Civiltà del mare, la prima ufficiale di macchina e un salvataggio in mare

Di Massimiliano Lussana

17 gennaio 2024

Ingresso delle donne a bordo. Un tempo evento rarissimo e destinato solo a particolari ruoli: soprattutto commissari e vicecommissari di bordo, ispettori, medici, accoglienza e intrattenimento.
Ma ecco che arrivano dall’Accademia Italiana della Marina Mercantile di Genova, tra le eccellenze in Italia, altre storie: oggi le donne giovani e giovanissime allieve per imbarcarsi a bordo delle navi sono il 9,2 per cento degli iscritti, record di sempre.

E soprattutto c’è una storia, quella della prima ufficiale di macchina diplomata all’Accademia e premiata il mese scorso nel Graduation Day, la cerimonia di consegna degli attestati agli allievi che hanno completato il proprio ciclo formativo.
Ma perché questa è una notizia, perché il crollo del soffitto di cristallo della sala macchine è diversa dal resto? Perché, solitamente, le donne – anche le allieve dell’Accademia Italiana della Marina Mercantile – scelgono la carriera “di coperta”, cioè i ruoli in plancia o a diretto contatto col pubblico.


E invece Gaia Marconcini è la prima allieva donna diplomata ufficiale di macchina all’ITS genovese ed è stata premiata dall’assessore alla Formazione della giunta di Giovanni Toti di Regione Liguria, Marco Scajola. 
E qui arriva la seconda notizia che sposa due temi cari a “Civiltà delle macchine”: da un lato la Civiltà del mare, dall’altro il ruolo degli ITS e della formazione che dà immediatamente lavoro che nell’ITS genovese guidato da Eugenio Massolo  e da Paola Vidotto ha praticamente la sua definizione ufficiale: “I numeri di coloro che trovano occupazione dopo averlo frequentato sono straordinari – spiega Marco Scajola, che ha raccolto e portato avanti il testimone da Ilaria Cavo, l’assessora che l’ha preceduto ed entrambi hanno raccontato una storia diversa della formazione in Italia, passando dallo sguardo focalizzato soprattutto sui formatori a quello dedicato ai formati - e si attestano intorno a percentuali del 95 per cento. Secondo il monitoraggio Indire del ministero dell’Istruzione e del Merito gli istituti tecnologici superiori della Liguria sono i migliori d’Italia, e in particolare questo risulta essere al top nazionale tanto da ricevere 1,3 milioni di euro, di cui 494mila euro di premialità, per i grandi risultati raggiunti”.

Così persino il “Graduation Day” va in questa direzione, visto che nell’ultima edizione sono stati premiati 70 diplomati su 163,  visto che gli altri erano già tutti in mezzo al mare. E gli iscritti ai corsi 2024 sono già 800, e i diplomati “terzi ufficiali” di ogni anno accademico coprono un terzo della richiesta dell’intera marineria.  
I corsi variano da quelli per specialisti nell’intrattenimento a bordo a quelli di cucina in mare, ai pasticcieri di bordo, a quelli per “Tecnico Superiore per l’infomobilità e le infrastrutture logistiche”, che alla sua prima edizione ha registrato un’occupazione del 100 per cento degli allievi. E la logistica è un po’ la nuova frontiera dell’Accademia, da “tecnico superiore per la gestione dell’automazione in ambito portuale” a “tecnico superiore per la gestione e la conduzione dei mezzi ferroviari”. E ancora “Ship manager”, cioè uno specialista della gestione delle commesse o chi si occupa di infomobilità e infrastrutture logistiche, oltre a quelli specializzati in cantieristica navale.


In totale, i corsi istituiti sono oltre 70, spesso organizzati in collaborazione con le aziende e compagnie di navigazione (sono più di 30 quelle che hanno imbarcato cadetti dall’istituzione ad oggi) che si impegnano preventivamente a dare lavoro agli iscritti, riuscendo così a chiudere positivamente il percorso del “matching”, alternando corsi in classe e periodi passati in navigazione.

Ed è proprio in navigazione che si possono raccontare come quella di Alessio Andreani, ex Allievo dell’Accademia, nella classe di Coperta 42, che - poche ore dopo essere partito - si è trovato a vivere un’esperienza umana fortissima. 
Infatti, in navigazione verso il porto greco del Pireo, la nave “Laura Bassi”, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, è stata chiamata a rispondere alla chiamata di soccorso di una barca a vela in gravi difficoltà al largo di Zante. 
Alessio, prima di imbarcarsi sulla nave oceanografica come terzo ufficiale, aveva navigato su una nave da crociera della Costa e lo attendevano tre mesi di navigazione fra Antartide e Oceania. Ma prima, la legge del mare.
“A 55 miglia a Sud-Ovest dell’isola, la barca a vela, con il mare in burrasca, aveva a bordo 92 migranti” ha raccontato il Comandante della “Laura Bassi”, Franco Sedmak. La nave, in missione per raggiungere la Nuova Zelanda e poi la base italiana in Antartide per la 38esima spedizione polare del programma PNRA, ha subito cambiato rotta, andando incontro alla barca a vela. 

Fonte: Unsplash.com


“Le condizioni del mare erano proibitive e non riuscivano più a manovrare. Abbiamo provato ad avvicinarci, ma era troppo rischioso provare a issare a bordo le persone, tra cui c’erano diversi bambini anche in tenera età. Abbiamo quindi deciso di lanciare una cima ai passeggeri e di trainare la barca, dopo esserci messi in contatto con le autorità greche. Le condizioni meteomarine erano pessime ed eravamo preoccupati che la barca potesse ribaltarsi”. 
La “Laura Bassi” è una nave oceanografica e a bordo sono presenti cuccette per decine di ricercatori e per l’equipaggio, ma ovviamente gli spazi sono limitati. Ed è ancora il Comandante a parlare: “Dopo aver iniziato il viaggio verso il porto greco di Kalamata abbiamo visto che le persone a bordo richiamavano la nostra attenzione e abbiamo deciso di cambiare strategia. Grazie agli sforzi dell’equipaggio, e soprattutto dell’Ufficiale Alessio Andreani (cioè l’Allievo uscito dall’Accademia ndr) e del marinaio Nico Persic, abbiamo messo in acqua una Service Boat. Sono serviti ben 16 trasbordi tra le due unità per portare a bordo tutti e 92 i migranti, che erano di origine afghana, siriana e iraniana: 23 di questi erano bambini, e 20 erano donne. Una volta a bordo, ci siamo assicurati che fossero in salute e che si riscaldassero, ma alcuni di essi presentavano principi di ipotermia. Una sfida davvero complessa, ma abbiamo fatto il nostro dovere di uomini di mare.

La nostra più grande soddisfazione è stata quella di esserci assicurati che tutti stessero bene, e di aver assicurato loro una nuova opportunità di vita. Sembra una cosa comune e semplice, ma svolgere un soccorso in mare aperto e con tutti i pericoli di una barca in gravi difficoltà, non è affatto banale. Solo la professionalità dell’equipaggio ci ha dato modo di portare a terra i migranti”.
Ecco, è anche una scuola di vita l’Accademia.
E la legge del mare è semplicemente essere umani.