Il Piano nazionale per la transizione ecologica: una sfida per salvare gli ecosistemi

20 settembre 2021

Di Serena Ricci

Il Ministro per la transizione ecologica Cingolani il 27 maggio scorso, durante un’audizione in commissione ambiente alla Camera dei deputati, ha sottolineato che “il focus fondamentale della transizione ecologica è mettere in condizione la seconda manifattura europea – cioè noi – di centrare per il 2030 l'obiettivo di decarbonizzazione al 55 per cento rispetto al 1990 e per il 2050 il net zero”. Il nostro sistema, non prevedendo la carbon capture (cattura e sequestro di diossido di carbonio), ha provveduto ad incrementare le rinnovabili allo scopo di poter accelerare il prima possibile la produzione di energia elettrica verde. La sfida che l’Unione europea con il Green Deal ha lanciato a livello internazionale “di assicurare una crescita che preservi salute, sostenibilità e prosperità del pianeta” è stata raccolta dall’Italia con il Piano di Transizione Ecologica assegnato all’esame della Commissione ambiente della Camera dei deputati il 7 settembre scorso. I suoi principali obiettivi sono azzerare entro metà secolo le emissioni di gas serra per stabilizzare il pianeta entro i limiti di sicurezza dettati dagli Accordi di Parigi, rivoluzionare la mobilità al fine della sostenibilità climatica e ambientale, minimizzare inquinamenti e contaminazioni di aria, acqua e suolo, contrastare i fenomeni di dissesto idrogeologico, di spreco delle risorse idriche e l’erosione della biodiversità terrestre e marina con decise politiche di adattamento, orientandosi verso un’ economia circolare a rifiuti zero. Le finalità del Piano verranno realizzate con l’intervento del Comitato interministeriale della transizione ecologica (CITE) coordinato dal MiTE. Per la povertà energetica si prevedono minori consumi finali per ottenere i quali l’accelerazione del contributo delle energie rinnovabili costituisce un fattore importante. Per quanto concerne la mobilità sostenibile il traguardo è ottenere almeno 30 milioni di veicoli elettrici in Europa e 6 milioni in Italia al 2030. Tale obbiettivo si aggiunge alle misure finalizzate alla riduzione degli inquinanti della Direttiva National Emission Ceilings (NEC) e del Piano Toward Zero Pollution della Commissione europea.


Per il contrasto al consumo di suolo e al dissesto idrogeologico il Piano mira a raggiungere un consumo zero entro il 2030 mettendo in sicurezza il territorio. Per quanto riguarda la tutela delle risorse idriche il sistema è migliorabile sia per la qualità, la sicurezza di approvvigionamento e la riduzione delle perdite di rete, sia per gli scarichi fognari e la depurazione. Per il ripristino e il rafforzamento della biodiversità si prevede un potenziamento delle aree protette dal 10% al 30%, adottando “soluzioni basate sulla natura” per gli ecosistemi degradati e un monitoraggio mediante digitalizzazione a fini scientifici su habitat e specie a rischio. Tale orientamento era già emerso durante la discussione, in Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati nel luglio scorso, della proposta di legge di modifica dell’articolo 9 della Costituzione, che tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico inserendo la “tutela dell'ambiente, della biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni”. Il Piano di transizione ecologica prevede il rafforzamento della biodiversità nelle 14 aree metropolitane attraverso un programma di forestazione urbana e di ripristino degli habitat degradati. Ultimo obbiettivo del Piano è pubblicare entro il 2022 la nuova “Strategia nazionale per l’economia circolare” investendo sull’ottimizzazione della gestione dei rifiuti su tutto il territorio nazionale, avviata dal PNRR per rispettare gli obiettivi europei al 2030-40 per imballaggi, plastica, tessuti, carta, alluminio, rifiuti da demolizione, rifiuti elettrici ed elettronici e per ridurre lo spreco di acqua e alimenti.