Lo Spazio, l'Italia e l'ultima frontiera

Le strategie future in un incontro a Roma

Di Luciano Violante | Rassegna Stampa

20 settembre 2021

In trent'anni è cambiata la nostra vita. Il World Wide Web appare nel 1991; Google fu fondata nel '98; il Gps, navigatore satellitare, è operativo dal maggio 2000; il primo iPhone è stato presentato da Steve Jobs nel gennaio 2007; un anno prima compare Twitter, mentre Facebook è del 2004 e Instagram è stata lanciata nel 2010. La piattaforma Zoom è stata fondata nel 2011. Abbiamo scoperto il valore dei dati, che connessi tra loro, costituiscono la materia prima dei prossimi decenni. L'integrazione di tutti questi fattori permette un salto di qualità nella corsa allo Spazio.

Si parla perciò di New Space. L'Old Space era basato sostanzialmente sulla manifattura - produzione di lanciatori e satelliti - e su grandi investimenti pubblici. Nel New Space l'industria spaziale si integra con lo sviluppo digitale; se i satelliti smettessero di funzionare saremmo perduti. Lo Spazio è anche un grande giacimento. Sulla luna, ad esempio, ci sono idrogeno, elio, materie prime rare. Sugli altri corpi celesti potrebbe esserci molto di più.

Lo sfruttamento sostenibile di risorse naturali dello spazio potrebbe contribuire alla soluzione di alcuni problemi della Terra creati dal sovrappopolamento e dalla limitazione delle materie prime. Secondo Morgan & Stanley l'attuale valore della space industry ammonterebbe a circa 350 miliardi di dollari e potrebbe salire a 1 trilione di dollari alla fine del decennio. Non è escluso che gli Usa abbiano deciso di lasciare l'Afghanistan perché hanno ritenuto che la competizione globale non si svolgerà più sulla Terra ma nello Spazio. D'altra parte il presidente Johnson aveva detto: «Chi controlla le alture dello Spazio controlla il mondo». Oggi, ha scritto Roberto Vittori, uno dei nostri astronauti con maggiore esperienza di missioni spaziali, non ci si chiede più «possiamo farlo?», ci si chiede: «Visto che possiamo farlo, cosa e quanto possiamo guadagnarci?».

Vittori sarà presente a Roma domani, con i ministri Colao, Giorgetti, Messa, i responsabili delle agenzie spaziali delle Nazioni Unite, dell'Europa e dell'Italia, i rettori dei politecnici di Torino, Milano, Bari e delle Università La Sapienza e Federico II, insieme a un saggista scientifico eccezionale come Piero Angela e studiosi ed esperti, a una giornata di lavoro su "l'Italia e lo Spazio", che rientra tra le iniziative della presidenza italiana per il G20 ed è indetta dalla Fondazione Leonardo.

L'Italia ha i titoli tecnologici e scientifici per partecipare alla corsa. Abbiamo infrastrutture spaziali altamente strategiche, partecipiamo ai grandi programmi europei, abbiamo attivato diverse collaborazioni internazionali. Stiamo mettendo in campo coraggio e convinzione. Lo Spazio è alta tecnologia e business, ma non solo. La prudenza non può esimerci dal dovere umano di interrogarci sul senso degli anni che viviamo.

Il complesso delle trasformazioni stanno determinando mutamenti profondi nel modo di intendere il tempo e la vita. Non è retorico parlare di cambiamento d'epoca; lo ha fatto spesso l'attuale Pontefice. Se è in corso una trasformazione, quelle che oggi definiamo crisi - della democrazia, ad esempio - forse non sono declini; sono passaggi, fatica di abbandonare il vecchio e comprendere il nuovo.

C'è perciò bisogno di una nuova capacità di pensare al presente e al futuro, cominciando proprio dallo Spazio, il continente dei nostri nipoti.

Articolo pubblicato su "La Repubblica" del 20 settembre 2021