Politica virtuale VS rappresentanza politica?

08 giugno 2022

Di Serena Ricci

SAM, il politico (donna) virtuale, Semantic Analysis Machine, è nato in vista delle elezioni neozelandesi del 2020 come esperimento diretto a colmare il gap tra cosa gli elettori vogliono e cosa i politici promettono. Si è trattato di un progetto collaborativo tra diverse organizzazioni neozelandesi, tra cui Touchtech, Crispstart e Victoria University of Wellington originato da un’idea di Nick Gerritsen, un imprenditore che da anni sviluppa software e ha come obiettivo quello di creare un’intelligenza artificiale che possa imparare dai suoi elettori e realizzare un programma politico che possa soddisfare tutti. Tuttavia gli ideatori di SAM hanno deciso di lasciare che la loro creazione rimanesse sperimentale e al servizio dei cittadini. Ai fini di una campagna elettorale l’intelligenza artificiale potrebbe dare un contributo notevole raccogliendo le opinioni delle persone e analizzando, ad esempio, i social network ed il web ed elaborando un programma politico che raccoglierebbe la quasi totalità dei voti. Un caso analogo si è verificato in occasione delle elezioni del Presidente della Corea del sud dello scorso marzo dove per la prima volta, il candidato conservatore Yoon Suk-yeolun (ribattezzato AI Yoon), ha basato una buona parte della sua campagna elettorale sulla tecnologia deep fake, diffondendo sulla rete alcuni suoi avatar digitali che lo rendessero “appetibile” per le nuove generazioni i cui voti lo hanno fatto prevalere sul candidato democratico Lee Jae-myung. 
Possiamo credere quindi che un algoritmo sia in grado di fornire una serie di istruzioni ad un candidato virtuale sostituendo un politico in carne ed ossa?


Sorgono tuttavia alcune perplessità quali, ad esempio, la trasparenza del processo decisionale che dovrebbe seguire l’AI, senza dubbio condizionato da chi finanzia o realizza il progetto. Inoltre potrebbe essere disatteso il principio della democrazia rappresentativa, mettendo in crisi le figure tradizionali dei partiti. Ricordando Norberto Bobbio, ne “Il futuro della democrazia” (Einaudi, Torino, 2014), pensare «che la futura computercrazia, com'è stata chiamata, consenta l'esercizio della democrazia diretta, cioè dia a ogni cittadino la possibilità di trasmettere il proprio voto a un cervello elettronico, è puerile». Secondo l’autore infatti l'eccesso di partecipazione e l’eccesso di democrazia possono portare alla fine di quest’ultima. 
È vero che SAM era visto con curiosità e come potenziale soluzione in quanto guidato dai desideri degli elettori, essendo finalizzato ad esaudirli sulla base di “an ethical baseline”, ma non è scontato che realizzare i desideri degli elettori corrisponda alla scelta più utile per gli stessi. E’ tuttavia evidente che i politici virtuali non potranno sostituire le Assemblee legislative tradizionali ed è quindi fondamentale che l'inserimento dell'intelligenza artificiale nella decisione politica consenta di conservare la rappresentanza. La volontà di sostituire le decisioni politiche tradizionali con quelle prese tramite un algoritmo probabilmente manifesta il desiderio che, alla base delle stesse, vi sia una maggiore corrispondenza con la volontà del “rappresentato riluttante”.(F.Pacini “Una modesta proposta: il politico virtuale” 2019. Biolaw Journal).