Mauro Forghieri, l’ingegnere “furia” degli anni d’oro della Ferrari F1 compie 87 anni

13 gennaio 2022

Di Massimo Falcioni

Compie 87 anni in gran forma Mauro Forghieri, nato a Modena il 13 gennaio 1935, progettista di Formula Uno, direttore tecnico e deus ex machina della Ferrari corse dal 1962 al 1971 e dal 1973 al 1984. Con Forghieri alla guida, per oltre un ventennio, la Scuderia del Cavallino ha progettato e realizzato i bolidi più innovativi e competitivi vincendo tutto, ovunque, conquistando la vetta del mondo della F1 con sette titoli iridati costruttori, con imprese memorabili che hanno fatto la storia del Motorsport. Forghieri non è considerato soltanto un “ingegnere” di qualità, ma era ed è per tutti “l’ingegnere”, il simbolo di chi sa “inventare” un motore e un’auto da corsa andando spesso controcorrente, di chi sa gestire una squadra in pista, di chi sa dominare le tensioni e accettare le sfide spostando l’asticella sempre più avanti. Forghieri ha guidato il settore racing della Rossa con passione e competenza trasformando una questione tecnica in arte, in un fatto culturale. 
Di Enzo Ferrari, classe 1898, ideatore e patron del brand più conosciuto del pianeta anche secondo Forbes, si è detto e scritto di tutto. In sintesi il Drake di Maranello è stato definito: “Un fenomeno capace di trasformare i sogni in realtà: geniale quanto irascibile, diffidente, cinico, lunatico, uno che non conosce la parola grazie”. Di Mauro Forghieri, chiamato a 26 anni direttamente dal “Grande Vecchio” a guidare il più importante reparto corse al mondo in sostituzione del burbero ingegnere toscano Carlo Chiti messo alla porta insieme ad altri tecnici e dirigenti per irrisolte beghe interne, si è usata una sola parola: “furia”. Perché, si mormorava nel reparto corse e nei box dei circuiti, l’”ingegnere” è geniale quanto infiammabile.

Enzo Ferrari e Mauro Forghieri

Guai interromperlo nel suo lavoro, specie passata la mezzanotte dopo ore e ore a far girare sul banco l’ultimo prototipo 12 cilindri o a ridisegnare valvole, bielle, testate, sospensioni: l’ingegnere diventata un “fumino”, la “furia” che non ammetteva defezioni e scuse da parte di nessuno, neppure dei suoi piloti-star. Scatti d’ira (a volte volavano martelli!) che precedevano o accompagnavano colpi di genio. In effetti Forghieri sul lavoro era così, comunque un deus ex machina, un artista agitatore di talenti, quanto fuori era riservato, affabile, aperto, disponibile, sempre pronto a dare una mano a chiunque la chiedesse, non solo nel giro sempre teso delle corse. “Le corse – dice ancora oggi Forghieri – non sono solo un insuperabile banco di prova tecnico e una straordinaria vetrina per l’immagine aziendale ma sono soprattutto una scuola di vita, professionale e umana: quando non c’è agonismo ci si adagia”. E Forghieri mai si è adagiato e mai si è accontentato, mettendocela tutta sin dal primo giorno a Maranello, consapevole di aver il pieno appoggio del “padrone” che lo incitava: “Fai quello che sai fare. Metticela tutta. E non aver paura: ricordati che qui ci sono io”. Parole del Drake dal sapore e dal valore di “ordini militari”. E il giovane ingegnere ha sempre dato tutto per il Cavallino, facendo spesso miracoli esaltando ad arte la sua conduzione tecnica e agonistica. Mai, però, ha taciuto quando non era convinto di quel che il commendatore voleva imporgli. “Io gli sono rimasto vicino – dirà Forghieri – come gli sono rimasti vicini quelli che hanno saputo dirgli di no. A Ferrari è impossibile raccontargli storie. Io l’ho fatto urlare, non l’ho mai blandito. Non l’ho mai chiamato ingegnere perché non lo era. L’ho sempre chiamato commendatore. La sua stima per me è stato tutto, in quegli anni di duro lavoro, di grandi soddisfazioni, di trionfi che sono nell’albo d’oro dello sport mondiale e vanno oltre i confini dello sport. ”.


