L’IA e l’optogenetica per ricordare l’infanzia

21 novembre 2023

Di Serena Ricci

L’intelligenza artificiale può aiutare a comprendere da un punto di vista microscopico il funzionamento del cervello attraverso lo studio dei singoli neuroni. Ilya Auslender, assegnista di ricerca vincitore della borsa Marie Skłodowska-Curie, che collabora all’interno del Laboratorio di Nanoscienze del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, ha constatato che «L’intelligenza artificiale emula il funzionamento del cervello. Pertanto si può usare nel processo inverso per capire alcune funzioni del cervello”. Gli studi di Auslender hanno trovato spazio su Cordis, piattaforma europea per la condivisione della ricerca, che si è occupata del progetto Island, mirato alla sperimentazione del potere della luce e della manipolazione genetica (optogenetica) per studiare le cellule cerebrali in un ambiente di laboratorio. Grazie a tale tecnica, che utilizza fasci di luce per 'accendere' specifici neuroni per esaminare i circuiti neuronali all'interno di cervelli dei mammiferi, possiamo riaccendere i nostri primi ricordi. L’amnesia infantile è considerata inevitabile.

Credits: Deep Dream Generator AI

Non abbiamo memoria della nostra nascita o dei nostri primi passi. Tuttavia uno studio condotto sui topi dai ricercatori del Trinity College di Dublino, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances, ha dimostrato che l’oblio dei ricordi infantili è reversibile. L’attivazione immunitaria durante la gravidanza della madre comporta uno stato alterato del cervello del feto che modifica gli “interruttori dell’oblio” innati, ma reversibili, che stabiliscono se si verificherà l’amnesia infantile.

Fonte: MIT.edu

I nostri primi ricordi possono essere ripristinati se si attivano determinate cellule della memoria, come si è fatto con i topi mediante l'optogenetica. Attivando le cellule engram (tracce mnemoniche che si organizzano nel sistema nervoso conseguentemente all’esperienza) si determina il recupero dei ricordi dimenticati. Lo studio effettuato dal team di Dublino, costituisce un passo importante verso la comprensione dei meccanismi della memoria nella primissima infanzia. Le tecniche come l’optogenetica potranno consentirci di trattare disturbi legati alla memoria e allo sviluppo cognitivo.

Fonte: Freepik.com

Secondo il neuroscienziato Tomás Ryan, coautore dell’articolo pubblicato su Science Advances, infatti, “Questa ricerca ha implicazioni significative per migliorare la nostra comprensione della memoria e dell’oblio durante lo sviluppo del bambino, nonché la flessibilità cognitiva nel contesto dell’autismo”. La flessibilità cognitiva è infatti una competenza importante il cui incremento è fondamentale nelle persone con autismo che manifestano rigidità di pensiero e di comportamento.