“Homo Spatius”, le sfide del design verso una nuova era spaziale

10 novembre 2021

Di Ginevra Leganza

Casa e cielo sono i due lacci della mostra a cura di Michel Faup, “Homo Spatius”. Inaugurata il 3 novembre a Saint-Étienne, la mostra salderà il nodo dell’esplorazione e dell’abitare sino al 30 gennaio 2022. In collaborazione con il Centre national d’études spatiales, la Cité du design ha voluto tracciare il sentiero che dalle rozze caverne ha portato alle piste cosmiche, a un nuovo metro per misurare l’habitat.
Uomo e design vanno quasi di pari passo. Quasi: perché il secondo esiste davvero da quando esiste il concetto “casa”. Tuttavia, se la caverna è una proto-dimora, gli utensili – all’alba dell’homo sapiens – sono appunto proto-design. 
Pensare nuovi spazi, scoprire nuovi mondi, porta con sé la voglia di riplasmare l’ambiente intorno. L’uomo è il demiurgo di tutto quanto lo circonda, è l’animatore delle terre che scopre, ed è questo il filo conduttore che dalla caverna porta al cielo: plasmare e trasformare lo spazio, sia fatto esso di pietra, acqua o stelle...


La mostra di Saint-Étienne è un crocevia tra passato e futuro. Proiettata in un’era spaziale, viaggia nell’utopia dell’urbanistica cosmica. Annuncia i designer del futuro, i materiali nuovi e l’ispirazione che l’universo imprime sul progetto. Rimarca la genealogia del progettista siderale, erede diretto dell’inventore… Ingegneri, architetti e designer pensano struttura e dettagli di una navicella. Sono spinti sempre più in su nell’avventura intellettuale dell’uomo. Ci guardano dall’alto come in un sogno ciceroniano, toccano le vette dell’avvenire, ma sono pur sempre assisi sulle spalle di un Leonardo… Sono pur sempre dentro un telescopio.
“Homo Spatius” ricalca questo cammino del tempo: si protende al domani e spiega com’è che non siamo nati ieri. Ergonomia, comfort, lavoro e tempo libero si riassumono nella casa fluttuante degli astronauti affinché salpino verso terre nuove dando un senso inedito all’abitare. I varchi aperti dalla Cité du design sono diversi, e certo non manca il tema del ritorno in terra (a sua volta legato alla tormentata questione climatica). 


La mostra di Saint-Étienne, tra passato e futuro, ricorda che il cosmo è l’abisso più antico. Ma quest’arcano di buio e stelle ha spalancato nel suo ventre un mare giovane, una distesa ricca di ispirazione. Lo spazio – sempre un po’ più in là di ogni conquista – è ancor più che un nuovo infinito da solcare. Ogni esplorazione porta in nuce la voglia di radicarsi. Se è vero che l’uomo è fatto per scoprire, è indubbio sia fatto anche per abitare. 
Slanciarsi nel corso stellante del cielo significa salpare verso distese inviolate per raccogliere nuove idee. Ogni luogo, come in un gioco di seduzione, chiede all’uomo di non andarsene via, ma di restare. Le stelle non fanno eccezione: seducono e si lasciano sedurre in un vortice che porta a pensarsi stabilmente lassù.
 
Post scriptum
Si nasce divisi. Chiamati al viaggio oltre lo stretto di terre e mari, eppure spinti dalla promessa di un luogo dove costruire casa. L’uomo esplora, leva gli ormeggi e va… Ma sempre la sua ricerca cova il sogno dell’abitare. E questo vale anche per le sponde del cielo. Che uomo sei se non hai il cielo, cantava Renato Zero. D’accordo, ma che uomo sei senza un angolino di casa tua?