Facebook e la lettura della mente

Di Andrea Venanzoni

20 maggio 2021

Facebook starebbe implementando, mediante alcune start-up di recente acquisizione, un sistema di intelligenza artificiale per ‘leggere le menti’. Un ambizioso, e a tratti inquietante, progetto dai fini in apparenza nobili: si tratterebbe cioè secondo quanto riporta la stampa di una idea per rendere possibile la decodificazione della comunicazione di soggetti con gravi difficoltà, o addirittura impossibilità, verbali, magari in quanto afflitti da patologie degenerative.

La notizia ha del clamoroso e riecheggia quel sempre più vasto filone, tanto letterario quanto cinematografico, di una certa fantascienza distopica di taglio fortemente predittivo. Ma a ben vedere non si tratta di una assoluta novità.

La piattaforma digitale con sede a Menlo Park aveva iniziato a lavorarci, nel più assoluto silenzio, già nel 2016; alcune indiscrezioni, punteggiate da frasi attribuite ad alti dirigenti, erano affiorate all’aria, ingenerando un clima di grande curiosità e di inquietudine.

In origine, il progetto aveva una sua definizione piuttosto precisa ma diversa rispetto al nobile intento di coadiuvare le persone impossibilitate a parlare: nel 2017, stando al Guardian, Facebook aveva assemblato una nutrita task force di circa 60 persone tra sviluppatori informatici, esperti di machine-learning e di estensioni sensoriali del cervello per tentare di connettere gli smartphone al pensiero e poter così navigare e utilizzare le funzionalità dei nostri device solo ricorrendo alla forza del pensiero.

Anche questa modalità di interconnessione mente-macchina sembrava dettata dal voler essere di ausilio alle persone disabili, ma non solo. Per dirla con le parole di Regina Dugan, responsabile della Divisione sviluppo e innovazione di Facebook, che va sotto l’enigmatico nome di Building 8, lo scopo era quello di creare una sorta di mouse mentale, da utilizzare mediante le emissioni di onde cerebrali per poterci connettere, navigare e usare al meglio la tecnologia.

Più di recente, durante l’usuale meeting di fine anno, il responsabile dello sviluppo, Schroepfer, in un lungo colloquio con gli altri responsabili i cui contenuti sono stati registrati e ascoltati da BuzzFeed e che comprensibilmente hanno fatto il giro della stampa mondiale, a partire dall’Independent in un suo articolo del 16 dicembre 2020, riprendendo il progetto del 2016 ha parlato degli sviluppi e di come Facebook abbia il privilegio di ‘poter vedere nel futuro: semplicemente lo sta influenzando’.

In quello che sembra autentico motto araldico del capitalismo della sorveglianza, per dirla alla Shoshana Zuboff, i dati collazionati non sono più funzionali per predire un determinato comportamento, ma per crearlo ex novo: una raffinata ingegneria sociale e comportamentale che mediante l’analisi massiva dei dati può iniziare a conformare i comportamenti umani.

In questo senso, pertanto, la ‘lettura della mente’ assume connotazioni decisamente più inquietanti. Insegnano infatti recenti vicende, Cambridge Analytica su tutte, come spesso il confine tra nobili intenzioni e derive di controllo politico sia spesso assai cedevole ed evanescente.

Sullo stato di avanzamento del progetto, che ha avuto comprensibilmente una vasta eco sugli organi di stampa, c’è come sempre grandissima incertezza: d’altronde si tratta di un lavoro molto complesso e delicato, iniziato negli anni scorsi e andato incontro a significative modifiche in corso d’opera.

Una accelerazione sembrerebbe essere stata impressa dalla acquisizione da parte di Facebook della start-up CTRL Labs, specializzata in reti neurali e intelligenza artificiale, e dalla partnership con la University of California, di San Francisco, responsabile di studi sulla interfaccia mente umana-computer apparsi sulle pagine della rivista scientifica Nature Communications.

Tanto che nel marzo 2021, la Divisione di Facebook specificamente coinvolta nel progetto ha avuto modo di presentare al pubblico, in una call digitale, l’evoluzione corrente e lo stato presente della lavorazione. Piuttosto impressionante, soprattutto in prospettiva futura, veder scorrere i video sullo sfondo in cui, in un ecosistema di realtà virtuale aumentata, gli individui possono, attraverso stimoli neuronali, interagire con l’ambiente, afferrare oggetti e relazionarsi con altri: il processo di ricezione degli stimoli, passati dalla mente al polso e alle dita mediante l’hardware realizzato da Facebook è stato definito ‘la forza’, con un chiarissimo riferimento alla saga di Guerre Stellari.