L’archivio è oggi. Fondazione Ansaldo con “Archimondi” racconta le esperienze di digitalizzazione

Di Massimiliano Lussana

24 novembre 2021

Per capire l’importanza di “Archimondi”, la giornata dedicata da Fondazione Ansaldo alle esperienze archivistiche digitali, bastava guardarsi in giro ieri mattina e ascoltare le voci prima ancora dell’inizio dei lavori, peraltro di altissimo livello. Prima di vivere quella che è stata l’esperienza più alta in Italia dedicata a questo tema, non il solito “convegno”, ma - come dice Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa che è partner della Fondazione nell’organizzazione della giornata - un “seminario di lavoro”.
Perché, per l’appunto, prima ancora che si alzi il sipario sui lavori c’è la visita guidata a Villa Cattaneo dell’Olmo, Genova, Campi, che oltre a essere sede di Fondazione Ansaldo è uno dei palazzi dei Rolli “aggiunti”, meta di turisti e amanti del bello e soprattutto la casa della storia dell’industria non solo di Genova e Liguria, ma proprio di tutta Italia. Il direttore Lorenzo Fiori e Claudia Cerioli, che sulla carta di identità deve aver scritto qualcosa tipo “stato civile: coniugata con gli archivi” fanno da ciceroni e il pubblico che attende il convegno guarda e ascolta a bocca aperta, perché è come se fosse la pratica prima della teoria, la vista degli originali e delle digitalizzazioni.
E poi c’è Raffaella Luglini, che di Fondazione Ansaldo è la presidente, il cuore e l’anima, che studia con Ilaria Cavo, assessore alla Cultura e alla Formazione di Regione Liguria e coordinatrice di tutti gli assessori alla Cultura delle venti Regioni italiane, le pieghe del PNRR che può essere un ulteriore volano della grande opera di digitalizzazione degli archivi storici e delle ricchezze archivistiche d’Italia. I metadata e il “dialogo” fra archivi che prima nemmeno si parlavano sono un’arma in più per ottenere ottimi risultati in prospettiva e si integrano alla perfezione con il contenuto di Next Generation UE e quindi sono come il cacio sui maccheroni o, meglio, il pepe su una cacio e pepe, ovviamente digitale o digitalizzabile.
Sono fatte così Ilaria e Raffaella, come Thelma e Louise della capacità di entusiasmarsi per un progetto e utilizzare le leggi nel modo più bello possibile: per il bene dei cittadini e per migliorare il nostro Paese e la nostra vita. E la collaborazione fra Regione Liguria e Fondazione Ansaldo (la prima fra l’altro è uno dei quattro soci fondatori della seconda insieme a Leonardo, Comune di Genova e Città Metropolitana di Genova) va esattamente in questa direzione, sempre.


