Da Dio all’uomo e dall’uomo al robot: Educazione alla Robotica con NAO l’umanoide degli studenti

Di Lydia Cogo

30 giugno 2021

Lui si chiama NAO, 58 centimetri di robot umanoide che ha fatto compagnia a diversi studenti delle scuole secondarie di secondo grado durante tutto l’anno scolastico. NAO nasce nel 2006, figlio della Softbank Robotics ed oggi primo candidato a “robot di compagnia” nell’area domestica. Insieme al fratello Pepper, è stato ideato per promuovere e sensibilizzare famiglie e ragazzi al mondo del futuro, un mondo fatto di robotica di servizio. Ad oggi, sono oltre 17.000 i NAO presenti nel mercato globale ed attivamente partecipi nella nostra quotidianità, in particolare nei settori della didattica e dell’istruzione. NAO, infatti, è un piccolo robot dalle caratteristiche assai versatili ed interattive al punto tale da diventare oggetto di studio e ricerca in campo socio-pedagogico. In altre parole, conquistandoti con la sua simpatia, NAO è la dimostrazione diretta dell’interazione uomo-macchina. L’osservazione e l’interconnessione che si crea nelle persone a contatto con NAO, infatti, mirano ad avanzare i progressi sull’intelligenza artificiale e sul cognitive-computing, ovvero quelle tecnologie che all’avvicinarsi dello scenario futuristico ci consentiranno di interagire sempre più naturalmente con i computer e di sfruttare le loro capacità di raccolta dati ed elaborazione d’informazioni tratte dall’esperienza.


A preparare il terreno per una vera e propria società ipertecnologica sono iniziative come la NAO Challenge promossa dalla Scuola di Robotica di Genova ed ormai presente annualmente nell’ambiente scolastico con diverse edizioni a partire dal 2015. Quest’anno la sfida ha visto 550 partecipanti, divisi in 55 squadre, di giovani liceali e professionali applicarsi alla robotica per promuovere arte e cultura italiana. I giovanissimi si sono ritrovati a programmare, sviluppare software e creare siti web per far conoscere ai più piccoli il nostro patrimonio artistico e culturale divertendosi con NAO e i suoi giochi interattivi. La competizione, quindi, pone gli studenti davanti ad esigenze e problemi reali, li invita ad analizzare, riadattare e facilitare determinate situazioni. È così che nasce, per esempio, il progetto smART dove NAO impara nozioni di storia medioevale con salti indietro nel tempo, viene introdotto a valori ed emozioni con l’incontro di Amore e Psiche del Canova e ancora balla l’hip-hop insieme ai nuovi giovani amici del NAOutilus Team del Liceo Corradini di Thiene oltre a tante altre attività con 34 diverse scuole italiane. Nello stesso tempo i ragazzi non solo collaborano tra loro, affrontano difficoltà tecnico-logistiche e accrescono le loro conoscenze nel campo robotico, ma danno prova anche di capacità creative, comunicative e soprattutto diventano espressione di quel possibile futuro legame di convivenza fraterna tra la macchina e l’essere umano.


La finalissima si è svolta lo scorso 3 giugno 2021 tra undici gruppi sfidanti di fronte ad una giuria di direttori di Musei ed esperti d’arte che hanno selezionato sei vincitori. Un’esperienza che senz’altro ha fornito a promettenti giovani nuove competenze incisive per la società futura: un vero e proprio tentativo di integrazione sociale delle macchine, nonché d’indottrinamento delle giovani generazioni. Se oggi la Challenge di NAO ha coinvolto un gruppo limitato di studenti appassionati alla disciplina, domani accanto all’ora di religione è facile pensare che avremo come obbligatoria quella di robotica. E perché no, magari sarà proprio NAO a raccontare la storia del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe o a narrare la duplice natura della gihad propria di ogni buon mussulmano. In un batter di ciglia siamo, dunque, giunti davvero di fronte ad un fondamentale passaggio nel percorso evolutivo dell’uomo. Se il XV secolo vedeva lo spostamento del baricentro da Dio che guidava l’azione umana secondo la sua volontà all’uomo come unico fulcro dell’universo attorno al quale e per il quale tutto ruota e si muove; oggi, invece, si profila un mondo sempre più individualista che, carico di spinte centrifughe e tecnologiche, colpisce primariamente le giovani generazioni, s’insinua tra le abitudini sociali e volge lo sguardo verso l’estrema idealizzazione dell’individuo stesso, la sua creazione più preziosa, la proiezione più perfetta dell’uomo, il Robot.