In arrivo il piano per la sicurezza stradale. Gli incidenti costano lo 0,7% del Pil

01 dicembre 2021

Di Massimo Falcioni

I 32 miliardi di euro del PNRR per trasporti e mobilità sono una occasione da non perdere non solo per lo sviluppo dei trasporti e per incentivare mobilità alternative nel contesto di una più ampia e articolata strategia per l’ammodernamento dell’Italia ma devono anche servire per affrontare con maggiore e diverso impegno quantitativo e qualitativo la questione bollente della sicurezza stradale. Una matassa difficile da sbrogliare perché coinvolge tematiche complesse e differenti: dall’educazione dei cittadini, al modo di guidare, al tipo di mezzi e di strade, al controllo e alle punizioni per chi sgarra creando incidenti anche mortali con lutti e danni notevoli anche economici per l’intera collettività. Soprattutto vanno evitate logiche propagandistiche e scorciatoie: non ci sono tocchi magici e bisogna sempre partire dalla realtà per migliorarla sapendo che questo della sicurezza stradale e più in generale dei trasporti è un problema che non può essere risolto al 100% e una volta per tutte. Solo per fare un esempio, basti pensare ai nuovi problemi posti dall’arrivo (presto una invasione?) delle biciclette elettriche e dei monopattini, nuovi mezzi di grande interesse e di grande utilità per la mobilità urbana, ma non privi di limiti e di conseguenze negative proprio in tema di sicurezza, per lo più a causa di violazioni di ogni regola e di buon senso o, anche, di mancanza di regole adeguate perché quelle fin qui approvate da alcuni consigli comunali sono sostanzialmente improvvisati tappabuchi. La ripartenza post Covid, economica e non solo economica, passa anche sul rinnovamento dei settori trasporti e mobilità, nella logica della sostenibilità ambientale e alla vigilia della rivoluzione portata dai motori elettrici, tassello importante – non privo di limiti e contraddizioni – della auspicata rivoluzione “green”.


In questo contesto di annunci di svolta epocale va evitato l’errore di guardare troppo in alto senza prima, o al contempo, affrontare i problemi quotidiani con i quali ogni cittadino deve fare i conti, pagando prezzi elevati, non sempre per proprie responsabilità e colpe. Non si può certo aspettare la rivoluzione green dei trasporti e l’invasione dell’elettrico per metter mano, oggi e non domani, alla questione “sicurezza stradale”. Così è apprezzabile l’impegno del ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile Enrico Giovannini preso a nome del governo in occasione della Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada per raggiungere l’obiettivo di “azzerare le vittime della strada”. Vista l’aria che tira, con dati allarmanti, probabilmente c’è stato da parte del ministro un eccesso di zelo perché in questo caso azzerare le vittime non è e non sarà mai possibile mentre si può e si deve fare il possibile e di più per ridurre, e di tanto, il numero degli incidenti, specie di quelli gravi e mortali. Comunque, è positivo che si lavora già a una bozza del “Piano per la sicurezza  stradale” da mettere in pratica con rapidità dopo un confronto con associazioni ed esperti. A rendere urgente e importantissimo un intervento deciso sono i dati che mostrano come l'Italia, anche nel 2020 e nonostante il lockdown, non sia riuscita a raggiungere l'obiettivo europeo. Per il 2021, ha spiegato il ministro, "dobbiamo affrontare in modo strutturale questi aspetti sapendo che ogni vittima evitabile è una vittima di cui dobbiamo portare la responsabilità. Il ministro ha poi affrontato le varie criticità su cui è necessario lavorare a partire dalla tecnologia per l'auto. L'Italia infatti ha un parco veicoli troppo vecchio: un problema non solo ecologicamente, ma anche sulla questione sicurezza. Su questo fronte sarà quindi messo in campo lo strumento degli incentivi.


Altro tema decisivo è quello della scarsa manutenzione stradale, peggiorata di anno in anno. In legge di bilancio sono stati stanziati oltre 3 miliardi per l'adeguamento delle strade regionali e provinciali, oltre al miliardo e mezzo stanziato a inizio anno. Anche le autostrade riceveranno migliorie notevoli. Infine si investiranno risorse anche per migliorare la formazione, base di partenza verso un cambiamento a lungo termine. Insomma: "rinnovo del parco auto, manutenzione stradale e formazione" è già un programma impegnativo cui non si può non aggiungere il tema dei controlli e delle sanzioni per chi non rispetta le regole: ad esempio  del cellulare alla guida, le mancate precedenze, le svolte a sinistra/inversioni dove non permesse, il non uso della cinta di sicurezza e soprattutto, il mancato rispetto del semaforo rosso, le distrazioni e l’alta velocità ecc. 
In Italia circolano oltre 50 milioni di veicoli: qual è il livello reale di sicurezza su strada? Secondo l’Istat, nel 2020 sono stati 118.298 gli incidenti avvenuti sulla viabilità italiana, che sono costati 2.395 morti e 159.249 feriti, con una generale flessione che segna il 31,3% di sinistri in meno rispetto al 2019 e una riduzione di vittime e di persone che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche rispettivamente del 24,5 e del 34 percento. C’è da segnalare che quello scorso è stato un anno dominato dalla pandemia di Covid-19 e caratterizzato dai lockdown che hanno ridotto drasticamente la circolazione di veicoli, dunque i dati vanno letti con estrema prudenza rendendo necessaria un’analisi che vada oltre analizzando sul campo il comportamento dei conducenti. Sono oltre 12 milioni le infrazioni per cui gli italiani sono stati sanzionati nel corso del 2020. Per quanto riguarda le vittime della strada per tipologia di mezzo utilizzato questa è composizione: mezzi pesanti (117 morti; -14,6% rispetto all'anno precedente); motociclisti (586; -16,0%); pedoni (409; -23,4%); in auto (1.018, -27,9%); su ciclomotori (59, -33%); ciclisti (176, -30,4%).I costi sociali sono lo 0,7% del Pil. Ma i costi per gli italiani vanno ben oltre il Pil.