Museo dell’Industria Aeronautica: 5 domande a Fabio Consoli, il pilota cicerone per un giorno

13 dicembre 2021

Il 27 novembre scorso, in occasione dell’iniziativa della Fondazione Leonardo “Una Giornata al Museo”, i visitatori dell’Hangar Velivoli Storici Leonardo hanno avuto una guida d’eccezione, Fabio Consoli. 
Catanese classe 1961, è stato il primo pilota militare italiano dell’Eurofigher DA3, velivolo in esposizione proprio nel Museo di Caselle Torinese. Maggiore di sei figli, ha sempre avuto una grande passione per gli aerei e per il volo. “Ero il tipico ragazzino che come tanti, rispondeva, a chi mi chiedesse cosa avrei voluto fare da grande, che avrei fatto IL PILOTA” - ci racconta - “Solo che poi non ho mai dato risposte diverse. Fu così che il 4 settembre 1980 mi presentai ai cancelli dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, nel 1983 divenni sottotenente e nel 1984 cominciai il vero addestramento per diventare pilota militare”.
Inviato in Texas, fu tra i primi italiani a frequentare l’Euro-Nato Joint Jet Pilot Training Program fino all’ambita aquila turrita guadagnata nell’estate del 1985. Dopo un pre-operativo sul G-91T ad Amendola, Consoli fu assegnato al 104 e inviato presso il 20° Gruppo del 4° Stormo, a Grosseto, dove frequentò il
corso di abilitazione sul TF-104G. Nel marzo del 1986 passò al 28° Gruppo del 3° Stormo, a Villafranca di Verona, dove divenne combat ready lo stesso anno e dove rimase fino al settembre del 1988.
“Nel 1988 venni convocato presso il Reparto Sperimentale Volo per le selezioni” – racconta ancora Fabio – “Il RSV chiamava ogni anno 5 o 6 piloti di un determinato corso d’Accademia per poi prenderne 2 o 3, a seconda delle esigenze. Allora venivano selezionati solo piloti dei corsi regolari, tra i primi nella graduatoria, e solo provenienti dalla linea caccia. Il RSV, insieme alle Frecce Tricolori, era, ed è tutt’ora, decisamente un reparto di punta dell’Aeronautica Militare e per me essere on the edge è sempre stato molto importante. Con un po’ di fortuna fui uno dei 3 a essere scelto e nel 1990 venni inviato negli Stati Uniti per frequentare il corso per piloti collaudatori presso la USAF Test Pilot School di Edwards AFB, in California”.

Fabio Consoli

Al rientro in Italia Consoli fu assegnato al team Eurofighter dedicandosi, soprattutto, allo sviluppo della Man-Machine Interface (MMI) nel cockpit del nuovo caccia europeo. Era il 1991 e ancora non esistevano prototipi volanti dell’Eurofighter. Era uno sviluppo che avveniva tutto su un simulatore a Warton, presso la British Aerospace.
 
“In quel mock-up abbiamo partecipato, insieme ai piloti collaudatori di tutte le altre Nazioni, allo sviluppo della simbologia, presentazione ed ergonomia del cockpit. Possiamo dire che, mentre ancora non c’era un esemplare volante dell’EF2000, noi già sedevamo nell’abitacolo della versione finale operativa del velivolo”.
“Nel febbraio 1996” -  continua a raccontare – “fui fortunato a trovarmi al posto giusto nel momento giusto e, finalmente, dopo tanti anni di partecipazione ad un programma senza velivoli, riuscii a fare il primo volo di un pilota del RSV sul DA3, il terzo prototipo, dell’EF2000. Fu un momento di enorme soddisfazione personale e professionale”.

Fabio, cosa pensi dell’Hangar Velivoli Storici, dove alcuni visitatori fortunati hanno trovato te a fare da guida?
Trovo che sia un luogo magico: un pezzo di storia aeronautica rinchiuso in un hangar. Un piccolo tesoro conservato in uno scrigno. Per me lo è in modo particolare, per il fatto che vi è custodito il DA3 dell’Eurofighter, un vecchio amico.

Quando sei “con i piedi per terra” ti piace il ruolo del divulgatore?
Assolutamente, mi piace moltissimo. Penso di avere tanto da raccontare e so che chi viene a vedere gli aeroplani, in generale, è un appassionato o, quanto meno, un curioso. Mi piace sfatare miti e leggende sul volo e sui piloti: dipingere entrambi in modo più vero, più reale. In un certo modo renderli più vicino ed accessibile a chi avrebbe voluto e non ha potuto e a chi nutre, in generale, una passione per il mondo aeronautico.


La domanda che ricevi più spesso sui piloti?
Quanto si guadagna? No, scherzi a parte, è vero che spesso si chiede del lato finanziario del lavoro, ma in realtà la domanda che più spesso mi si rivolge è anche quella alla quale è più difficile dare una risposta: com’è essere lassù? Com’è volare un caccia o un aereo di linea? Tradurre in parole e concetti una sensazione così esaltante, così fisica è impossibile, anche se volte, mi dicono che lo capiscono dai miei occhi che si illuminano quando parlo di volo e di aerei.

La domanda che ricevi più spesso sugli aerei?
Quanto è difficile pilotarlo? E tante domande sulle prestazioni: quanto alto? Quanto veloce? Quanti G?

Un pensiero sul volo.
Ti rispondo con una frase che mi è capitata sotto gli occhi recentemente: “Volare è come nuotare. Non si dimentica facilmente. Se chiudo gli occhi, posso ancora sentire la cloche nella mia destra, la manetta nella sinistra, la pedaliera del timone sotto i piedi. E ancora posso provare qual senso di libertà…”. È di Saburō Sakai, pilota e asso della Marina Imperiale giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale.