L'equilibrismo tra l’efficienza dei processi e la garanzia di indipendenza della magistratura

30 settembre 2021

Di Serena Ricci

La Riforma del processo penale, il cui iter si è concluso con l’approvazione del disegno di legge al Senato il 23 settembre scorso, comprende sia norme che entrano immediatamente in vigore, innovando il diritto penale sostanziale e processuale, sia altre che troveranno attuazione entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge delega al Governo. Tra le disposizioni di immediata attuazione, per consentire l’accelerazione e la semplificazione del procedimento penale, significativa è la previsione di un Comitato tecnico-scientifico da istituire con decreto del Ministro della giustizia, al quale sono attribuiti compiti di monitoraggio: sull'efficienza della giustizia penale; sulla ragionevole durata del procedimento; sulla statistica giudiziaria. Presieduto dal Ministro della giustizia, per raggiungere l’effettiva riduzione dei tempi processuali e del cd. disposition time, il Comitato dovrà riferire annualmente al guardasigilli sullo smaltimento dell’arretrato pendente e sulla durata dei processi, trasmettendo i risultati del monitoraggio al Consiglio superiore della magistratura.

Una proposta più specificatamente finalizzata ad un controllo dell’attività giudiziaria è stata avanzata dall’amministratore delegato del gruppo Ambrosetti, Valerio De Molli, illustrata durante il Forum di Cernobbio dei primi di settembre, che ha rilanciato l’idea del Presidente Violante di un’ «Alta Corte di giustizia» diretta a valutare le condotte dei magistrati sul piano disciplinare.  La proposta di “Ambrosetti-The European House”, inserita in un pacchetto di riforme istituzionali più ampio, ipotizza un’Alta Corte composta secondo un modello analogo a quanto previsto per la Consulta e in ogni caso con una quota di magistrati che, diversamente da quanto avviene oggi al disciplinare del Csm, non sarebbe maggioritaria, ma esterna e indipendente e che possa giudicare i magistrati in relazione a tutti i livelli e le tipologie di responsabilità. La nomina dei componenti dell’Alta Corte è lasciata al Ministro della giustizia previa via libera del Presidente della Repubblica, scegliendo tra ex magistrati in pensione, esterni al Csm, a rotazione quadriennale.


È importante che il mondo imprenditoriale abbia manifestato interesse verso un miglioramento del settore giustizia, reinterpretando la proposta originaria del Presidente Violante che tuttavia non prevede che i componenti dell’Alta Corte siano di nomina ministeriale, ma, per un terzo ciascuno, che vengano eletti da tutte le magistrature, dal Parlamento e dal Presidente della Repubblica. In tali ultimi due casi gli eleggibili dovrebbero possedere gli stessi requisiti necessari per la nomina a giudice costituzionale e appartenere alle magistrature ordinaria, amministrativa, contabile, tributaria, militare. Inoltre fondamentale è che l’Alta Corte non sia composta in prevalenza dai magistrati e abbia potere decisionale su tutti i ricorsi, in primo e secondo grado, tanto in materia disciplinare quanto in materia amministrativa, come l’assegnazione di incarichi direttivi, lasciando nelle mani del Consiglio superiore della magistratura e dei Consigli di presidenza delle altre magistrature, il procedimento disciplinare sulle toghe. Un organo come l’Alta Corte avrebbe inoltre, secondo il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura David Ermini, l’obbiettivo primario di trasferire la funzione disciplinare fuori dal Consiglio, non per incapacità dello stesso di svolgere correttamente il proprio compito, ma al fine di «evitare situazioni di sovrapposizione funzionale tra amministrazione e giurisdizione (…) per avere una unicità di giudizi disciplinari per le varie magistrature”. Il Consiglio Consultivo dei Giudici Europei (CCJE), competente in materia di indipendenza, imparzialità e ruolo dei giudici negli Stati Membri del Consiglio d’Europa, ha ribadito in più di un parere la necessità dell’indipendenza della magistratura in uno Stato di diritto a garanzia di un processo equo. Non si tratta di una prerogativa o di un privilegio nell’interesse del magistrato, ma nell’interesse dello Stato e di coloro che cercano e si aspettano giustizia. Come ribadito dal Ministro della giustizia Cartabia, è fondamentale non solo l’autonomia dell’ordine giudiziario rispetto agli altri poteri, ma anche del singolo giudice che deve vedersi assicurata un’efficace giustizia anche disciplinare.