Motociclismo, il “tricolore” compie 110 anni

L’8 ottobre 1911 si disputava il primo round del campionato italiano di velocità sul percorso Milano-Aprica-Milano.

Di Massimo Falcioni

15 ottobre 2021

In occasione dell’ultimo round del “tricolore” (CIV) di motociclismo disputatosi sabato 9 e domenica 10 ottobre 2021 all’autodromo capitolino Piero Taruffi di Vallelunga si sono festeggiati i 110 anni del campionato italiano di velocità la cui prima gara si corse infatti l’8 ottobre 1911 sul percorso Milano-Aprica-Milano sotto l’egida della neonata Federazione Motociclistica Italiana costituita il 29 aprile dello stesso anno con la dicitura Moto Club d’Italia. In quel primo campionato disputato in prova unica su un tracciato di 315 Km, per lo più sterrato e privo di segnalazioni dove molti dei ventuno piloti schierati al via si persero o giunsero fuori tempo massimo anche per avarie meccaniche, il motociclismo italiano diventava “sport nazionale” ponendo le basi per i trionfi successivi anche a livello internazionale che continuano anche oggi con i nostri piloti, le nostre Case, i nostri Team. I vincitori di quella prima massacrante gara (Carlo Pusterla su Triumph nella mezzo litro 500 cc. e Mario Acerboni su Frera nella categoria terzo di litro 334 cc.) lunga quasi quanto il più celebre Tourist Trophy dell’Isola di Man sorto nel 1907, furono premiati insieme a tutti i partecipanti la settimana successiva in piazza Duomo a Milano con la corona d’alloro che poi diventerà il simbolo del riconoscimento per i primi tre classificati sul podio. Quando era nata la motocicletta? Quando erano state organizzate le prime corse?  Il primo brevetto di una “due ruote a motore” era stato depositato il 16 marzo 1869 dall’ingegnere francese Louis-Guillaume Perreaux: l’inedito marchingegno (bicicletta a pedalata assistita) disponeva di un piccolo monocilindrico a vapore e fu chiamato Velocipede a Grande Vitesse. L’ingegnere francese lavorò instancabilmente per oltre un decennio perfezionando la sua cavalcatura che solo nel 1880 toccò la velocità di 15 Kmh, ma solo per poche centinaia di metri. La prima vera moto della storia con motore a scoppio era stata messa in strada il 10 novembre 1885 dagli ingegneri tedeschi Gottlieb Daimler e Wilhelm Maybach, la “Reitrad” o “Reitwagen-Einspur”, interamente in legno, dal telaio alle ruote, sella di cuoio, privo di sospensioni, con un propulsore a benzina monocilindrico 4 tempi di 264 cc. da 0,25 Cv a 600 giri e una velocità massima di 12 Kmh! Non si può, però, non ricordare l’apporto dell’ingegnere bergamasco Giuseppe Murnigotti che il 4 febbraio 1879 aveva depositato il brevetto a Roma per il primo progetto di motocicletta (biposto e non più con le sembianze da velocipede) con motore 2 tempi a combustione gassosa interna: progetto che però resterà sulla carta, realizzato dopo diverse esperimenti e modifiche sei anni dopo, appunto, da Daimler e Maybach in una piccola officina presso Stoccarda. Il termine “Motocyclette” è il nome definitivo – tutt’ora attuale – della motocicletta coniato nel 1898 dai fratelli Michel ed Eugene Werner, due giornalisti russi emigrati a Parigi e dediti alla meccanica e alle competizioni mietendo vittorie e record nel primo decennio del ‘900 con un loro prototipo forte di un propulsore anteriore da 4 CV che toccava i 40 Kmh.


