La scienza che guarda in alto, oltre la metafora, dove il futuribile è già futuro

05 gennaio 2022

Di Daniela Sessa

Questo lunedì sui siti social della Nasa Meteor Watch si annunciava lo schianto di una meteora della dimensione di un metro di diametro e con una massa di circa mezza tonnellata, luminosa cento volte la Luna. La “palla di fuoco” è stata intercettata sul cielo della Pennsylvania dalla Geostationary Lightning Mapper sul satellite GOES-16. Pare che, nonostante fosse piena mattina e il cielo fosse nuvoloso, numerosi cittadini e boom sonici abbiano segnalato l’evento. Niente di straordinario.  Si calcola che ci siano almeno 1000 asteroidi grandi più di un chilometro di diametro che intersecano l’orbita terrestre, ma è improbabile che cadano. Altrimenti sarebbe disastroso: ne è prova “l’inverno da impatto” ossia l’abbassamento delle temperature causato dalla caduta di un enorme asteroide che avrebbe portato alla scomparsa 66 milioni di anni fa dei dinosauri non aviani. La missione DART (Double Asteroid Redirection Test), di cui fa parte anche Luca Parmitano e che si avvale del supporto determinante della tecnologia italiana, è un progetto NASA con cui si sta sperimentando (la sonda è stata lanciata lo scorso novembre e completerà la missione tra circa un anno) la possibilità di modificare l’orbita di due asteroidi gemelli Didymos e Dimorphos, e provare a capire se è possibile evitare fenomeni catastrofici provenienti dallo spazio. La scienza che guarda in alto assume su di sé la fantascienza. 


Benvenuti sul set di “Don’t look up”, verrebbe da dire, se non fossero il film da una parte e la notizia dall’altra la materializzazione di uno scenario di apocalissi comunicativa e politica più che scientifica. Basta leggere i post e i tweet sulla meteora in Pennsylvania: una ridda di commenti che vanno dallo scetticismo alla diffidenza, dalla testimonianza allo sminuimento dell’evento. Interessante, perché mai come adesso la scienza divide e appassiona, e mai come adesso la complessità dei vantaggi globali politici, economici, mediatici coinvolge la scienza, che ne gode o ne è sopraffatta. Il mecenatismo scientifico in questo nostro mondo liquido deve fare conti con la democratizzazione delle conoscenze e con l’impatto (il linguaggio non è innocente) sulla fruizione immediata delle stesse. Guardare e non guardare in alto diventa più di una metafora: è il crinale sopra il quale si muove la realpolitik mondiale. Guardare in alto è, anche per via di metafora, habitus della scienza, la quale si nutre dei dubbi, delle controversie e dei dibattiti. Come, a proposito di estinzione delle specie, fu Il dibattito tra l’evoluzionismo di Lamark e Darwin e il catastrofismo di Cuvier e Agassiz. Quanto siamo disposti a guardare in alto assieme agli scienziati è la sfida di questo tempo. Ed è una sfida di tutti e non riguarda solo la generazione Greta: non è un affare per sognatori o visionari o catastrofisti. 


Jennifer Lawrence e Leonardo Di Caprio, protagonisti del film "Don't look up" distribuito da Netflix.

L’evento cosmico sui cieli della Pennsylvania, a quanto pare il più grande di una pioggia di Gemenidi visibile nei cieli già da metà dicembre, e la missione Dart riportano, nell’urgenza delle impressioni suscitate dalla pellicola di Adam McKay, un’altra urgenza: l’epistemologia dell’aerospazio e i timori apocalittici. Il film inizia con la scoperta di un enorme meteorite diretto verso la Terra e termina con la fine del pianeta: si salvano il Presidente e un imprenditore del digitale e dell’aerospazio, imbarcatisi in tempo su una nave spaziale. La domanda se sia fantascienza o distopia appare quanto mai impropria, se non retorica. La narrazione del futuribile ha perso la sua materia e l’ingegneria aerospaziale ha capovolto ogni suggestione letteraria o fantasiosa. Il turismo spaziale, la colonizzazione dello spazio, la ricerca di condizioni di vita per l’uomo fuori dal nostro pianeta sono realtà più che consolidate. 
Il futuribile è già futuro. Come accadde a Saint- Exupery che mise la fantasia sull’asteroide B612 senza sapere che esisteva davvero. Resta solo da capire quale debba essere la direzione dello sguardo. La scienza lo dice: capire le dinamiche dell’Universo, studiarne la composizione è guardare in alto per guardare in basso. Salvare il pianeta e non solo abitare il cosmo. L’emergenza climatica e il deperimento delle risorse possono essere risolte dall’alto dello spazio. Per fare un esempio, la Cop26 ha stabilito per il 2050 l’azzeramento netto dell’emissione di CO2 grazie alla tecnologia satellitare che studierà la biomassa, sempre che le vacanze spaziali con le loro emissioni non ne annientino i risultati. Il crinale, appunto. Oltre il quale non c’è la catastrofe ma il catastrofismo. Peggio ancora il complottismo.