La giustizia predittiva: un algoritmo al posto di giudici e avvocati?

05 novembre 2021

Di Marco Proietti

L’evoluzione digitale sta imponendo dei cambiamenti anche nel mondo dell’amministrazione della Giustizia, e da tempo si è iniziato a guardare ad una prospettiva futura ove i processi non siano più resi da avvocati e giudici in presenza, bensì siano frutto dell’elaborazione di un algoritmo, di una formula matematica; l’esigenza di certezza applicativa delle norme e la ricerca di una giustizia c.d. “giusta” al caso concreto, hanno indotto molti giuristi – soprattutto dell’area di common law – ad esplorare la c.d. “giustizia predittiva” ovvero la possibilità di affidare la risoluzione delle controversie ad un calcolo matematico, basandosi anche sul precedente giurisprudenziale.

Immaginiamo un futuro ove la durata di un processo è di pochi minuti, ovvero il tempo necessario di inserire i dati delle parti, la documentazione allegata alle rispettive richieste e difese, ed attendere che l’Algoritmo elabori la sentenza: la Giustizia 4.0, quindi, che vorrebbe essere “perfetta” (in un certo senso), rapida, effettivamente imparziale, ed omogenea in tutti i casi analoghi.

Abbiamo quindi intervista il Prof. Avv. Luigi Viola, autore del volume I “Interpretazione della legge con modelli matematici” e del successivo volume II “valutazione delle prove secondo prudente apprezzamento”, entrambi editi da Diritto Avanzato.

Siamo andati a chiedere all’autore se, nel futuro, si potrà veramente immaginare una Giustizia totalmente de materializzata o se, come appare più probabile, l’algoritmo possa essere utilizzato a supporto degli avvocati nella preparazione delle cause e nella individuazione della soluzione più probabile (fatto, questo, che già avviene in alcuni studi legali internazionali).

Prof. Viola, Lei è autore di alcuni volumi sulla giustizia predittiva. Come pensa evolverà la tecnologia nei prossimi 30 anni e in che modo ritiene possa cambiare il rapporto tra avvocati e giudici?

La tecnologia è in costante evoluzione, ma può implicare poca trasparenza.

Tra 30 anni immagino la giustizia come un portale in cui ciascuno inserirà i propri atti ed il rapporto frontale, anche giudice - avvocati, sarà l’eccezione, come invero già si inizia ad intravedere oggi con il processo telematico e le udienze da remoto.

Sarà tutto più veloce, ma non per questo più giusto: il processo, per l’art. 111 Cost., deve fare bene e fare presto, ma negli ultimi anni si è guardato solo il secondo obiettivo.

È realisticamente immaginabile un sistema giustizia basato unicamente sull’algoritmo?

Come ho provato a spiegare in tante sedi, anche istituzionali, sono contrario ad un’automazione della giustizia.

Auspico, diversamente, un approccio giurimetrico: la decisione deve essere un processo veriificabile, per ogni suo passo; la sentenza deve essere il risultato di operazioni, anche matematiche, con riduzione al minimo dell’opinabilità. Non mi convince l’idea che la sentenza possa essere un’opinione; questa deve essere la conclusione necessitata da ciò che emerge nel processo, in fatto e diritto.

Nel Suo libro, best seller amazon tradotto in 6 lingue, ha elaborato formule e analizzato casi concreti. Quale è lo stato attuale della giustizia predittiva in Italia?

Nel volume I° Interpretazione della legge con modelli matematici, già presentato a Roma presso la sede dell’Istituto Treccani ed a Londra presso la Church house di Westminster, ho elaborato una formula per procedere all’interpretazione; ciò che è stato sempre ritenuto discrezionale, invero, non lo è per nulla, per la ragione decisiva che è l’art. 12 preleggi ad imporlo: nel libro ho modellizzato tale articolo.

Tra l’altro, il volume è stato tradotto in 6 lingue, e da ultimo in cinese, perchè si è compreso che la sequenza procedimentale dell’art. 12 preleggi è prima naturale che giuridica: corrisponde a “natura” interpretare prima in base al senso letterale e solo in subordine ad altro.

La formulazione matematica dell’art. 12, così costruita, è universale; con l’occasione ringrazio il bravissimo collega Gianluca Ludovici che mi ha suggerito questa prospettiva; proprio lui, di recente, ha elaborato un algoritmo per l’interpretazione del contratto.

Con il volume II° Valutazione delle prove secondo prudente apprezzamento, ho sviluppato una formula che permette di ridurre la discrezionalità del giudice sull’apprezzamento delle prove, in piena conformità agli artt. 115-116 c.p.c.

La giustizia predittiva non va intesa come sostitutiva di alcuno, ma come strumento integrativo per l’affermazione della Verità nel processo.

Nei test che abbiamo fatto, sono stati esaminati casi concreti, giungendo ad una previsione centrata per l’80% circa; ora stiamo continuando in questa direzione, che pubblicheremo con il volume III°, per cui non vorrei anticipare troppo.

In Italia sono presenti numerosi progetti: corte di Appello di Brescia, Venezia, Bari, Tribunale di Genova con Scuola Superiore sant’Anna. Da ultimo, La Corte di Cassazione e la Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia hanno sottoscritto il 29.9.2021 un Accordo Quadro, che si occupa anche di giustizia predittiva.

Bisogna stare attenti - però - sia al materiale inserito nelle banche dati e sia al modello che si intende costruire: non sono tutti modelli uguali.

Russell, per esempio, avvertiva del rischio dei modelli induttivi e poneva il seguente esempio: immaginate di essere un tacchino, che ogni giorno viene alimentato dal proprietario; ebbene, il tacchino penserà che in futuro verrà ancora alimentato e che il proprietario è buono, ma arriva il giorno del Ringraziamento ed il tacchino viene ucciso; il fatto narrato dimostra che la previsione c.d. induttiva, basata solo sui precedenti, è fisiologicamente fallace.

In conclusione, consentitemi di ringraziare tutte le persone che credono a questa nuova frontiera del diritto, cercando di aumentare il grado di certezza, senza sacrificare la specificità del processo ed il diritto inviolabile alla difesa. Un ringraziamento particolare devo farlo agli amici del Centro Studi Diritto Avanzato ed a Giulio Spina, in particolare, ma anche ai colleghi Pierpaolo Schiattone e Flavio Cassandro. Non posso dimenticare chi all’inizio mi ha incoraggiato: grazie Veronica Casalnuovo.