In Cina il mondo nuovo è già troppo vecchio

18 maggio 2022

Di Francesco Subiaco

La stampa 3D è un metodo di realizzazione di oggetti tridimensionali tramite un processo di produzione additivo (ovvero a strati) basato su un modello digitale. Attraverso un progetto contenuto in un file si possono costruire, con questo procedimento di stampa, utensili, supporti, ordigni di ogni forma e dimensione. Dalla realizzazione di tavoli alle basi degli strumenti militari le possibilità di applicazioni di questa innovazione sono innumerevoli e vengono sperimentati in tutto il mondo. Su un forum per neofiti della stampa 3D leggo una conversazione originale. Due utenti dai nomi impronunciabili si domandano se con essa si possano costruire muri, tetti e pareti per riparare la loro casa, allorchè un terzo personaggio si intromette sbeffeggiandoli dicendogli che per questi sviluppi ci vorranno almeno cinquant’anni e che oggi non ci sono né le risorse né i mezzi per “costruire una casa” con essa. In realtà le affermazioni del terzo utente, oltre ad essere false sono anche molto ingenue dato che a Dubai, nel 2017, è stato costruito un edificio di oltre 6 metri tramite la stampa tridimensionale, ed in Belgio ed in Olanda ci sono numerose testimonianze di case costruite con questa tecnologia. Una prospettiva futuristica sarebbe, invece, immaginare grandi opere pubbliche come strade, stadi o meglio ancora dighe costruite in questa maniera non più tramite la manodopera umana, bensì tramite un esercito di robot e veicoli automatici, tramite il controllo di una AI, come in una visione di Huxley o Asimov.


Visioni che di fronte ai “trionfi” della tecnica fanno sembrare i romanzi degli scrittori di fantascienza dei romanzetti storici poco accurati, poiché non solo la progettazione di grandi impianti pubblici tramite stampa 3D ed IA è stata presa in considerazione da alcuni governi, ma sono già in atto progetti ambiziosissimi in questa direzione. È il caso della centrale idroelettrica di Yangqu, in prossimità del Fiume Giallo in Cina, in cui si sta costruendo la più grande diga del mondo costruita tramite la stampa tridimensionale. Con i suoi 180 metri di altezza e la previsione di oltre 5 miliardi di Kilowatt all’ora, le autorità cinesi promettono entro il 2024, la realizzazione della prima centrale costruita interamente tramite strumenti automatici. La stampa, che secondo il titolare del progetto, il professor Liu Tianyun della Tsinghua University, permetterà un risultato “identico per natura” basato su un circuito di esecuzione puramente automatico.


L’arrivo delle materie prime coordinato da mezzi automatici, coordinati con finitrici e bulldozer autonomi coordineranno la costruzione strato per strato della superficie della diga, che verrà monitorata e continuamente aggiornata da sensori digitali dopo l’attività di rulli compressori per la stabilizzazione della struttura, garantendo una standardizzazione del processo di costruzione capace di garantire la massima affidabilità, sbarazzandosi della componente umana, relativa solamente ad una funzione di estrazione ad approvvigionamento dei materiali, dato che l’intera struttura verrà monitorata dall’uso dell’intelligenza artificiale. Un ambizioso esperimento che oltre che riqualificare la provincia di Henan, sede della centrale, segna il percorso di fusione landiana tra la tecnica e lo sviluppo cinese che proietta Pechino in una direzione ambiziosa che affrancandosi dalla componente umana sfata il mito di una Cina come esclusivamente di una miniera di merce e manodopera a basso costo per i paesi occidentali, ma anzi lancia una sfida che non va sottovalutata allo sviluppo occidentale. Il processo di automatizzazione della manodopera cinese non solo cerca di supplire le problematiche del sottosviluppo demografico e limitare l’errore umano affidandosi all’efficienza tecnica, ma soprattutto è il segnale di una diversa visione della società, basata su una concezione della metafisica della tecnica molto diversa da quella occidentale (per ora) che andrebbe analizzata ed approfondita. Perché per la Cina degli ultimi anni, il mondo nuovo in cui siamo immersi, è già troppo vecchio.