È veramente logico?

23 novembre 2021

Di Lorenzo Garbarino Necci

“Non fatene un dramma, so che non lo capirete mai.” Così uno dei massimi geni del Novecento gelò la sua commissione d’esame di dottorato, come viene riportato nel saggio Il tempo degli stregoni di W. Eilenberger. A essere geniale, tuttavia, non era solo lo studente, ma anche gli esaminatori: basti pensare che uno di essi era Bertrand Russell. Pare, comunque, che i professori non si adirarono alla provocazione del giovane, che d’altronde si chiamava Ludwig Wittgenstein, ovvero colui che alcuni considerano il maggior filosofo del ventesimo secolo. 
Wittgenstein stava discutendo il suo lavoro, il Tractatus Logicus Philosphicus, per ricevere un dottorato all’università di Cambridge. Sua unica opera, il Tractatus, raggiunge un grado di complessità tale che forse sembrò incomprensibile persino agli eccelsi ascoltatori di quella giornata del 1929. 
Se è così, tuttavia, come può la logica – materia tanto presente nelle nostre vite quanto misteriosa – divenire minimamente intellegibile per le persone “comuni”? 
Per fortuna, non è fatta solo di dimostrazioni vertiginose e speculazioni metafisiche. Infatti, permea di sé la nostra quotidianità, spesso in modo invisibile. Per comprendere l’altro, e per comprendersi, è fondamentale concordare su una serie di  principi che consentono di rimuovere almeno in parte le ambiguità. Ecco, ambiguità: è proprio qui che il mondo apparentemente perfetto della logica si scontra con le imperfezioni della realtà che abitiamo.

Ludwig Wittgenstein

Nel modo più semplice possibile, una parte importante della logica si occupa, partendo da una serie di proposizioni e dall’uso di alcuni connettivi, di assegnare un valore di verità, zero o uno, falso o vero, alla “connessione” di queste proposizioni. Un esempio classico: prendiamo le proposizioni “Oggi piove” e “Oggi porto l’ombrello”. La connessione di queste, che può prendere forme infinite, potrebbe essere: “Oggi piove, allora porto l’ombrello.” I valori di verità della frase possono essere computati in maniera algoritmica; ovvero, in base al valore delle proposizioni iniziali, la connessione di queste restituisce un valore univoco.
Purtroppo, però, l’estrapolazione del significato di questi zeri e uno sfugge alle tabelle algoritmiche. Possiamo sapere in maniera certa se abbiamo commesso un errore logico, una fallacia, oppure siamo caduti in una contraddizione; tuttavia, la logica non può dirci, da sola, se quello che stiamo facendo ha una rilevanza pratica. 
Se non ci si può fidare nemmeno di lei, che cosa resta? Come sempre, la saggezza dei Greci ci viene in aiuto. Epitteto scriveva: “Di tutte le cose esistenti alcune sono in nostro potere, e altre non sono in nostro potere”. Conoscere la logica aiuta a controllare quello che è in nostro potere, e accettare quello che non lo è. 
Questa è anche la sostanza della cosiddetta “preghiera della saggezza”: “Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscere la differenza.”