Parata stellare / Diario da Mosca

Di Giacomo Augugliaro

10 maggio 2021

Una cosa che mi ha sempre affascinato della Russia e dei russi è il paradosso di un popolo che vive ogni giorno nell’incertezza del domani e al contempo riesce a pensare non solo a quello che potrebbe essere per sommi capi il futuro ma addirittura a prefigurarlo nei dettagli.

Già nel 1914 vennero pubblicate su commissione della fabbrica di cioccolato “Einem” una serie di otto cartoline rappresentanti secondo l’immaginazione dei diversi autori “La Mosca del futuro”, dall’anno 2114 al 2259. In esse si vedono, tra le altre, una riconoscibile Piazza Rossa dove, in cielo tra le guglie del Cremlino, si librano dirigibili e bimotori mentre un tram dalla fissa traiettoria è sostenuto in aria da vertiginose strutture metalliche. A terra invece, come sempre, torme di persone condividono lo spazio fisico con un traffico infernale di automobili, per nulla spaziali, regolato da un elegante vigile in divisa bianca.

La rappresentazione del futuro, si sa, ovviamente cambia man mano che si va avanti nel tempo e pertanto il futuro prefigurato del 1914 non è lo stesso di quello immaginato oggi. Così l’altro giorno, volendone sapere di più sul nuovo equipaggiamento militare “sotnik” (entrerà in dotazione all’esercito russo nel 2025), recentemente visto ad una mostra, e procedendo per parole chiave sul web mi sono imbattuto in una novella versione della Mosca del futuro. Si tratta di un video evidentemente frutto di una mente fantasiosa, e di adeguate abilità tecniche, che riproduce la Piazza Rossa occupata da navi spaziali e soldati in schiera equipaggiati alla guisa di “Star Wars”, o “sotnik” come potrei dire oggi.

Москва будущего

Queste immagini nell’imminenza della parata del 9 maggio, che ogni anno celebra la vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista, mi hanno fatto pensare a come potrebbe essere una prossima parata militare del futuro, quando l’evoluzione della tecnica consentirà alle potenze di scontrarsi dalla stratosfera in su, preso atto dell’inopportunità di un conflitto nucleare sul nostro pianeta, che porterebbe all’annientamento del genere umano. Ho avuto questa consapevolezza poco meno di un anno fa quando Rosatom (l’agenzia russa dell’Energia nucleare) ha reso pubblico un filmato girato il 30 ottobre 1961 che documenta l’esplosione della bomba all’idrogeno più potente di sempre, la “bomba Tsar”. Rispetto alla versione inizialmente programmata, per il test ne venne realizzata una versione “depotenziata” da 50 megatoni, in grado di sprigionare una potenza distruttiva 3.000 volte superiore di quella sganciata su Hiroshima. Le immagini sono più significative di qualsiasi articolo scientifico o film hollywoodiano. Si pensi, dunque, ai progressi fatti dalla fisica nucleare in questo campo negli ultimi 60 anni per comprendere l’impraticabilità di un conflitto nucleare su vasta scala sul nostro pianeta.

L’idea delle guerre stellari non è nuova, ci aveva già pensato il presidente Reagan nel 1983 quando propose, forse a mo’ di “bluff” nei confronti dei Sovietici che non avevano le risorse per “vedere” le carte americane, il programma “Strategic Defence Initiative” (SDI), conosciuto in Italia col nome di “Scudo spaziale”, con lo scopo di rendere obsolete le armi nucleari, e pertanto neutralizzare l’arsenale sovietico, tramite un sistema di protezione antibalistico basato a terra e nello spazio. Il programma non venne mai realizzato ma alcuni individuano in questo tentativo una delle cause della caduta dell’URSS. In questi 30 anni dalla caduta dell’URSS i russi sono andati avanti nella ricerca e sviluppo del programma spaziale e forse a quella sfida spaziale pensano ancora.

Ora non so quanto l’autore del suggestivo video abbia pensato a questo o al famoso film di Lucas, ma da Leonardo in poi “la fantascienza di ieri è l’ingegneria di domani”.