Con la testa tra le nuvole “informatiche”: una strategia per “mettere tutti al centro”

09 settembre 2021

Di Serena Ricci

Tra gli obbiettivi preannunciati durante l’audizione per la Proposta di piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) del 18 marzo 2021, il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao ha sottolineato la necessità di sfruttare le opportunità derivanti dalla tecnologia cloud computing per favorire la transizione digitale del Paese. “Il cloud - oggi ancora poco adottato dalla PA italiana - ha un enorme potenziale: migliora la qualità dei servizi erogati, riduce in maniera significativa i costi, contribuisce ad aumentare l’efficienza energetica, e incrementa significativamente la sicurezza rispetto alle insidie digitali”. Nel sottolineare la necessità di un facile utilizzo dei dati trattati dalla pubblica amministrazione, al fine di “mettere tutti al centro”, consentendo a tutte le categorie di accedere alla digitalizzazione, il Ministro Colao ha posto l’accento sul rafforzamento della cyber security nazionale per difendere persone e infrastrutture programmando a tal fine il traguardo della realizzazione di un Polo strategico nazionale.

Vittorio Colao

In occasione del Consiglio dei ministri del 26 agosto scorso, il Presidente Draghi ha proposto un’integrazione della delega già conferita al Ministro per l'Innovazione tecnologica e la transizione digitale, consentendogli l'esercizio delle funzioni in materia di coordinamento delle politiche relative ai programmi spaziali e aerospaziali. Nella conferenza stampa del 7 settembre scorso per la presentazione della Strategia Cloud Italia, il Ministro Colao ha preannunciato le regole del prossimo bando per la realizzazione del Polo strategico nazionale(Psn) che vedranno il mantenimento del controllo da parte dello Stato senza rinunciare tuttavia al contributo di aziende private. Grazie ad una collaborazione con l’Agenzia per la Cybersecurity, guidata da Roberto Baldoni, sarà possibile iniziare il passaggio dei dati della pubblica amministrazioni verso la nuvola di Stato. La “casa moderna dei dati italiani”, come definita dal Ministro durante la conferenza stampa, avrà comunque bisogno di guardiani esperti (hacker buoni) che vigileranno sul trasferimento dei dati. A protezione dei dati sensibili italiani saranno previsti tre tipi di crittografie  che permetteranno anche ai Paesi esteri di fornire un contributo, salvaguardando la segretezza dei nostri dati e lasciando in capo all’Italia il controllo delle regole di comportamento. Il Polo strategico nazionale sarà probabilmente gestito da un’alleanza tra Tim, Cdp, Leonardo e Sogei che usufruiranno della collaborazione di partner quali Google e Microsoft. “Accanto al Polo Nazionale dobbiamo anche prevedere la flessibilità per le amministrazioni di usufruire di efficienti cloud pubblici o ibridi pubblici/privati, economici e scalabili facilmente, ma a fronte di una rigorosa e omogenea classificazione delle tipologie di dati da conservare e delle caratteristiche di sicurezza e protezione richieste ai fornitori “.


La necessità di puntare al cloud nazionale per la pubblica amministrazione permetterà al nostro Paese di superare un ritardo messo in evidenza soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria durante la quale si è verificato un aumento dell’adozione del cloud nelle piccole e medie imprese. Secondo lo studio portato a termine da “The European House Ambrosetti”, presentato a Cernobbio durante il Forum dei giorni scorsi “La Data economy in Italia e il ruolo del cloud per la transizione digitale”, l’utilizzo del cloud nazionale comporterebbe un aumento di produttività al 35%, una riduzione del 26% dei costi provocati dagli attacchi cyber e, con un vantaggio anche per l’ambiente, un abbattimento di Co2 per ciascuna azienda dovuto ad un minor consumo elettrico dei data center.