Verso lo spiritismo tecnico con HereAfter AI

19 gennaio 2023

Di Francesco Latilla

"Verrà la Morte, e i tuoi rimorsi avrà: giù nell'Inferno, con te li porterà!/ La morte nemica, la morte spietata, la Morte temuta, la Morte invocata.../ La Morte d'acciaio, la Morte tagliente, è inutile urlare, la morte non sente!" (Dyaln Dog – Partita con la Morte, n.66)


L'uomo, essere mortale, ha da sempre vissuto l'esistenza terrena come un viaggio volto all'esplorazione di possibili scenari, tra luci ed ombre, giungendo a grandi conquiste culturali e scientifiche con l'audacia e la forza delle idee. Nonostante ciò, ancor' oggi quel che più mette paura al mondo degli uomini è quell'unica certezza, la Morte regina dell'ignoto. Non ha importanza se essa dovesse presentarsi sotto forma di scheletro danzante, con la falce e il mantello nero o come regina di invisibili monasteri con al suo passo gruppi di spiriti, ora folletti ora santi e beati, della fine certa l'essere umano avrà paura, perché oltre quel muro si nasconde la verità che nella soglia terrena reca eterne domande a chi vi s'inoltra e un gran silenzio a chi rimane. Quel silenzio di Dio, quel vuoto incolmabile che permea la vita di colui che ha subito una grave perdita, genera il bisogno di dialogare con il defunto. Spesso quando si va a trovare i propri cari al cimitero lo si fa per mantenere un contatto, un dialogo silenzioso ed interiore che in fondo aiuta anche a connettere con sé stessi. Nei secoli però l'uomo ha cercato varie volte di varcare la soglia che divide il mondo terreno e quello dell'aldilà. Aristocratici e popolani si sono messi in contatto con medium e sensitivi, o presunti tale, per esplorare quelle dimensioni al di fuori della nostra realtà e connettersi col mondo degli spiriti. Molti, davanti a tali situazioni, esclamerebbero:" Cose da Medioevo", eppure quella ricerca, quel bisogno di dialogare con chi è dall'altra parte è tutt'ora esistente anche se sotto un altro aspetto.

Fonte: HereAfter.AI

Oggi l'importante HereAfter AI, una startup californiana, sta mettendo tutte le sue forze nella creazione di una replica credibile e autonoma di una conversazione con un defunto. Si tratta di una rielaborazione sulla base di dati condivisi, memorie, aneddoti, capaci di addestrare un’intelligenza artificiale a creare frammenti di una memoria famigliare condivisa riuscendo in tal modo nell'impresa di comportarsi, tramite chiacchierate telefoniche e messaggi, come se fosse quella persona che non c'è più. Attualmente restano alcune complicazioni riguardanti, infatti è ancora impossibile riprodurre attraverso il mezzo artificiale la voce esatta del defunto. Ovviamente è più che complesso riportare in maniera precisa il carattere e il tono ma nonostante questo si potrebbe dire che il suddetto esperimento stia riuscendo comunque, in fondo il poter comunicare con una voce che risponde con una serie di ricordi o addirittura una serie di aneddoti perfino sconosciuti a colui che ascolta si potrebbe definire decisamente di grande impatto. Famoso in tutto il mondo è il caso vissuto da Charlotte Jee, giornalista per Mitt Technology Review, la quale ha avuto l’occasione di sperimentare la forza e l’efficacia di questa AI utilizzando i dati forniti dai suoi genitori, tutt’ora in vita, per dialogare con l’ “Alexa medium” come se a rispondere dall’altra parte fossero loro. Dopo aver sperimentato il suggestivo “contatto”, Jee ha scritto un articolo in cui spiegava la propria esperienza ed il suo punto di vista a riguardo: “C’è qualcosa di profondamente umano nel desiderio di ricordare le persone che amiamo ormai scomparse. Invitiamo i nostri cari a scrivere i loro ricordi prima che sia troppo tardi. Dopo che se ne sono andati, appendiamo le loro foto alle nostre pareti. Visitiamo le loro tombe nei loro compleanni. Parliamo con loro come se fossero lì. Ma la conversazione è sempre stata a senso unico.” Stando a queste dichiarazioni verrebbe facile da pensare che una tale svolta tecnologica non possa far altro che contribuire in maniera positiva all’essere umano, aiutandolo a patire un lutto e a tenere in alto il ricordo della persona amata come se ti trovasse affianco a noi quando vogliamo. Siamo davvero sicuri che questo sia il futuro? Che un mezzo tecnologico possa condurre l’uomo verso una visione più rosea della morte? Bisogna prima di tutto chiedersi in quale direzione stia virando il mondo. Con la perdita sempre più evidente di un pensiero spirituale, l’uomo è in continua crisi con la propria esistenza in cui un grande vuoto ha preso posto in maniera indelebile e proprio per questo si ha ancora più paura non solo della morte ma anche e soprattutto del distacco, del silenzio, del dolore. Strano è il fatto che nonostante si proclamano tesi assolutistiche sulla vita come pura casualità, sostituendo la materia al divino, allo stesso tempo ci si ostini con la ricerca incessante di avere un contatto con chi ha varcato il muro dell’invisibile, come una sorta di spiritismo tecnico in cui però non si cerca davvero di mettersi in contatto con l’altra parte e che al presunto spirito si preferisce la sua copia morta, una riproduzione appunto. Sicuramente gli psicologi dovranno verificare se un esperimento di così forte impatto emotivo non possa apportare danni sul piano psichico delle persone, soprattutto se venisse a mancare il contatto con la realtà credendo quei “riflessi di morte”, come direbbe Dylan Dog, delle presenze vere. Questa storia sembrerebbe a tutti gli effetti un episodio della serie di fumetti sull’indagatore dell’incubo più famoso nel mondo assieme a John Constantine dove horror e fantascienza si fondono perfettamente. Dylan Dog, nato dalla geniale penna di Tiziano Sclavi, che di psicologia-esoterismo-fantastico ne sapeva più che a sufficienza, in diversi numeri ci ha raccontato di come le due porte che separano la dimensione dello spirito, tra morte e sogno, e quella terrena della carne non debbano troppo unirsi perché sono “colonne d’Ercole” da non varcare. Un’immagine riflessa non corrisponde alla verità e la mente può facilmente caderne preda. La vita stessa è formata dal distacco, da quando si esce dal buio per venire al mondo e si perde il cordone ombelicale fino all’ultima luce, e sulle proprie mancanze bisogna formare impronte del proprio passo nell’esistenza prima che giunga l’ombra e allora, come il canto notturno di un incubo dylandoghiano tratto dai versi di Pavese, dirà sottovoce:

“Verrà la morte e con sé porterà un po' di tristezza, un po' di pietà.../ La vita è fuggita, la vita è sognata, la Morte è venuta, la Morte è passata."