Forghieri sulla F1

Ai suoi meccanici Forghieri si rivolgeva con poche parole in dialetto emiliano, dialetto che usava involontariamente anche con i piloti e non solo con gli italiani. Nel reparto corse e nel box in circuito, tutti, nessuno escluso, rispettavano e ubbidivano all’ingegnere: per Nicky Lauda un “pazzo geniale”. Quel Nicky Lauda considerato da Forghieri: “Il pilota più completo”. Senza la Ferrari le corse avrebbero avuto (e avrebbero tutt’ora) un’altra piega e forse la Formula Uno non sarebbe esistita e non esisterebbe più. E senza “quel” Forghieri il Cavallino rampante sulle Rosse non sarebbe stato il simbolo stesso dell’automobilismo di ieri, di oggi, di domani. Anche i grandi amori possono finire. Nel 1987, dopo 28 anni a tempo pieno, Forghieri lascia la Ferrari per passare alla Lamborghini: “Poche parole: io al commendatore – dice Forghieri – “Me ne vado” e poche parole Ferrari a me: “Vai pure, me ne vado presto anch’io”. E così sarà. Si chiudeva un’epopea. Il Drake morirà il 14 agosto 1988. Forghieri aveva dato tutto alla Ferrari, inventando e realizzando nuovi motori, nuove macchine, una nuova organizzazione del Team corse che dura ancora oggi: ogni pilota con la sua squadra di tecnici, il suo capo settore, il suo capo squadra e così via. Nato da famiglia operaia  (il padre Reclus nel periodo bellico era stato tornitore all’Ansaldo di Napoli passando poi a Modena in Ferrari come responsabile macchine utensili F1), Mauro Forghieri nei primi anni ’50 giocava a basket, un promettente playmaker di “cappa e spada” già chiamato “Sformetti” per la sua indole focosa. Carriera presto terminata per la volontà del padre che dopo il liceo scientifico indica a Mauro la strada dell’università di Bologna dove nel 1959 il giovane si laurea a pieni voti in ingegneria meccanica.

Mauro Forghieri oggi

Da lì, subito a Maranello e subito nel reparto corse, con a capo il boss Carlo Chiti, nella squadra sviluppo motori. Fuori Chiti, a fine ’61, Ferrari promuove sul campo il giovane ingegnere affidandogli con una pacca sulle spalle la responsabilità del settore racing, Formula 1 e Sport prototipi. Forghieri accetta la sfida vivendo fra le mura del reparto corse e i box dei circuiti per i test e conquistandosi sul campo l’autorevolezza del Drake e dei suoi collaboratori. Con un primo colpo di genio trasforma la 250 GTO, considerata dai piloti “macchina assassina”, in macchina sicura e vincente: inventa un inedito ponte posteriore per migliorare la stabilità specie nei curvoni veloci e sul bagnato e rende più docile la curva di potenza del motore così che c’è la fila di campioni per salirci sopra e portarla al successo. E’ l’inizio dei trionfi Ferrari marcati Forghieri: sei titoli nel Mondiale marche prototipi (l’ultimo nel 1972) con il fiore all’occhiello dello storico arrivo in parata alla 24 Ore USA di Daytona del 1967, il titolo dell’Europeo montagna con la Ferrari 212 E e, in Formula Uno, la prima vittoria al GP di Germania 1963 con la Ferrari 156 F1-63 di John Surtees che l’anno dopo, con la nuova 158, diventa campione del Mondo F1 mentre alla Casa di Maranello va anche il titolo costruttori. Forghieri affina e rivoluziona propulsori, telai, componenti di ogni tipo, con particolare attenzione all’aerodinamica: nel 1968 nel GP del Belgio sul velocissimo circuito di Spa-Francorchamps fa debuttare la Rossa con le appendici aerodinamiche rivoluzionando la F1. L’alettone posteriore dotato di comando idraulico consentiva al pilota (in quel caso Amon e Ickx) di variare l’incidenza in funzione del tratto di pista percorso. Bolidi nuovi e nuovi trionfi si susseguono con le 312 T, T2, T4 – tutte iridate – con motore a 12 cilindri “piatto” – il famosissimo boxer dalla inimitabile sinfonia - e cambio trasversale, bolidi che nel quinquennio 1975-1979 portano a Maranello 4 titoli mondiali F1 costruttori e tre titoli piloti (Niki Lauda e Jody Scheckter). La 312 B è stata la vera svolta tagliando con il passato. Nel 1980 Forghieri apre la serie “126” dei propulsori turbocompressi aggiudicandosi il mondiale costruttori 1982 e 1983.



