosciente”. Cos’è? Un prototipo per il raggiungimento della “coscienza robotica”. Uno strumento apparentemente semplice composto da un braccio a due articolazioni fissate a un tavolo. Attraverso le telecamere il robot si è “osservato” durante i suoi movimenti. “Inizialmente – scrive Lipson – non aveva idea di dove si trovasse nello spazio. Ma dopo un paio d’ore, con il supporto di un potente algoritmo di deep learning e di un modello di probabilità, è stato in grado di individuarsi nel mondo”. Un passo verso la piena coscienza delle macchine partendo dal concetto materialista: “se il cervello è un oggetto, come un computer, anche un pc dovrà avere una coscienza”?  Lipson non ha dubbi e incalza: “I robot saranno in grado di capire cosa sono e cosa pensano, provando emozioni. Ciò porterà a situazioni inimmaginabili”. E’, per una macchina, il passo decisivo verso lo sviluppo dell’autocoscienza? Macchine pensanti potenzialmente in grado di agire e reagire autonomamente possono produrre innumerevoli implicazioni di ogni tipo, anche etiche. Ma ci si dimentica che i computer fanno quel che l’uomo ha programmato per loro. Anche se il prototipo di Hod Lipson pare che non si sia fermato dopo un guasto tecnico ricalibrando il suo comportamento in base alla nuova configurazione. Da qui  la denominazione della “macchina pensante”. Si torna così al punto di partenza: “l’intelligenza artificiale può essere definita intelligenza?”. “No!” risponde senza dubbio nel suo saggio “Irriducibile” (Mondadori) Federico Faggin, padre del microprocessore e di altre invenzioni che hanno rivoluzionato la tecnologia: “L’intelligenza ha bisogno del libero arbitrio e di quell’aspetto, non algoritmico, che è la creatività. C’è qualcosa di irriducibile nell’essere umano, qualcosa per cui nessuna macchina potrà mai sostituirci completamente”. Dunque, non saranno i computer a controllarci e a comandare sull’uomo, sostituendolo del tutto nella quotidianità. La coscienza robotica non prenderà il sopravvento su quella umana. Forse. “I computer, da soli, non possono decidere nulla”, taglia corto Faggin. E, se decidessero, i robot potrebbero vedere nell’uomo un problema da risolvere, annientandolo. La fantasia torna alle immagini inquietanti e apocalittiche del film Terminator.

Coscienza robotica da maneggiare con cura.