Litio, in USA scoperto giacimento da 40 milioni di tonnellate. Spinta per l’auto elettrica d’Oltreoceano?

Di Massimo Falcioni

15 gennaio 2024

Sotto i mari, i fiumi, i laghi c’è sempre qualcosa da scoprire. A volte qualcosa che cambia la vita dell’uomo o che, comunque, contribuisce a darle una svolta. E’ quel che sta accadendo nel Salton Sea, il più grande lago della California (974 chilometri quadrati) circondato da un arido deserto, a nord dell’Imperial Valley. Il bacino idrico è in uno stato di progressivo degrado dovuto a livelli crescenti di inquinamento delle acque, un fenomeno che ha portato al fallimento di un progetto, nato oltre cinquant’anni fa, che puntava a fare di questo lago a 250 Km da Los Angeles il luogo turistico balneare dell’Imperial Valley in grado, all’apice della sua popolarità, di attrarre più turisti dello Yosemite National Park, 3.074 Km quadrati nelle montagne della Sierra Nevada in California. Le acque del Salton, in un allarmante stato di prosciugamento, sono giunte a un tale livello di deterioramento, con sostanze tossiche ovunque, che è divenuto persino pericoloso sia mangiarne il pescato sia semplicemente fare il bagno. Una situazione con conseguenze devastanti anche sul piano economico che però oggi pare alla vigilia di una svolta straordinaria quanto inaspettata.

Di cosa si tratta? Si è scoperto che il lago, sotto l’acqua, contiene quantità enormi di litio, il prezioso metallo usato principalmente nelle leghe conduttrici di calore, come componente in composti di interesse medico-farmaceutico e, sempre più, nelle batterie, indispensabili per le nuove auto elettriche. Considerando che tutto il mondo si sta impegnando per raggiungere una transizione circolare è evidente che questo metallo è al centro degli interessi e rappresenta un minerale “critico” delle risorse essenziali le cui forniture sono a rischio per la scarsa disponibilità e per i prezzi inaccessibili. Nella nuova riserva ci sarebbe – in questi casi il condizionale è d’obbligo - talmente tanto litio, tra  20 e  40 milioni di tonnellate di “oro bianco”, sufficiente per costruire nuove batterie per oltre 375 milioni di veicoli elettrici. Numeri da capogiro: basti pensare che nel 2022 sono state vendute nel mondo 10 milioni di auto elettriche con previsioni di 14 milioni nel 2023. Conti alla mano, si tratta di uno dei più grandi depositi di “salamoia” di litio al mondo, ancora più grande di quello indiano da 5,9 milioni di tonnellate, deposito potenzialmente in grado di rendere gli USA autosufficienti. 

Foto di Alexander Schimmeck su Unsplash

Oggi la domanda globale di litio è in continua e forte crescita e le previsioni attuali stimano che entro il 2040 saranno necessari almeno 1 milione di tonnellate di questo minerale per soddisfare la domanda annua: in aumento di otto volte rispetto alla produzione globale del 2022. Obiettivo, allo stato attuale, impossibile da raggiungere. Basti pensare che, appunto, nel 2022, sono state prodotte “solo” 150.000 tonnellate di litio in tutto il mondo e le varie miniere utilizzate per estrarlo hanno depositi comunque non infiniti. Qual è il paese più ricco di litio? Attualmente, quasi tutta la produzione di litio è concentrata in quattro Paesi: Australia (47%), Cile (30%), Cina (15%) e Argentina (5%). Come si è arrivati a questa scoperta del litio sul fondo della Caldera McDermitt lunga 45 chilometri e larga 35? Ricerche precedenti avevano fatto capire che si era formata come parte del "punto caldo" della Terra di Yellowstone, che ha portato alla formazione di una sequenza di caldere. La sua origine viene da lontano risalendo, si dice, a circa 19 milioni di anni fa. Nel 2017, un altro gruppo di ricercatori aveva trovato prove che una parte della caldera chiamata Thacker Pass potesse avere uno tra i più grandi giacimenti di litio mai trovati. Fu così che la Lithium Americas ottenne, pur ostacolata da gente del posto e gruppi di nativi americani, la possibilità di approfondire le ricerche e verificare la consistenza del deposito a fini estrattivi. Si è partiti dalla ricostruzione della storia geologica dell’area investita da una gigantesca eruzione, dopo di che il magma sotterraneo si spinse in profondità verso il centro di quella che oggi è la caldera risultata in seguito dell’eruzione esplosiva. Così si crearono faglie, fessure e fratture, consentendo al litio di filtrare verso la superficie. E questo presuppone che in profondità ce ne fosse in elevate quantità.

A questo punto, all'interno della caldera si formò un lago che venne riempito per tempi lunghissimi dal materiale di smantellamento di parte della caldera stessa. E così il litio, o meglio i minerali che lo contengono, si sono concentrati in aree ben precise e oggi risulta presente in percentuali tra le più elevate al mondo finora conosciute. Un trio di vulcanologi e geologi della Litium Americas Corporation, GNS Science e Oregon State University ha portato prove di notevole interesse secondo le quali la Caldera McDermitt, potrebbe ospitare il più grande deposito di litio conosciuto sulla Terra. Qui siamo. Adesso, Istituzioni e compagnie minerarie USA sono impegnate con uomini e mezzi adeguati per completare il complesso lavoro di analisi del giacimento e passare quanto prima a tutte le autorizzazioni necessarie e poi, finalmente, dare il via agli scavi. Si parla, c’è chi dice con eccessivo ottimismo, del 2026, con il giacimento che, realisticamente, potrebbe produrre i primi materiali in modo organico e nella logica industriale, non prima del 2030. Si vedrà.