Ecomondo e Cop26: la preparazione “atletica” dell’Italia al cambiamento climatico

04 novembre 2021

Di Serena Ricci

La decima edizione degli Stati Generali della green economy si è svolta il 26 ottobre scorso, giornata inaugurale di Ecomondo, evento di riferimento in Europa per la transizione ecologica e i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa, presso la Fiera di Rimini. L’apertura ha coinciso con l’avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza e delle misure di rilancio dell’economia italiana, adottate per far fronte alla recessione post pandemica ed è stata ricca di protagonisti. Si sono alternati sul palco degli Stati Generali il battagliero ottantaduenne Lorenzo Cagnoni, Presidente di Italian Exhibition Group Spa, società nata dall’integrazione tra Rimini Fiera e Fiera di Vicenza, che da ventisei anni presiede Ecomondo, seguito dal taglio del nastro inaugurale dell’evento e dall’incoraggiamento di una solare e altrettanto determinata Ilaria Fontana, sottosegretario alla transizione ecologica, delegata dal Ministro Cingolani a promuovere un lavoro di squadra tra operatori del settore, Governo e società civile. Si è presentata l’occasione per tirare le somme sulla nostra green economy anche in preparazione di COP26, ventiseiesima Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico, che si sta svolgendo a Glasgow in questi giorni. Il più severo protagonista degli Stati Generali è stato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, che nel proporre alcune soluzioni ottimali per rendere l’Italia la locomotiva europea della green economy, ha evidenziato la sua maggiore preoccupazione: il raggiungimento degli obiettivi di COP26.


Oltre ad assicurare la neutralità climatica entro il 2050 e puntare al non superamento di 1,5 gradi del clima, con riduzioni di emissioni ambiziose dei singoli Paesi al 2030, allineate col target di net- zero al 2050, è necessario proteggere le comunità e gli habitat naturali e puntare sulla collaborazione tra governi e mondo del business e la società civile per accelerare le azioni per il clima, come già ricordato dalla sottosegretaria Fontana. Che sia fondamentale un’azione di squadra lo ha ribadito anche l’Alta corte tedesca lo scorso 29 aprile, perché “alle generazioni presenti non dovrebbe essere consentito di consumare gran parte del budget di CO2 con un onere di riduzione relativamente lieve, se ciò lascia alle generazioni successive un onere di riduzione radicale”. Il quadro non è tuttavia confortante: secondo lo studio “European Governance of the energy transition”, presentato lo scorso 4 settembre dalla Fondazione Enel e European House-Ambrosetti, il target europeo di riduzione del 55% dei gas serra al 2030 in Italia verrebbe raggiunto soltanto nel 2059, con un ritardo di 29 anni e quello per le energie rinnovabili nel 2054, con 24 anni di ritardo.


Soluzioni? Delineare una road-map per la neutralità climatica al 2050 con obbiettivi al 2030 introducendo misure di carbon tax al fine di creare una legge per la protezione del clima. Solo Cinque giorni dopo l’avvio di Ecomondo, il 1° novembre scorso, all’apertura di COP 26, il premier britannico Boris Johnson ha paragonato l’emergenza climatica all’«ordigno dell’apocalisse» che l’agente 007 deve disinnescare, chiedendo ai leader convenuti a Glasgow di disattivare “la bomba del cambiamento climatico”. Tuttavia, nonostante l’atteggiamento catastrofista, il leader britannico ha intravisto la possibilità di un accordo per limitare le emissioni. A dargli manforte è intervenuto il naturalista sir David Attenborough: con parole accorate ha sottolineato le allarmanti conseguenze nel mondo dovute all’innalzamento delle temperature, ricordando quanto sia invece fondamentale mantenerle stabili: “La nostra combustione di combustibili fossili, la nostra distruzione della natura, il nostro approccio all'industria, alla costruzione e all'apprendimento, stanno rilasciando carbonio nell'atmosfera a un ritmo e su una scala senza precedenti". Nonostante lui per primo abbia assistito durante i suoi 95 anni a “un terribile declino”, si è detto comunque speranzoso che nella vita della platea adorante ci sia ancora tempo per recuperare, stando attenti a non smorzare lo slancio delle generazioni future "per riscrivere la nostra storia". E infine il nostro Presidente Draghi ha spronato i leader presenti alla Conferenza sul clima a considerare questa COP26 “un salto quantico nella nostra lotta contro il cambiamento climatico”, puntando sull’innovazione e la tecnologia e rispettando i nostri critici più severi: i giovani, che abbiamo il diritto di coinvolgere e ascoltare.