Nel cielo di aprile lo spettacolo della pioggia di liridi e la super-luna rosa

Di Serena Ricci

07 luglio 2021

Se si vuole condividere un’emozione al termine (speriamo) di questo periodo infausto di clausura, in quest’ultima settimana si possono osservare alcuni fenomeni celesti degni di nota. Durante la notte del 21 aprile è iniziato il picco della pioggia di meteoriti Liridi, come ci riporta Bill Cooke, esperto di meteoriti della NASA. Si tratta di piccoli pezzi della cometa Thatcher che orbita intorno al sole circa una volta ogni 415 anni. Pezzi di detriti lasciati sulla scia della cometa, tuttavia, fanno la loro comparsa ogni anno. Il perielio più recente della cometa Thatcher, il punto di minima distanza dal Sole, è stato nel 1861 e non si ripeterà fino all’anno 2276. Gli sciami meteorici si verificano quando la Terra attraversa il percorso di una cometa, entrando in collisione con una scia di detriti della stessa. Le meteore che attraversano, bruciando, l’atmosfera terrestre, lasciano scie luminose nel cielo (“stelle cadenti”) e le Liridi arrivano ad una velocità sostenuta, inferiore a quella delle Leonidi, che invece raggiungono il picco a novembre. Queste ultime, come ci racconta Cooke utilizzando una metafora da incidente automobilistico, ci impattano frontalmente, mentre “Le Liridi sono più come colpire il parafango anteriore sinistro”. Le Liridi sono una delle più antiche piogge di corpi celesti scoperte e sono state oggetto di studi e di osservazione fin dal 687 a.C. Il loro nome deriva, come sempre, dal radiante o punto di partenza della meteora, situato nella costellazione della Lira, in particolare nei pressi della stella Vega e hanno un tasso di frequenza di 10-30 meteore/h, che con un po' di fortuna potrebbe arrivare anche a 180-300 meteore/h (come accadde nel 1982 nel continente americano per circa un’ora), in base al ciclo orbitale di Giove.

Il picco di osservazione si verifica solitamente prima dell’alba, momento in cui la luna tramonta. Quest’ultima beneficia notevolmente del passaggio della pioggia di meteoriti dal momento che ne viene illuminata per circa il 68% durante il picco e, dopo una tale maschera di bellezza, sarà pronta a varcare il palcoscenico, nella notte tra il 26 e il 27 aprile, vestita di rosa nel ruolo di Super moon. La definizione di Super luna fu coniata dall’astrologo Richard Nolle nel 1979 riferendosi ad una luna piena o luna nuova che deve arrivare nel 90% del suo approccio più vicino alla Terra per essere definita tale. In altre parole, è una Super luna quella in cui diminuisce la distanza dalla Terra fino a raggiungere un perigeo di 361.885 km (o meno), misurata dai centri dei due corpi celesti. In verità l’astronomia ufficiale non si è mai pronunciata su tale definizione, ma è prassi appellarla Super moon in quanto molto vicina a noi e per questo apparentemente più grande. Ma perché la luna ha scelto una mise rosa? Il nostro satellite non sarà veramente rosa in cielo: Luna Rosa è il nome dato dai nativi americani a causa del muschio rosa o dal phlox selvatico, un fiore molto diffuso in America simile alle ortensie e con una caratteristica fioritura rosata che anticipa quella primaverile degli altri fiori. Quando Nick Drake, chitarrista inglese, nel 1972 compose l’album e l’omonimo singolo “Pink Moon”, stava attraversando un momento della sua vita in cui pessimismo e depressione latente erano meno presenti e nel testo faceva riferimento alla natura e alla tradizione, raccontando che il muschio rosa arriva a ricoprire i prati generando un fenomeno naturalmente bello e irraggiungibile, che noi non potremo mai arrivare né a capire né a dominare. Dunque lasciamoci emozionare dai corpi celesti che in questi giorni ci dedicano la loro intensità.