Il CRS4, una gemma dell’innovazione incastonata tra i nuraghi della Sardegna

Di Antonello Picci

Quale è stato il primo sito web italiano? E il primo quotidiano ad essere messo on line in Italia e in Europa? E il primo provider? Sapreste rispondere a queste domande? Tutte portano ad una storia comune.

12 maggio 2021

Dobbiamo tornare indietro di trent’anni e andare in una terra antica, molto antica, lenta. Che certo non ha avuto nel progresso tecnologico e scientifico il suo tratto distintivo.

Siamo in Sardegna alla fine degli anni ’80 quando la giunta regionale di allora comprese l’irreversibile crisi dell’industria ed ebbe l’intuizione di esplorare ed investire nel campo dell’innovazione tecnologica. Interpellarono il meglio che l’Italia esprimeva, il premio Nobel Carlo Rubbia, e gli chiesero di presiedere un istituto di ricerca avanzatissima: nacque il 30 novembre 1990 il CRS4.

I successi dei primi anni di vita sono storia con la esse maiuscola. Nel 1993 sarà on line il primo sito internet in Italia (nel link seguente potete vedere le pagine originali: history.crs4.it/homecrs4.html), il browser di allora si chiama Mosaic e la maggior parte dei siti esistenti all’epoca sono quelli delle università statunitensi: una roba principalmente per studiosi e addetti ai lavori. Fu l’entusiasmo del visionario editore cagliaritano Niki Grauso, proprietario del più importante quotidiano dell’isola, L’Unione Sarda, ad intuire la potenza del nuovo mezzo: l’anno successivo metterà online il giornale che sarà il primo in Italia e in Europa. Nel 1995 nascerà il primo provider italiano che si chiameràVideo On Line e la prima radio a trasmettere in live streaming, Radio X.

Il CRS4 è incastonato, come una gemma, all’interno di un parco naturale di 160 ettari a 40 km da Cagliari, a pochi minuti da campi da golf ed esclusivi hotel per ricchi vacanzieri russi e dal nuraghe Sa Perdaia. Tutto attorno leccete, sugherete, cervi e cinghiali. Il CRS4 è dentro questo ossimoro, moderni viaggiatori accanto ad antiche abitazioni-fortezze. Probabilmente il posto ideale per i centocinquanta studiosi che da tutte le parti del mondo contribuiscono alla crescita del centro.

La caratteristica precipua del CRS4 pare essere la sua estrema duttilità nei vari campi della scienza e tecnologia. In questi anni l’istituto ha collaborato con l’Agenzia aerospaziale italiana per la realizzazione di un motore a propulsione nucleare, ha vinto il prestigioso Premio ENI per il software CRS – 3D che serve per la ricostruzione e la regolazione dei dati sismici. Nel campo della biomedicina nel 2005 è stato sviluppato un simulatore per la chirurgia dell’occhio e nel 2008 in collaborazione con l'Università di Oxford e importanti industrie private, ha partecipato al progetto preDiCT (EU FP7 ICT) per la simulazione dell’attività elettrica del cuore. Nel 2013 ha presentato il brevetto per l’ottimizzazione della raccolta dell’energia solare. Per il team di Luna Rossa ha studiato un sofisticato sistema di controllo in tempo reale dei dati dello scafo durante le competizioni.

Ma qual è il futuro di CRS4?

In occasione del suo trentesimo compleanno il prof. Giacomo Cao, l’attuale amministratore unico ha dichiarato: “Un importante obiettivo sarà quello di prevedere nuovi scenari di ricerca, legati ad esempio alla tematica dei computer quantistici che consentiranno di affrontare problematiche molto complesse e di ottenere i relativi risultati in tempi ridottissimi rispetto a quelli ottenibili con i supercomputer attuali”. Sfide sempre più ambiziose, velocissime, e sempre sotto lo sguardo paziente del nuraghe Sa Perdaia. Che sta lì da tre o quattro mila anni, osserva, e non ha alcuna fretta.