Lg "Vision Omnipod" il minivan che trasforma l'idea di vettura: sempre meno auto, sempre più casa

Di Giovanni Vasso

28 gennaio 2022

La rivoluzione della mobilità (e dell’auto) passa attraverso il metaverso affidandosi a una influencer (virtuale) che è passata dall’incidere e mixare brani musicali a servire snack e addobbare ambienti digitali per i passeggeri: Lg, colosso dell’elettronica, ha presentato al Ces di Las Vegas un concept che punta a trasformare l’idea stessa di vettura. Avvicinandola a quella dei futurologi della Belle Èpoque: sempre meno auto, sempre più casa. O, all’occorrenza, ufficio e persino cinema.
Si chiama Vision Omnipod e porta nel “sottotitolo”, suggerito dalla stessa multinazionale coreana, l’idea che ha mosso Lg alla sua scorribanda nell’universo motoristico; quella di un’altra casa, “Another Home”. Poche informazioni “classiche”, la scheda tecnica non è stata del tutto svelata. Ma, mai come in questo caso, la novità sta altrove. La notizia non è nei dettagli tecnici del motore, delle finiture, del telaio. È dentro ma dove non la si cercherebbe di solito. Ad esempio, la novità è nei pannelli-schermo di cui è dotato il van. E che, all’occorrenza, possono essere utilizzati per accedere al Metaverso o per allestire matinée dedicate alla settima arte. Trasformando gli ambienti, dotati di un sedile posteriore reclinabile in pieno stile divano e di un altro anteriore che si può orientare, girandolo all’indietro, in una sala cinematografica iperfuturistica o, almeno, in un ufficio dotato di ogni confort. 
Oltre ai salotti, infatti, il Vision Omnipod ha anche un frigorifero. E, inoltre, può essere equipaggiato di una serie di elettrodomestici per rendere ancora più confortevole il viaggio ai passeggeri. Fin qui l’hardware. Poi c’è il resto. Che promette mirabilia: il “meta-schermo” mobile che “può essere configurato in tempo reale”. Oppure le app, tra cui Soft V2X che garantisce l’interscambio di informazioni con pedoni e ciclisti. O, ancora, il cruscotto che promette di digitalizzare tutto, con l’obiettivo di superare le tecnologie attualmente ritenute innovative e di cui, chiaramente, sono equipaggiate alcune tra le più ambite super-car sul mercato. 


Ma non è finita qui. Perché c’è l’assistente digitale. Si tratta di Reah Keem. E la scelta non è né casuale né banale. Reah è un’influencer, dj e musicista coreana che vive nella “splendida e dinamica” città di Seul da dove intesse canzoni e “interazioni con persone umane”. Già, perché lei –che ha pure inciso un brano “Comino Drive”- non è reale. Almeno non nel senso a cui siamo più abituati. È un progetto virtuale, presentata giusto un anno fa, come il Vision Omnipod, al Ces di Las Vegas. Oggi, con poco più di 15mila follower su Instagram e con la solita ambizione a dire la sua nel fenomeno ormai globale che è il K-pop, s’è impiegata in quella che Lg ha definito la “concierge” del van. Un’intelligenza artificiale a completa disposizione dei passeggeri che, come ha fatto sapere Lg “applica l’interazione naturale con esseri umani virtuali per rispondere a varie esigenze”. Quali? Per il momento non è dato sapere tutto. Ma con ogni probabilità, sarà presto dotata di “compagnia” e sarà capace di assolvere decine di compiti diversi, anche di ordinare e dunque farsi recapitare cibo senza costringere gli ospiti a dover prendersi il disturbo di scendere dal furgoncino. 
Connessioni, app, digitale e assistenti virtuali. Più che un’auto, insomma, quella proposta da Lg sembra uno smartphone a forma (squadrata, come d’obbligo nel mercato asiatico) di furgoncino. I dirigenti del colosso coreano hanno affermato che l’obiettivo è quello di portare l’esperienza domestica anche “su strada”. Una casa a quattro ruote che, nell’era della digitalizzazione, è obiettivo condiviso anche da altri marchi. Come, ad esempio, Volkswagen che lanciando il suo nuovo Bulli, ha voluto insistere molto su questo aspetto. Che l’era digitale comporti il risorgere di un nuovo concetto del “nomadismo”? Oppure faccia rinascere, magari in versione extralusso, l’era in cui, con Jack Kerouac e la beat generation, si andava o meglio ancora, si viveva “Sulla Strada”? Forse no, ma di sicuro potrà trasformare, in maniera totale, l’idea di mobilità che abbiamo oggi.


“Figli” come siamo della penultima (grande) rivoluzione tecnica del ‘900, assisteremo alla fine della motorizzazione di massa così come l’abbiamo conosciuta. Le auto saranno sempre più condivise e, magari, invece che acquistate ottenute in fitto. Nulla di nuovo, potrebbe sembrare. Già negli ultimi anni è cresciuto il settore del noleggio a lungo termine. Ma resta comunque limitato per lo più a professionisti, a commessi viaggiatori: gente che ha l’esigenza di percorrere decine di migliaia di km all’anno e che rischia di ritrovarsi, al momento della maxi-rata finale, a dover riscattare una vettura che ormai ha dato tutto. Ma la dimensione del noleggio auto a lungo termine, come è intesa oggi, resta individuale. La “rivoluzione”, giurano in Lg e non soltanto lì, passerà dalla condivisione e dalla connessione. Dal concetto di proprietà che verrà reso obsoleto a favore di nuove soluzioni. 
Con la trasformazione dell’auto in un vero e proprio hub smart polivalente, non sembra folle ipotizzare – specialmente nelle grandi città – un rapporto nuovo tra auto e persone. Non più proprietario, dunque, ma utente. Che magari, con un servizio in abbonamento e collegato a un Rid bancario, può usufruire dell’utilizzo di un mezzo di trasporto alle condizioni che preferisce. Così come cresce il numero degli uffici condivisi tra professionisti diversi, spopolano le app di condivisione per i mezzi privati, da Uber fino alle piattaforme per il viaggio condiviso in macchina. Chissà che domani, non si comincerà a “unire” auto e ufficio e condividere lo stesso furgone, magari a ore o a giorni, in dieci. O anche di più. Oppure chissà, più semplicemente, il prossimo passo potrebbe essere quello di chiedere un passaggio a una bella cantante digitale coreana che, in attesa del successo globale (vero e non virtuale), sbarca il lunario al portellone mobile di una casa (o di un cinema, o di un ufficio oppure, perché no, di una palestra) viaggiante.