30 km/h in città: frenano le auto, corrono comunque le emissioni di CO2. Per non dire del traffico

Di Massimo Falcioni

23 gennaio 2024

Dal 16 gennaio 2024 nel 70% delle strade cittadine di Bologna è entrato in vigore il nuovo limite di velocità di 30 chilometri orari. Multe e polemiche non sono mancate. In un sondaggio de Il Resto del Carlino di Bologna su 3.477 partecipanti, il 79 per cento dice NO e solo il 21 per cento approva le nuove scelte. C’è chi dice: “Così, tanto vale girare a cavallo”. Bologna non è la prima città italiana a imporre il limite di velocità dei 30 all’ora sulle sue strade anche se tale limite è applicato nella maggior parte delle vie. Provvedimento double face? C’è chi dice che con questa misura si riducono gli incidenti e le emissioni di CO2 e, all’opposto, chi critica tale limite dei 30 Km/h perchè porta a una maggiore congestione del traffico puntando il dito sulla volontà dei comuni di fare cassa con gli autovelox.

Il limite di 30 Km/h in città è un provvedimento che si sta diffondendo, oltre che in Europa e in altri continenti, in Italia dove ci sono già 60 città in “zona 30” per quasi 3.000 chilometri di strade. Un’altra città dell’Emilia Romagna, Cesena, è stata la prima ad avviare in Italia, nel 1978, il limite dei 30 Km/h. (su una sola strada) con il risultato double-face: gli incidenti con feriti sono dimezzati mentre quelli non gravi sono rimasti gli stessi. Il primo centro urbano a introdurre un limite di 30 Km/h in tutte le strade è stato quello di Olbia, misura adottata dal 1 giugno 2021. Tra le altre città italiane che si preparano al limite dei 30 Km/h ci sono Parma, Torino, Firenze, Milano, dove però il sindaco Sala ha dichiarato che: “Il modello Bologna non è applicabile a Milano”. A Roma, il sindaco Gualtieri ha promesso che il 70% delle strade sarà in zona 30 entro la fine del suo mandato che scade nel 2026.  Molte le città che già in Europa adottano il limite dei 30 Km/h. La prima è stata Graz (300 mila abitanti), in Austria, dove sull’80% delle strade si viaggia a un massimo di 30 all’ora con una forte riduzione di incidenti. In Spagna, da maggio 2021, tutte le strade con una sola corsia per senso di marcia, rappresentanti il 70% di tutte le strade nel paese, sono soggette al limite dei 30 Km/h. Stessa misura a Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia.

In Francia, dove, oltre a Parigi, città come Grenoble, Lille, Nantes, Nizza, Montpellier e altre 200 città di medie e piccole dimensioni hanno adottato il limite di velocità di 30 chilometri orari, i risultati sembrano aver portato a una riduzione della mortalità stradale del circa il 70%. A Bruxelles, diminuzione del 20% negli incidenti stradali e del 25% di decessi e feriti gravi. In Gran Bretagna il limite è di 20 miglia orarie, 32 Km/h. L'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) stima che il rallentamento dei flussi di traffico possa salvare fino a 25.000 vite umane entro il 2035. Le Nazioni Unite hanno esortato i comuni a considerare seriamente questo provvedimento. Nella Dichiarazione di Stoccolma del febbraio 2020 si auspicava, forse con eccessivo ottimismo, un 2050 con le vittime sulla strada azzerate. Al di là di come la si pensi bisogna partire dai fatti. Il limite di velocità serve soprattutto in prossimità di scuole, asili e di altre zone delicate. C’è chi dubita che i 30 km/h siano la soluzione per rendere le città più sicure e meno inquinate. C’è chi dice apertamente che la maggior parte degli incidenti stradali con gravi conseguenze che accadono nei centri urbani in ore diurne, e che per lo più coinvolgono pedoni e ciclisti, non sono dovuti alla velocità bensì alla distrazione. Ovvio che se si abolisse la circolazione delle auto al centro delle città la situazione sarebbe diversa. Ma, senza una visione strategica innovativa, con tutti i “pro” e i “contro”, si tornerebbe indietro di oltre un secolo. I problemi, anche questo del traffico e della sicurezza (urbana e non solo) vanno affrontati in modo realistico.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, con il progetto “città 30”, ha dedicato il decennio 2021-2030 al tema della sicurezza stradale. Tale progetto è considerato tappa “fondamentale” per la riduzione del numero di morti e feriti dovuto a incidenti di traffico e per il raggiungimento di alcuni obiettivi di “sostenibilità” per il 2030. Nelle «città 30» non soltanto gli incidenti sono meno e meno dannosi ma sono incentivati anche gli spostamenti a piedi e in bicicletta. L’OMS stima così di salvare almeno 25.000 vite umane da qui al 2035. Graz, Londra, New York e Toronto sono solo alcuni casi di città che applicano un limite generalizzato di 30 km/h nelle strade urbane, 20 km/h in quelle a senso unico, pedonalizzazione nei centri storici e 50 km/h solo per vie principali a doppia corsia per senso di marcia. Sulle strade italiane si registra un morto ogni tre ore e un ferito ogni 2,5 minuti e il 50% delle vittime sono pedoni e ciclisti, un’emergenza da codice rosso. Già oggi la velocità media di spostamento in ambito urbano non supera i 30 Km/h. In Italia, caratterizzata dal più elevato numero di auto pro-capite d’Europa, i centri urbani sono intasati e le medie di percorrenza sono tra le più basse e comunque ben al di sotto di 30 km/h13. Oltre 8 milioni di italiani viaggiano già sotto i 30 km/h e, almeno in questo caso, i divieti non c’entrano.

Fonte: Freepik

Il record negativo spetta a Milano (28 minuti e 50 secondi per percorrere 10 Km) con la velocità media di 17 chilometri all’ora. A seguire, in negativo, ci sono Roma (dodicesimo posto nel mondo con velocità media di 19 Km/h per 107 ore all’anno perse nel traffico dell’ora di punta) poi Torino, Messina, Firenze, Palermo. Milano è la quarta città più congestionata al mondo, a pari merito con Lima-Perù, preceduta da Londra, Dublino, Toronto. A Bologna, in particolare, secondo TomTom traffic index, la velocità media nelle ore di punta (2023) si attestava già a 32 km/h, per un totale di 63 ore/anno passate nel traffico (+4,17 ore rispetto al 2022). Un automobilista, sempre a Bologna, per compiere un tragitto di 10 chilometri impiega quasi 15 minuti. E ogni anno trascorre 63 ore negli imbottigliamenti: quasi tre giorni in mezzo al traffico. Non si tratta di “destino cinico e baro”. Qualcosa va fatto e si può fare: anche con il limite dei 30 Km/h, non generalizzato ma su misura.