Niki Lauda, Mauro Forghieri e Clay Regazzoni

Con Forghieri, il rosso Ferrari si impone sui circuiti e conquista il cuore degli appassionati, ovunque nel mondo: 54 Gran Premi iridati vinti, 4 titoli mondiali piloti e 7 titoli mondiali costruttori, 16 titoli Mondiali (11 in F1 e 5 nell’endurance), podi e giri veloci a non finire. Sotto la direzione di Forghieri, in Ferrari hanno corso i più grandi piloti: oltre ai già citati Surtees, Lauda, Scheckter si ricordano Regazzoni, Andretti, Giunti, Ickx, Bandini, Scarfiotti, Rodriguez, Vaccarella, Parkes, Amon, Williams, De Adamich, Bell, Giunti, Galli, Merzario, Reutemann, Alboreto, Villeneuve, Scheckter, Pironi Tambay, Arnoux ecc.  
Nel 1984 l’aria nuova portata dalla FIAT con la ristrutturazione della squadra corse non piace a Forghieri che si dimette da capo del settore racing impegnandosi nell’ufficio ricerche e studi avanzati Ferrari nella progettazione di prototipi: qui realizza la prima Ferrari stradale quattro ruote motrici. Poi l’addio a Maranello e nel 1987 il passaggio come responsabile tecnico alla nuova Lamborghini di Lee Iacocca CEO di Chrysler (Forghieri mette in campo il superbo V12 aspirato nel mondiale F1 1989 con i colori della scuderia Larrousse, pilota Philippe Alliot). Quindi la nuova avventura alla Bugatti che finisce nel 1994 per dar via insieme a Franco Antoniazzi e a Sergio Lugli alla Oral Engineering Group, società internazionale di progettazione in vari settori (meccanica, mezzi militari e di alta tecnologia) con capolavori nel settore racing di moto e auto, ad esempio nel 2000 il motore aspirato F1 V 10 della BMW affidato alla scuderia Williams con i piloti Schumaker e Montoya e l’800 3 cilindri MotoGP della stessa Casa tedesca: motori progettati insieme al mitico Paul Rosche  avviando quella collaborazione fra l’engineering modenese e la Casa tedesca Bmw tutt’ora in corso nell’area motori. Un’altra caratteristica di Forghieri era quella di circondarsi di tecnici di gran valore: fra questi l’Ing. Giancarlo Bussi responsabile motori, Franco Rocchi  responsabile progettazione motori, Walter Salvarani responsabile cambi; Franco Antoniazzi, dal 1977 giovane responsabile montaggio motori e sala prove.


Villenueve alla guida della Ferrari F1

Forghieri ama ancora  tutte le sue creature, in particolare quella mitica 250 GTO, l’auto che oggi viene battuta all’asta a 50 milioni di dollari. L’ingegnere sorride, sempre impegnato a seguire il mondo delle corse, come spettatore appassionato che sa, una risorsa rispettata ovunque, oltre i confini della F1 il cui futuro pare segnato. Come? “Ci sarà una Formula Uno ibrida e una F1 solo elettrica”. Parola di “Furia”, l’ingegnere sempre attento al nuovo perché, dice: “Nella vita, come in pista, c’è sempre qualcosa da imparare e da fare”. A fine anni 80 Forghieri aveva realizzata la prima vettura elettrica. “Ero troppo in anticipo – dice – adesso questo tema della mobilità ecologica mi appassiona e mi impegna. C’è da studiare, da fare, da provare”.  L’ambizione di Forghieri da ragazzo era poter lavorare nel settore aereonautico. “Mi piaceva volare e far volare”. Grazie, ingegnere, icona del Motorsport, per averci fatto volare e sognare con i bolidi rossi.  Il 13 gennaio Mauro Forghieri riceverà la cittadinanza onoraria di Modena  con festeggiamenti prima in Comune e  poi con gli amici della Oral Engineering.