Requiem per Nicola Materazzi l'ingegnere padre della Ferrari F40

01 settembre 2022

Di Giovanni Vasso

Se n’è andato Nicola Materazzi, un grande genio italiano. È stato uno degli ingegneri più innovativi della storia dell’automobile nel nostro Paese. Anzi di più: un alchimista dei motori che un giorno trovò, anzi s’inventò (tutta, “dalla targa davanti a quella di dietro” come amava dire) quel capolavoro che è tuttora la Ferrari F40. 
Cilentano, testa dura e dedizione totale al lavoro. O meglio, alla passione dato che ha sempre fatto ciò che amava e dunque, con Confucio, non ha “lavorato” (se per lavoro si intendono lacrime, sudore e noia) un solo giorno della sua vita. La sua storia professionale - s’oserebbe dire artistica se solo s’avesse il coraggio di riconoscere quella scintilla d’artefice in un’automobile - ha scritto, insieme a quella dei motori, l’immaginario collettivo. Giusto per citare qualche altra delle sue “figlie”, oltre all’augustissima F40: la Lancia Stratos, che macinava vittorie ai rally, la Ferrari 288 Gto e l’ambiziosissima Edonis, che per un pugno di centimetri mancò a Nardò il colossale traguardo dei cento metri al secondo e che voleva essere, all’inizio degli anni ’90, il ritorno in grande stile della Bugatti. 

Lancia Stratos in pista

Materazzi, oltre a essere un grande artefice dell’automobile è stato uno dei migliori esperti del turbo. Coi “giapponesi”, suoi interlocutori privilegiati, resterà sempre in contatto, dagli anni ’70 e fino a che è riuscito a lavorare o meglio, a perseguire la sua passione. È stato un uomo di pista, di laboratorio e di cultura. I libri, specialmente quelli di ingegneria meccanica dell’epoca dei pionieri di inizio ‘900, li cercava in tutta Europa. Lo conoscevano tutti gli antiquari da Modena a Parigi. Finché la vista lo ha assistito, furono una compagnia insostituibile. 
La stella polare dell’opera di Materazzi è stata la passione. Che è una riserva inesauribile di energie e una preziosa amica che pretende, però, dedizione totale e assoluta. Perciò Materazzi fu nemico giurato della mediocrità, quasi un Flaubert tra pistoni e cilindri, seni e coseni, carrozzerie e trasmissioni. Quella irriducibile avversione lo portò a litigare con chi non condivideva la sua visione del senso del lavoro. Le auto, diceva citando il “suo” Enzo Ferrari, non si fanno per profitto. O, almeno, non soltanto per quello. Le macchine vanno lasciate a chi le ama, non si può improvvisare: altrimenti si fa del male a se stessi, se ci si dedica senza amore né rispetto, e soprattutto si fa malissimo all’automobile stessa. 
Dell’approssimazione fu avversario giurato. Così come lo è stato di tutte le mode che, volta per volta, si incistano nel discorso automobilistico. Riteneva l’elettronica un orpello inutile, anzi controproducente: diceva che non aveva alcun senso costruire e vendere auto che avrebbero “fatto divertire il computer e non il pilota”. Che, magari, spende un patrimonio per ritrovarsi al volante di una vettura che non gli dà alcuna di quelle emozioni grandi che evoca l’idea stessa di automobile. Per questo non era nemmeno troppo entusiasta dell’elettrico che consente alle grandi multinazionali di sbarazzarsi di tanti dipendenti per far contenti gli speculatori in Borsa e porta a compimento quella rivoluzione “oggettivizzante” che potrebbe fare dell’auto un elettrodomestico qualunque. Sentimento, certo. Ma soprattutto ragione e dati, ogni considerazione suffragata da uno studio profondissimo e meditata.  

Ferrari F40

Nicola Materazzi è stato un genio coltissimo, con tantissimi amici in giro per il mondo, agiti come lui da una passione senza compromessi per l’auto. Mentre tutto intorno cambiava, un ambiente, che non era più il suo, lentamente era passato dai grandi ingegneri e piloti ai manager convinti di avere il tocco taumaturgico e alle stelline da social. 
Il passaggio dal ‘900 al terzo millennio non è stato sempre foriero di cose belle. Lo zeitgeist, anche per l’auto, è innegabile: si è scivolati inesorabilmente dai reparti Esperienza alle divisioni marketing, dalla pista a Twitter, dalla fabbrica ai domini internet, dai calcoli matematici agli slogan digitali. 
La passione, però, non muore. E finché romberà una F40, in un garage, a una mostra d’eleganza, o sulla schermata di un videogame, Nicola Materazzi, un grande genio italiano, continuerà a vivere.