E anche i saluti istituzionali, stavolta, sono lontanissimi da ogni ritualità e sono quasi l’anticipazione plastica di ciò che accadrà nell’Auditorium di Villa Cattaneo dell’Olmo da lì a poco: la stessa Ilaria Cavo ricorda di come si sia appena concluso “Orientamenti” che è il più grande salone italiano dedicato alla formazione, a cui hanno partecipato fra gli altri quattro ministri, il generale Figliuolo e l’amministratore delegato di Leonardo Alessandro Profumo che ha parlato di “Innovazione in azione”. 
Insomma, in qualche modo “Orientamenti” funziona esattamente come gli archivi digitali rispetto alla possibilità di consultare direttamente le carte: hanno partecipato decine di migliaia di ragazzi in presenza, ma grazie allo streaming la manifestazione ha fatto il record assoluto di ragazzi, educatori e genitori coinvolti, nell’ordine di centinaia di migliaia di persone.
E anche l’altro rappresentante delle istituzioni, l’assessore al Personale del Comune di Genova Giorgio Viale è giovanissimo e ha ancora freschi i ricordi della sua laurea a pieni voti. E ricorda di quando cercava un libro rarissimo di storia del diritto del 1600 che era custodito solo nella biblioteca di Nizza, con orari e accessibilità particolari. Ma, all’improvviso, come un miracolo laico, il libro si transustanziò nel sito della biblioteca e Viale potè studiarlo per ore e ore, senza alcuna limitazione.
Insomma, se fossero serviti esempi pratici dell’importanza della digitalizzazione, arrivano subito, prima ancora del via ufficiale dei lavori. E il resto viene di conseguenza con un percorso lungo un giorno che porta all’elaborazione di un piano per i prossimi passi, con tutti gli obiettivi colti: condividere le esperienze maturate sino ad oggi dai principali archivi d’impresa che hanno applicato tecniche digitali per fini conservativi e divulgativi; valorizzare la digitalizzazione dei contenuti di archivi d’impresa, industriali, storici, culturali e socio-antropologici, come risposta alla sempre maggiore richiesta di fruibilità da remoto, aumentata ovviamente con la pandemia e le chiusure di archivi e biblioteche; promuovere proposte di supporto alla digitalizzazione, oltre che alla conservazione; sviluppare le prospettive di far interagire e collaborare gli archivi e condividere opportunità della digitalizzazione, studiandone anche la criticità per studiare soluzioni ai problemi.
Obiettivi tutti centrati.


E così sul taccuino restano l’analisi di tutte le esperienze archivistiche digitali, a partire dagli archivi degli enti pubblici con Antonella Mulè che presenta il portale degli archivi d’impresa voluto dal Ministero della Cultura; Francesca Imperiale, che dirige la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Liguria e esorcizza ridendo il fatto di come lei sia “il cattivo, la burocrazia” e Luca Filangieri che racconta i quaranta chilometri di documenti dell’archivio di Stato di Genova, con difficoltà ad allinearli per contenuto, grado di interesse e richieste di consultazione e stato di conservazione, spiegando che finora la parte topografica digitalizzata è di un centinaio di metri, “arrotondando per eccesso” rispetto ai quaranta chilometri di documenti. E Stefano Gardini, professore di archivistica, racconta anche la scelta dei documenti, alcuni dei quali non hanno valore reale come evidenziato da altri interventi.
E poi si parla degli archivi degli enti economici, di quelli industriali e degli stakeholder accademici, uno dei quali è Marco Doria, ex sindaco di Genova e oggi professore ordinario di storia economica all’Università di Genova.
E il “combinato disposto” fra gli interventi di Raffaella Luglini e Antonio Calabrò è il riassunto di una splendida giornata di studio, con la consapevolezza che oggi le piattaforme si parlano, che musei e archivi d’impresa non sono più entità separate fra loro e interagiscono.
Il racconto è quello di un’Italia che fa l’Italia, dove le imprese hanno investito su digitale e sostenibilità, “non solo kalòs, ma anche agathos”, secondo l’immaginifico Calabrò che racconta di come il nostro Paese sia arrivato tardi a molte conquiste industriali, ma che poi abbia sempre schierato aziende innovative dall’Iri di Beneduce, all’Eni di Mattei, ovviamente all’Olivetti, con il boom e il miracolo italiano come conseguenza diretta di queste buone pratiche.
E il bello è che Calabrò non bussa a quattrini, non chiede soldi, ma semplicemente non vuole un fisco nemico.
E tutto questo, il bello del fare impresa in Italia, si vede non solo nell’abbigliamento, nell’arredamento, nel design e in tutte le eccellenze riconosciute, ma anche nell’acciaio o nel manifatturiero o negli pneumatici, visto che Calabrò è consigliere delegato e direttore di Fondazione Pirelli e cita Marco Tronchetti Provera: “L’archivio è oggi”.
Ecco, “l’archivio è oggi”, splendido riassunto di questa giornata, otto ore in tre parole. 

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