"Hybrida": arriva a Roma la mostra di Matteo Basilè tra NFT, arte, fotografia e digitale

24 maggio 2022

Di Francesco Pontorno

Ibridazione, arte e digitale, paesaggi sperimentali, nuovi angoli visuali, da un “creatore di mondi” come Matteo Basilé. L’arte che racconta la storia, anche antichissima, come quella della Sfinge di Giza, del mito del fauno, delle sirene, ma si direbbe tutta la lunga codificazione metamorfica che descrive e immagina l’ibridismo – e qui s’invera il genio di un artista tra i più smaglianti della scena internazionale – per ingenerare la fusione riconoscibile fra mondo animale e mondo umano.
A partire da oggi (opening alle 18.00) e fino al 6 settembre, l’artista torna con Hybrida, una serie di lavori attraverso cui ibrida piani e livelli di intervento, tra NFT (non fungible token), arte, fotografia e universo digitale.

FLORA MAGNIFICA VI - HYBRIDA, Matteo Basilè

Basilé, dalla metà degli anni Novanta, sperimenta il connubio tra espressione artistica e potenzialità del digitale, e in questa sua mostra presso Visionarea Art Space di Roma (Auditorium della Conciliazione, Piazza Pia 1, Roma), segna il passo del gioco con i linguaggi del digitale, rendendoli materia prima e magmatica per ulteriori progetti artistici che indagano e interrogano nuove frontiere, materializzando l’immateriale e dando vita a produzioni inedite, visioni di figure femminili e antropologie futuribili.
Anche gli automi, le prime creazioni per mano umana (e creature) davvero vicine - se non coincidenti, nel nostro essere sapiens ma al contempo homo technologicus - all’hybrid, all’androide, al cyborg, hanno attraversato l'immaginazione e la tecnica dell’antichità.

IMAGO MUNDI - HYBRIDA, Matteo Basilè

Un esempio è la colomba volante di Archita di Taranto nel tempio di Dedalo, e forse nel medioevo si sarà esercitato nella costruzione di automi Alberto Magno. Ma è il diciassettesimo secolo che attraverso l’orologeria porta alla strutturazione dei primi veri automi di cui si abbia conoscenza dettagliata. Creazioni concettualmente complesse come quelle di Jacques de Vaucanson che ispirarono Mary Shelley per il suo Frankenstein.
Ibridazione, arte e digitale dunque, nei paesaggi sperimentali generati da un “creatore di mondi” qual è Matteo Basilé. 
Il titolo della mostra a cura di Gianluca Marziani è Hybrida e presenta una selezione di opere realizzate nel corso del 2022 e non ancora esposte a Roma. I lavori sono accompagnati da un inedito e innovativo progetto di opere NFT prodotte da ARTITUDE.AI.

MNEMOSYNE II - HYBRIDA, Matteo Basilè

Questa mostra di Matteo Basilé chiude inoltre la stagione di Visionarea, con il sostegno di Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, che conferma così la sua vocazione ad avamposto contemporaneo nel cuore di Roma, per la realizzazione di iniziative culturali che abbiano l’obiettivo di assegnare all’espressione artistica il ruolo fondamentale che le si deve nello sviluppo integrale della persona.
Hybrida presenta opere fotografiche di vario formato, che raccontano la stratificazione profonda di tempo, etica ed estetica, insieme al senso silenzioso di sospensione generato dall’ibridazione. L'artista dissemina richiami di matrice fiamminga, anche attraverso monitor che mostrano ritratti filtrando millenni con la semantica dell’high definition.

LA FAVOLA - HYBRIDA, Matteo Basilè

Basilé lavora infatti intensamente da oltre vent’anni nella commistione della sintassi digitale con i linguaggi analogici e su questi insiste e approfondisce la sua ricerca, segnando un nuovo inizio. Quasi una palingenesi fondata sul meticciato, una nuova genealogia che interseca le psicogeografie di Guy Debord, il dionisiaco di Michel Maffesoli, l’estetica del Capitalocene di Nicolas Bourriaud.
Il Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele osserva infatti in modo centrato, cogliendo nell’artista una contemporaneità d'espressione piena e rotonda, che «Matteo Basilé è stato uno dei primi in Europa a fondere arte e tecnologia, e non a caso le sue opere fotografiche sono delle vere e proprie “pitture digitali”. In quasi tutte le sue creazioni è esplicito il rimando ai grandi maestri del passato, da Caravaggio all’arte fiamminga fino alle suggestioni del Barocco: un bagaglio culturale che l’artista rielabora sapientemente fondendo storia classica ed epoca attuale, in una galleria di personaggi che rievocano costantemente qualcosa di noto senza avere tuttavia un’identità definita – “uno, nessuno e centomila” – e danno vita a un mondo onirico e surreale dove non esistono più riferimenti spazio-temporali. Un’arte fluida e ibrida come l’epoca che viviamo».