L'Italia e la Digitalizzazione, solo al 20° posto nella UE

28 aprile 2022

Di Giuseppe Leone

Dal 2014 la Commissione europea monitora i progressi compiuti dagli Stati membri della Ue nel settore digitale, pubblicando tra l’altro relazioni annuali sull’Indice di Digitalizzazione dell’Economia e della Società (in sigla DESI). Queste relazioni - si legge in un dossier compilato unitariamente da Senato (Servizio Studi dossier europei) e Camera (Ufficio Rapporti con l’Unione Europea) - comprendono profili nazionali volti ad aiutare gli Stati membri ad individuare settori di intervento prioritari e capitoli tematici che forniscono un’analisi a livello UE nei principali ambiti della politica digitale.
Il DESI è stato declinato in modo tale da riflettere le due principali iniziative per realizzare una trasformazione digitale nella UE nel corso dei prossimi anni: 1) Il Dispositivo per la ripresa e la resilienza che è il più importante strumento di Next Generation EU, con circa il 90% della dotazione complessiva (a prezzi di qualche mese fa, 724 miliardi di euro; di questi 338 di sovvenzioni e 386 di prestiti); 2) la bussola per il decennio digitale che reca visione e prospettive per la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030.
Tra i parametri di misurazione impiegati dal DESI figura il capitale umano sia come competenze degli utenti di internet, sia per competenze avanzate e sviluppo. Nel primo caso si fa riferimento al numero ed alla complessità delle attività correlate all’uso di dispositivi e internet; nel secondo al numero di specialisti e laureati nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) e nelle attività di formazione organizzate dalle imprese in questo settore.


Secondo gli ultimi dati del DESI, nell’Unione è la Finlandia leader nel settore “capitale umano”, seguita da Svezia, Olanda, Danimarca. L’Italia figura invece tra i Paesi più in ritardo, al 25° posto sui 27 della Ue, precedendo solo Romania e Bulgaria.
La situazione migliora nel ranking generale del DESI 2021 relativo ai risultati conseguiti dagli Stati membri della UE nel 2020. CI collochiamo infatti al 20° posto avendo compiuto alcuni progressi in termini sia di copertura che di diffusione delle reti di connettività, con un aumento significativo della diffusione dei servizi di connettività che offrono una velocità di almeno 1 Gbps (gigabit per secondo). Secondo il DESI sono però necessari ulteriori sforzi per aumentare la copertura delle reti ad altissima capacità e del 5G.
L’Italia ha inoltre compiuto progressi in riferimento alla percentuale degli utenti che utilizzano l’e-government, ovvero i servizi di amministrazione online, passando dal 30% del 2019 al 36 per cento del 2020, ma è ancora in ritardo, nettamente al di sotto della media UE, nell’uso dei fascicoli sanitari elettronici da parte dei cittadini e degli operatori sanitari per la disomogeneità che si registra tra le nostre regioni.
Meglio va nel mondo industriale. Secondo il DESI, il 69% delle piccole e medie imprese italiane ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale; una percentuale che ci colloca al dimostra della media UE che registra un 60 per cento. I risultati migliori riguardano l’uso della fatturazione elettronica, mentre permangono lacune nello di tecnologie quali i “big data” e l’intelligenza artificiale, nonché la diffusione del commercio elettronico.