Le campagne elettorali, da Quinto Tullio Cicerone ai database e alla virtual politik

16 settembre 2021

Di Giovanni Diamanti

Come ogni anno, in Italia, è tempo di elezioni. Il 3 e il 4 ottobre andranno infatti al voto più di 12 milioni di elettori: sicuramente qualcosa da non sottostimare come fosse un semplice test locale. Tra i comuni coinvolti ci sono la capitale del Paese, Roma, la città più moderna e internazionale d’Italia, Milano, e comuni capoluogo di grande rilievo come Napoli, Torino, Bologna, senza dimenticare Trieste.

Sarà la prima elezione dopo le Presidenziali americane del 2020, la madre di tutte le battaglie elettorali, il modello da seguire per ogni consulente politico nel pianeta, il riferimento dell’innovazione sul piano tecnologico e strategico. L’ultima Presidenziale, in particolare, ha vissuto una accelerazione importante sul piano delle innovazioni: è il risultato della combo, spietata, di rivoluzione digitale e disintermediazione da un lato e della pandemia di covid dall’altro, che con il distanziamento sociale (a maggior ragione nei mesi freddi e prima dell’arrivo del vaccino) ha imposto ai leader e ai comitati elettorali di cercare nuove vie di contatto con l’elettore, andando quindi “oltre” il rapporto umano, ovvero l’essenza della politica, nonché l’arma di persuasione elettorale più efficace - e romantica.
Le grandi convention dei partiti da entusiasmanti bagni di folla sono diventate meeting virtuali sul modello-Netflix, con palinsesti articolati, arricchiti da comizi online meno urlati e più emotivi, anch’essi adattati al nuovo mezzo. Il tradizionale porta-a-porta e i micro-eventi di quartiere sono stati sostituiti da riunioni sulle più aggiornate piattaforme online, e la creatività dalle strade si è spostata sul web (sulle televisioni, invece, gli ads rimangono fondamentali, così come i dibattiti tra candidati).

Eppure, più che un salto nel futuro, è sembrata una parentesi dettata dal contesto. Già sul finale di campagna Trump cercò le piazze e riattivò le attività di canvassing, il tradizionale porta-a-porta. E quest’anno, sul fronte italiano, i segnali vanno verso direzioni più tradizionali: più mercati che Skype, più comizi che meeting su Zoom, il web che affianca ma non sostituisce la carta e i manifesti. Non è un ritorno all’antico, ma una ricerca dell’armonia perduta della campagna elettorale. Dove le tecnologie non si sostituiscono al contatto tra persone, ma si aggiungono, aiutando i leader a raggiungere gli elettori più difficilmente raggiungibili. Un’innovazione orientata all’elezione, mai fine a sé stessa. Un’innovazione che porta un valore aggiunto all’elemento umano: come nell’occasione delle attività di porta-a-porta, oggi favorite, negli Stati Uniti, da database che forniscono quotidianamente agli attivisti elenchi di elettori rispondenti alle necessità strategiche della specifica giornata elettorale.


I voti si recuperano con il contatto umano, con i messaggi forti, con la fiducia nelle persone. Dopo lo scandalo-Cambridge Analytica, che nel 2016 utilizzò impropriamente un’importante mole di dati di profilazione degli utenti dei principali social per targetizzare al meglio i messaggi di Donald Trump, in molti alzarono i toni, spesso nell’auspicio di trovare una giustificazione autoassolutoria alla sconfitta di Hillary Clinton. Sbagliando. Lo scandalo aveva grosse implicazioni morali, da non sottovalutare, ma non vi è prova di particolari spostamenti di voti dovuti a queste profilazioni dettagliate. Non sono i dati di profilazione a spostare i voti, non è il microtargeting a muovere consensi: sono i grandi messaggi e le emozioni a farlo (e, nel medio e lungo termine, i contesti economico-sociali). Senza un messaggio forte e credibile, Trump non avrebbe conquistato i voti degli elettori che rientravano per lui nei target decisivi: questo è il grande principio che regola le campagne elettorali e le elezioni da sempre. Ed è un principio che valeva già più di duemila anni fa, e che si rintraccia nel Commentariolum Petitionis di Quinto Tullio Cicerone, autore di un brillante quaderno di appunti per il fratello Marco, candidato alla carica di console. Dai princìpi del posizionamento alle più oscure tecniche di persuasione del negative campaigning, il compendio di Quinto Tullio tocca tutti i punti fondamentali delle strategie elettorali e ha, per secoli, guidato gli spin doctor più pionieristici e dato una direzione alle innovazioni tecnologiche in questo campo.

Ogni riflessione teorica generale sull’innovazione oggi non può che partire dal profondo, da Leonardo, dai grandi pensatori che secoli fa diedero una direzione e una visione ai posteri. Così, ogni riflessione sulle nuove tecnologie di campagna elettorale non può che partire dal profondo, da Sun Tzu e il suo pensiero strategico, da Quinto Tullio Cicerone e il suo Commentariolum Petitionis. Perché dietro la macchina, c’è sempre l’uomo, c’è sempre l’idea. È questa idea e sono questi uomini, alla fine, a fare i grandi passi avanti: dalla scienza fino alle campagne elettorali. La tecnica ha invece il compito di accompagnarli.