“La risposta alla crisi ambientale. Una governance globale”

06 dicembre 2022

Di Redazione

Non v’è dubbio su quale sia il soggetto protagonista del contemporaneo. È senz’altro l’ambiente. Il filosofo Timothy Morton lo chiamerebbe iper-oggetto. Iper: perché immenso, incommensurabile, avvolgente qualsiasi ambito di pensiero e azione e per ciò stesso difficile da mettere a fuoco. È il soggetto-oggetto di spicco, cui inevitabilmente rimanda ogni dibattito sul presente. Ed è forse per questo che il magistrato Amedeo Postiglione s’interroga oggi sulla reazione normativa a una natura in crisi. 
Già docente di Diritto ambientale a Roma e Urbino e presidente onorario aggiunto della Corte suprema di cassazione, Postiglione prende le mosse dalla sua biografia, dal racconto di chi mano a mano, nel corso degli anni, ha instaurato un rapporto sempre più profondo con Terra e paesaggio. Firma così La risposta alla crisi ambientale. Una governance globale (Edizioni Cantagalli, 2021). Dallo stesso titolo si intende quanto nel libro è ampiamente trattato: l’esigenza di inquadrare il problema senza rimanere inchiodati al proprio cantuccio. Quando si parla di ambiente a poco serve che ciascuno coltivi il suo giardino. Essenziale è invece, spiega l’autore, coltivare uno spirito d’apertura internazionale. 


Ambiente è una categoria logico-filosofica complessa, tanto sfuggente quanto livellante ogni pretesa di autogoverno. “Il valore ambiente”, scrive Postiglione, “è unitario per sua natura e non può essere parcellizzato per competenze referenziali ed esclusive, al di là delle buone intenzioni”. In effetti basterebbe confrontare i paesi più inquinanti al mondo a tutti gli altri per capire come “tutti gli altri” – a dispetto degli sforzi – senza un dialogo e un approccio condiviso con i primi, altro non fanno che vanificare ogni virtù. 
La transizione ecologica poggia su una filosofia dei doveri culminante in una proiezione storica futura. La sua bussola sono le generazioni a venire, in un’ottica di longtermism


Dal punto di vista dell’autore, però, la transizione ecologica è nulla se non si orienta sul calco di una transizione istituzionale. Il fondamento filosofico della questione è la radice che deve svilupparsi in un tronco squisitamente politico e giuridico. Un Ministero dell’Ambiente – favorito dal dibattito dopo Chernobyl – in Italia esiste dal 1986 ed è un tassello importante. Ma il passo decisivo è nel codificare uno sguardo globale. Fondatore e direttore della Fondazione ICEF, Postiglione chiarisce quanto indispensabili siano alcuni strumenti proposti dalla Fondazione stessa: la Dichiarazione Universale dei Doveri dell’Uomo e dei Popoli, il Patto mondiale per l’ambiente, il Protocollo sul diritto umano all’acqua, la Polizia internazionale dell’ONU, trattati che vietino la produzione di energie fossili, che creino riserve naturali dei grandi polmoni verdi del Pianeta, che s’impegnino efficacemente per le generazioni future e stabiliscano – cercando un contatto con i governi, le organizzazioni internazionali e le Nazioni Unite – una solida governance globale. 
Dire ambiente può voler dir tutto. E tutti gli attori sono coinvolti, spiega Amedeo Postiglione. Eppure, in assenza di un laccio che tenga assieme le forze, c’è il rischio che questo tutto significhi niente. E si traduca in uno stanco vociare. La transizione istituzionale, in questo senso, è il giusto contravveleno a una retorica verde.