“Legge Salvamare”: una scialuppa di salvataggio per il nostro mare

09 dicembre 2021

Di Serena Ricci

Le materie plastiche sono le componenti principali dei rifiuti marini costituendo fino all'85% di quelli trovati lungo le coste (beach litter), sulla superficie del mare e sul fondo dell'oceano (marine litter). L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile indica, nell'Obiettivo 14, quello di "Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile" proprio perché la risorsa oceanica è impagabile, assorbendo circa il 30% dell’anidride carbonica prodotta dagli umani, mitigando così l’impatto del riscaldamento globale sulla Terra e costituendo la più grande riserva di proteine al mondo. Tuttavia, il 40% degli oceani è pesantemente influenzato dagli effetti delle attività umane quali l’inquinamento, l’esaurimento delle riserve ittiche e la perdita di habitat naturali lungo le coste. Tra le iniziative adottate a livello nazionale e finalizzate alla riduzione delle plastiche e del marine litter, si ricorda la normativa sul divieto di utilizzo di shopper non biodegradabili e compostabili (introdotta dal DL 91/2017, recante misure per la crescita economica del Mezzogiorno, e resa operativa, in attuazione della direttiva 2015/720/UE), l'art. 27 del cosiddetto collegato ambientale (L. 221/2015), che ha previsto l'individuazione, da parte del Ministro dell'ambiente, di porti marittimi dotati di siti idonei nei quali avviare operazioni di raggruppamento e gestione di rifiuti raccolti durante le attività di gestione delle aree marine protette, le attività di pesca o altre attività di turismo subacqueo, tramite appositi accordi di programma; di rilievo l’istituzione di un Fondo da parte della legge di bilancio 2020 (l.160/2019) per lo sviluppo di un Green new deal italiano e, non ultima, la proroga al 1° luglio 2021 della data di entrata in vigore della plastic tax. A livello europeo, in attuazione della Strategia europea per la plastica nell'economia circolare, sono state adottate la direttiva (UE) 2019/904, sulla riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente, e la direttiva (UE) 2019/883 relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi. Quest’ ultima prevede l'inclusione, tra i rifiuti delle navi assoggettati alle disposizioni della direttiva, anche dei "rifiuti accidentalmente pescati"(RAP), che a loro volta sono definiti come i "rifiuti raccolti dalle reti durante le operazioni di pesca” al fine di tutelare l'ambiente marino riducendo gli scarichi in mare dalle navi e al tempo stesso assicurando il flusso del traffico marittimo.


In ritardo rispetto al termine di attuazione di quest’ultima direttiva (28 giugno 2021), si sta concludendo la terza lettura, in Commissione ambiente presso la Camera dei deputati, della cosiddetta “Legge Salvamare” recante disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare. Il provvedimento mira ad un’azione diretta alla riduzione della dispersione della plastica in mare e del suo recupero, favorendo la raccolta volontaria non solo durante apposite campagne di pulizia, ma anche mediante sistemi di cattura fissi, opportunamente posizionati in modo che non interferiscano con le funzioni ecosistemiche dei corpi idrici. Si persegue il duplice scopo di consentire a chi recupera questi rifiuti di portarli a terra senza incorrere in sanzioni e di facilitare il conferimento, in linea con la risoluzione del Parlamento europeo del 16 settembre 2021 in cui si legge che «i pescatori sono sempre più coinvolti nella raccolta di tutti i rifiuti marini, comprese tra l'altro le attrezzature da pesca perdute o abbandonate, e che il loro contributo ecologico in tal senso dovrebbe essere riconosciuto, incoraggiato e debitamente ricompensato». La “Legge Salvamare” disciplina anche le campagne di pulizia e lascia all’iniziativa governativa la definizione dei criteri per i quali rifiuti accidentalmente pescati e quelli volontariamente raccolti cessino di essere tali (end of waste). L’intento del legislatore è stato quello di introdurre sistemi di recupero rifiuti anche nei corsi d’acqua interni per prevenire l’inquinamento marino affidando al MITE l'avvio, entro il 31 marzo 2022, di un Programma sperimentale triennale di recupero delle plastiche nei fiumi. L’iniziativa del legislatore cerca in definitiva di introdurre una disciplina di ampio respiro istituendo anche una “Giornata del mare”, diretta a prevenire l’abbandono dei rifiuti in mare, una campagna di prevenzione dell’inquinamento da plastiche invisibili(le particelle rilasciate durante il lavaggio di indumenti in microfibra), fino ad occuparsi degli impatti ambientali degli impianti di desalinizzazione, strumenti necessari per affrontare la siccità. L'inquinamento marino potrà essere arginato soltanto attraverso la sensibilizzazione anche di Paesi e continenti confinanti considerando che il Mediterraneo è un mare chiuso, il cui inquinamento non è conseguenza esclusiva dei comportamenti del nostro Paese.