Le dispute fra motore a vapore, motore elettrico, motore a scoppio relativamente alla motocicletta (idem per l’auto e i mezzi di trasporto pubblico) si risolvevano a favore del motore a scoppio. Così, oltre alle prime Case costruttrici di automobili, nascono e si moltiplicano i produttori di motocicli e al contempo iniziano le competizioni, strumento fondamentale di pubblicità e di promozione per il nuovo mezzo e per i nuovi marchi aziendali. La prima vera corsa motociclistica della storia si era svolta il 10 maggio 1891 all’ippodromo parigino di Longchamp dove sotto il diluvio due soli partecipanti -  Merelle e Serpollet – lanciano i loro tricicli De Dion-Bouton di 211 cc da 2 Cv alla velocità di 30 Kmh! In Italia, in quella prima massacrante edizione del Campionato Italiano di motociclismo dell’8 ottobre 1911, solo sette dei ventun corridori schierati al via tagliano il traguardo. L’appetito, si sa, vien mangiando così nel 1912 si corre la Roma-Napoli-Roma, 500 Km in tappa unica, anticipo dal 1914 del Giro d’Italia, affascinante e infida roulette russa di 2.300 Km. Non solo: nel 1919 partiva la “Freccia del Sud” diventata dal 1932 per volontà di Mussolini la “Milano Napoli”. Dal 1937 al 1956 c’è la Milano-Taranto, la number one di tutte le corse “gran fondo” di 1.283 Km mozzafiato. Dal 1953 c’è il “Motogiro d’Italia” di 3000 Km a manetta in sei tappe, su motociclette da corsa di tutte le grandi Case affidate a grandi campioni sfidati da una moltitudine di giovani promesse. Fra le due guerre mondiali In Italia si organizzano ovunque corse di ogni tipo e livello: su tutte, dal 29 maggio 1921 svetta il circuito del Lario (il T.T. italiano con più di 1000 curve e 550 metri di dislivello, con la punta dei 754 metri della Madonna del Ghisallo) di cui proprio quest’anno ricorre il centenario della prima edizione. Sulle serpentine del Lario dove il motociclismo diventa sport di massa l’albo d’oro esalta il “tricolore” con nomi scolpiti nella memoria storica di questo sport: Amedeo Ruggeri, Pietro Ghersi, Luigi Arcangeli, Terzo Bandini, Carlo Fumagalli, Tonino Benelli, Achille Varzi, Tazio Nuvolari, Dorino Serafini, Nello Pagani. Poi, passata la tragedia del secondo conflitto mondiale, è la volta dei circuiti cittadini dal 1946 fino alla fine degli anni ’70 del secolo scorso con le tappe clou della Mototemporada. Quindi le 200 Miglia e le Coppe d’Oro  di Imola e i round iridati di Monza, Mugello, Misano, Imola. Il 25 aprile 1953, con il Gran Premio Coni che diventa subito Coppa d’Oro Shell, sul nuovo circuito di Imola ideato e realizzato dal genio organizzativo di Checco Costa, debuttano in Italia i campioni stranieri desiderosi di misurarsi con i rivali italiani e attratti da ingaggi dorati e entrano in scena i grandi sponsor che vedono nelle corse supportate dai media un valido canale di promozione per i loro marchi e i loro prodotti.


La corsa sul circuito del Santerno vale di per sé un mondiale e diventa l’epicentro di quella Mototemporada “tricolore” che da metà degli anni ’50 fino alla tragedia di Riccione del 1971 (con la morte in corsa di Angelo Bergamonti compagno di squadra di Giacomo Agostini alla MV Agusta) sarà ogni anno l’unica anteprima del Mondiale e poi la chiusura della stagione internazionale, partendo da Modena per proseguire a Cesenatico, Imola, Genova, Siracusa, Ospedaletti, Riccione, Cervia-Milano-Marittima, Rimini, Pesaro, Vallelunga, Zingonia, Pergusa. Così, fra spettacolari edizioni trionfali e anche giornate luttuose, il motociclismo italiano fa scuola nel mondo, resistendo e reagendo alla dura crisi del settore di quegli anni: nasce così il motociclismo “nuovo”, antesignano della “corsa-spettacolo”, l’odierno motociclismo “show-business”. Quelle corse andavano oltre il valore tecnico-agonistico diventando l’espressione di un modo di fare e di vivere il motociclismo: un’epopea ineguagliabile e affascinante quanto indimenticabile. Il motociclismo diventava un rito con appassionati di ogni dove e di ogni età – famiglie intere – con il vestito della festa e piadine e vino e salsicce e fritture in quantità che invadevano i viali cittadini, gli spalti delle tribune improvvisate: così era festa di popolo, ancor prima di essere show in pista. Era questo, con il tifo da stadio e il pathos per le tante cadute, il motociclismo de: “I giorni del coraggio”. Così si innalzavano striscioni inneggianti i grandi campioni e le grandi Case e così sventolava ovunque il “tricolore”, simbolo delle gare di quel campionato italiano che, fra alti e bassi, compie oggi 110 anni. L’Italia è sempre stata ed è tutt’ora grande protagonista nel motociclismo internazionale con grandi Case, grandi piloti, grande scuola di manager, meccanici, tecnici, ingegneri supportati da un grande pubblico di appassionati sugli spalti degli autodromi e davanti alla tv, con l’amore infinito per la motocicletta, le corse, i suoi campioni. Il campionato italiano, oggi bisognoso di una verifica tecnico-agonistica critica per un rilancio che non si può rinviare, resta un tassello importante nel vasto panorama dello sport nazionale, decisivo per la formazione e il lancio internazionale delle giovani leve.