Mezzo secolo di ricarica, arriva da Pechino la batteria atomica per il vostro telefonino

25 gennaio 2024

Di Massimo Falcioni

C’è chi, per abitudine o per necessità, ricarica il cellulare anche più di 2-3 volte al giorno. Comunque, tutti i possessori di un telefonino lo ricaricano almeno una volta ogni 24 ore. Nel mondo ci sono 7,3 miliardi di smartphone, 46,5 milioni solo in Italia. Ma ecco la possibile svolta. La Betavolt New Energy Technology, startup di Pechino, ha realizzato BV100, una batteria grande come una moneta, in grado di fornire energia per decenni. Sì, mezzo secolo di energia, poco più poco meno, senza bisogno di ricarica o di manutenzione.

E’ una “batteria nucleare”, fornisce energia ai dispositivi sfruttando il decadimento radioattivo dell’isotopo nichel-63 e uno speciale semiconduttore in diamante (semiconduttore di quarta generazione). Si tratta, stando a quanto dichiarato dall'azienda, della prima batteria al mondo a miniaturizzare l'energia atomica: per realizzarla, sono stati inseriti 63 isotopi nucleari in un modulo grande meno di una moneta, e la cui energia rilasciata viene convertita in elettricità tramite un processo risalente al XX secolo. Questa innovazione potrebbe anche alimentare droni in grado di volare senza limiti, quantomeno temporali. La nuova batteria è in grado anche di operare in un ampio intervallo di temperatura, tra –60 °C e +120 °C. Per ora l'azienda cinese ha prodotto soltanto un prototipo, dalle dimensioni di 15x15x5 millimetri, che può fornire 100 microwatt di potenza a una tensione di 3 volt. L'obiettivo è raggiungere la potenza di 1 watt entro la fine del 2025 e arrivare alla produzione di massa. Se il progetto verrà portato avanti, si tratterebbe della prima batteria nucleare al mondo ad essere prodotta in serie.


Quando si parla di energia atomica si “tocca ferro”. Gli sviluppatori cinesi sostengono che non c'è alcun rischio per la salute umana. Nelle nuove batterie a anergia atomica non avvengono reazioni nucleari al suo interno: sfrutta il decadimento di isotopi radioattivi, non emettono radiazioni e la loro architettura a strati previene possibili incendi. In altre parole la nuova batteria funziona tramite energia atomica (o energia nucleare), ma non ha niente a che fare con quello che, ad esempio, succede in una centrale nucleare – ancor meno in una bomba atomica – perché, appunto, non avvengono reazioni nucleari al suo interno. Inoltre, a differenza di quanto avviene nelle centrali nucleari, al termine della sua vita non rimangono scorie radioattive.
Le nuove batterie sono progettate per essere inserite all'interno di smartphone, droni o micro-robot, ma Betavolt incoraggia anche le applicazioni in campo medico, per esempio per alimentare pacemaker, cuori artificiali e apparecchi acustici.

Fonte: Pexels.com

Nemmeno lo smaltimento sembra essere un problema. Gli isotopi delle celle decadono nell'arco di cento anni, trasformandosi in un isotopo stabile di rame, un elemento che "non è radioattivo e non rappresenta una minaccia o una possibile fonte di contaminazione per l'ambiente", spiega un comunicato. Le celle al litio attualmente utilizzate in tutti prodotti tecnologici, al contrario, devono essere riciclate in centri specializzati perché le sostanze chimiche e i metalli che contengono inquinano sia il suolo che l'acqua.
Betavolt ha già registrato i brevetti della nuova creazione a Pechino, e ha intenzione di fare lo stesso anche nel resto del mondo. Secondo l'Independent, l'azienda ha iniziato il processo di produzione delle applicazioni commerciali e il progetto rientrerebbe nel piano di rafforzamento dell'economia cinese per il quinquennio 2021-2025. L'azienda sta facendo ricerca anche su altri isotopi, come lo stronzio-90, il promezio-147 e il deuterio (isotopo dell'idrogeno con un neutrone), per produrre batterie con maggiore potenza e autonomia compresa tra i 2 e i 30 anni.


In passato, USA e Unione Sovietica svilupparono batterie termonucleari per sonde spaziali e sottomarini, che però erano molto costose e di massicce dimensioni. Il progetto della Cina è proprio quello di riprodurre queste batterie in scala ridotta, miniaturizzandole: un passo verso un'energia potenzialmente illimitata, che potrebbe farci dire addio agli attualmente indispensabili carica batterie. 
Con la batteria atomica per smartphone, si può aprire – si potrebbe aprire - l’era dell’energia nucleare commerciale.