"Il dubbio è l’anima dell’innovazione": conversazione con Amalia Ercoli Finzi

In occasione della Giornata internazionale delle donne nella scienza abbiamo intervistato la prima donna a laurearsi in ingegneria Aeronautica in Italia.

Di Camilla Povia

09 luglio 2021

“Non c’è nessun campo della ricerca in cui le donne non possano lavorare come o meglio degli uomini”. Con queste parole Amalia Ercoli Finzi, prima donna a laurearsi in ingegneria Aeronautica in Italia, tra un mese 84 anni, ricorda con Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine la Giornata internazionale delle donne nella scienza. Considerata una delle maggiori esperte di ingegneria aerospaziale, è convinta che le cose siano migliorate rispetto al passato.

Davanti a chi ha iniziato questa lunga staffetta, la prima cosa da chiedere è quanta strada è stata fatta sulla via del pieno riconoscimento delle donne.

“Ma sa, quando ero giovane la presenza delle donne era davvero inesistente, adesso un po’ ci siamo. Aeronautica, spazio, meccanica, erano le roccaforti degli uomini. Le racconto un aneddoto: quando mi sono laureata volevo fare una tesi un po’ particolare, e allora mi sono rivolta a chi lavorava su questo argomento affinché mi prendesse come tesista. Ma sono stata rimandata indietro perché ero una donna. E’ sempre stato così. Le poche donne che hanno avuto successo nella ricerca in realtà erano persone assolutamente speciali. Fino al 2005, per esempio, le ragazze che si erano laureate in ingegneria aeronautica erano 104, le avevo seguite una per una. Erano così poche che le avevo catalogate su un poster. Per fortuna ora le cose sono cambiate”.

Cambiate certamente, ma forse non ancora del tutto. Cos’è che manca?

“Le donne hanno solo bisogno di opportunità. Penso sia indispensabile la figura di un mentore, di un tutor, che le aiuti a superare le difficoltà e ad accrescere la loro autostima. Guardi, i momenti di sconforto capitano a chiunque, compresi gli uomini. Ma loro a differenza nostra hanno un’autostima ancestrale. La mia nonna nata nel 1881 diceva sempre: ‘se devi fare un complimento a un uomo digli che è bello, perché lui che è intelligente lo sa già’. Gli uomini non hanno dubbi sul fatto di essere capaci, le donne sono piene di dubbi ed è un esercizio che serve moltissimo. Il dubbio è l’anima dell’innovazione, l’importante è che non la blocchi”.

La capacità delle donne di vedere le cose nel loro complesso, o almeno la pretesa di saperlo fare, può portare un grosso contributo alla scienza.

“E’ un’attitudine molto particolare che identifico con l’intelligenza emotiva. Noi sappiamo guardare lontano, facciamo dei balzi improvvisi senza appoggiarci solo sulla logica ma affidandoci all’istinto. Una dote importantissima nella società attuale è avere una visione globale, d’insieme, che ti consenta di tenere insieme sotto mano tanti problemi tutti in una volta. Le donne sanno dare particolare attenzione ad ogni cosa, perché sanno che ad ogni figlio o ad ogni allievo bisogna riservare un trattamento particolare. Tutti hanno la propria nicchia di eccellenza, bisogna essere solo capaci come genitori o come insegnanti di riuscire a scoprirla”.

Lei ha passato una vita a studiare le comete, non da ultimo occupandosi della missione spaziale Rosetta alla quale tra l’altro ha contribuito in modo decisivo anche l’allora Finmeccanica con le sue tecnologie.

“Le comete sono bellissime. Hanno il fascino di passarci vicino, arrivano da lontano da un mondo buio e silente e improvvisamente si svegliano e ritornano verso il sole che le attira e poi le lascia andare di nuovo. Le comete hanno anche la fortuna di avere due lunghe code e per questo riescono a farsi vedere. Ci raccontano qualcosa del mondo da cui vengono e nel quale ritorneranno. E poi sì, il Gruppo che oggi è Leonardo ha costruito un gioiello di tecnologia per studiarle. Lo abbiamo fatto lavorare sulla cometa con una precisione estrema, quasi 11 anni dopo che era partito. Cos’è questo, se non la perfezione?”