Techagriculture Meeting, Italia e Israele puntano su ricerca e innovazione in agricoltura

18 maggio 2022

Di Giovanni Vasso

La popolazione del pianeta aumenta, i cambiamenti climatici incombono sulle superfici coltivabili e le conseguenze della pandemia Covid e della guerra tra Russia e Ucraina fanno schizzare in alto il prezzo delle materie prime, su tutte l’energia. Potrebbe essere la tempesta perfetta, la madre di tutte le sfide è diventata quella del cibo. L’agricoltura, dunque, torna al centro dell’agenda internazionale e geopolitica. Dall’evoluzione e dal lavoro dei campi dipende, come al solito, il destino dell’umanità. E mai come oggi, l’agricoltura deve sposare la tecnologia per aumentare e migliorare la produzione e cogliere, insieme, l’obiettivo di preservare l’ambiente. 
Questo è stato il leit motiv dell’inaugurazione del Techagriculture Meeting Italia-Israele che si è tenuto il 17 maggio a Napoli. La manifestazione si è tenuta al polo universitario della Federico II a San Giovanni a Teduccio, nei locali che furono dell’ex fabbrica della Cirio, un gigante della trasformazione agroalimentare, un simbolo (non solo) novecentesco dell’eccellenza agricola italiana e in particolare del Mezzogiorno. Insieme ai padroni di casa, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il rettore dell’Università Federico II Matteo Lorito e ai fautori dell’iniziativa, l’ambasciatore di Israele in Italia Droyr Eydar e il presidente di Confagricultura Massimiliano Giansanti, sono intervenuti il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il responsabile del dicastero alle politiche agricole e forestali Stefano Patuanelli e il ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna. 
Di Maio ha riferito come quella alimentare sarà la sfida cruciale dei prossimi anni. E a Napoli ha parlato apertamente di quella in Ucraina come una guerra per il pane: “È una guerra destabilizzante per le famiglie che in Europa hanno visto aumentare a dismisura il costo di energia e beni di prima necessità. Ma in continenti più vulnerabili, come Africa e America Latina, può generare problemi di instabilità e intaccare la stabilità democratica dei Paesi.


Questo va tenuto presente nell’affrontare il tema della food security”. Di Maio a Napoli ha inoltre annunciato che sarà presente a New York, alle Nazioni Unite e insieme al segretario di Stato americano Tony Blinken, alla “Global food security call to action” sul tema della sicurezza alimentare nel mondo. Con il ministro degli esteri italiano, gli esponenti dei governi del G7 faranno il punto della situazione su scala globale. 
La necessità di implementare la tecnologia per aumentare la quantità e la qualità della produzione è impellente. Eppure bisogna fare i conti con la realtà. Così il ministro Stefano Patuanelli ha spiegato che occorre pensare a soluzioni che, tenendo presente la realtà dei territori e delle (ridotte) dimensioni delle aziende agricole italiane, riescano a digitalizzare le imprese. “L’Italia ha fatto numerosi progressi ma è necessario implementare l’uso delle nuove tecnologie attraverso la creazione di strutture di trasferimento che forniscano servizi ai piccoli imprenditori e aiutarli ad essere presenti nei mercati”. Un altro importante punto del discorso di Patuanelli ha riguardato la necessità di salvaguardare la diversità e l’eccellenza agricola: “Si può scongiurare il rischio dell’omologazione del cibo e garantire al contempo la distintività e l’eccellenza dell’agroalimentare e il suo legame con la storia, la tradizione e i territori. La strategia One Health non può essere confusa con One Diet. Una pillola non può sostituire il cibo. Innovazione non significa mai omologazione, ma valorizzazione delle eccellenze”.
Il ministro Mara Carfagna ha voluto sottolineare come sia cambiata l’agricoltura e quanto sia necessario superare l’approccio ideologico al settore. Scienza e ricerca non vanno rigettate a prescindere, perché la sfida di nutrire dieci miliardi di persone, a fronte dei cambiamenti climatici e ambientali, è di quelle importanti. Rifiutare l’innovazione sarebbe un errore. Invece, una cooperazione forte tra due Stati potrebbe sortire ottimi frutti: “Il rafforzamento della cooperazione tra Italia e Israele, permette di confrontare due realtà che possono scambiarsi reciprocamente sinergie e valori. L'agricoltura è oggi al centro delle grandi tensioni del nostro tempo e Israele rappresenta per l'Italia un Paese mediterraneo amico, leader nella tecnologia biotech. La sinergia tra i due Stati può produrre buoni frutti. Insieme i due Paesi mediterranei possono davvero assumere e consolidare una leadership mondiale nell'agrifoodtech”.