Terni e il progetto idrogeno

13 giugno 2022

Di Alberto Cagnoli

Terni 1935. Dalla sede della SIRI, fabbrica chimica e centro di ricerche fondata dall’Ingegnere Luigi Casale, parte con destinazione Trieste, la prima automobile alimentata ad idrogeno, una FIAT 509 di proprietà del dottor Mario Zavka, ideatore del motore ad ammoniaca (tre atomi di idrogeno ed uno di azoto) e dirigente della fabbrica dove proprio in quegli anni aveva lavorato come ingegnere Carlo Emilio Gadda, grande scrittore e filosofo del ‘900. 
L’automobile parte da Terni, “Città dinamica”, come la definì Benito Mussolini, e non è un caso: nel diciannovesimo secolo e per tanti anni è la città che detiene il record italiano per numero di brevetti e nel 1884 viene scelta come sede delle Acciaierie, oggi AST Acciai Speciali Terni di proprietà del Gruppo Arvedi. In pochi anni l’azienda acquisisce un ruolo preminente nella siderurgia nazionale.
Tale era l’importanza della fabbrica ternana che il Governo di allora volle che al suo interno venissero girate tante scene del film del 1933 “Acciaio”, pellicola che celebrava il lavoro italiano con soggetto originale di Luigi Pirandello.
La eccellente qualità del lavoro e la perizia delle maestranze resero l’acciaio della “Terni” apprezzato in tutto il mondo, tanto da far sì che venisse scelto come luogo di produzione della cabina sferica del batiscafo Trieste progettato da Auguste Piccard che nel 1960 raggiunse, con lui a bordo, il fondo della Fossa delle Marianne a 10.916 metri di profondità.


Dopo quasi un secolo e mezzo dalla sua fondazione l’AST continua ad essere considerata al top della produzione dell’acciaio. 
A Terni nel 1875 venne anche fondata la “Fabbrica d’Armi dell’Esercito”, l’attuale “Polo Mantenimento Armamento Leggero” dove per decenni venne fabbricato il celebre Moschetto 91, il “fucile degli italiani”.  
Tante altre aziende metallurgiche minori ma non meno importanti si sono insediate negli anni nella valle ternana, facendo sì che Terni venisse conosciuta anche come la “Città d’Acciaio” e la “Manchester italiana”. 
La rivoluzione industriale nell’Ottocento e nel Novecento e la presenza a Terni di aziende di tale importanza, con il conseguente sviluppo di ricerca tecnologica e dei materiali, deriva dalla presenza dell’acqua. La particolare collocazione allo sbocco della Valnerina, lungo la quale scende con forza il fiume Nera, e la presenza alle porte della città della Cascata delle Marmore hanno portato, mediante la costruzione di dighe e canali ed il posizionamento di condotte forzate, alla costruzione di importanti centrali idroelettriche necessarie alla produzione dell’energia necessaria per fabbriche tanto energivore.
Oggi a Terni inizia una nuova rivoluzione, quella energetica, sempre legata alla presenza dell’acqua con lo scopo di avviare in maniera concreta e portare a termine il processo di decarbonizzazione coniugando “sviluppo industriale e sostenibilità, aspetti infrastrutturali e sociali” come affermato dall’AD di AST Mario Caldonazzo. L’energia fossile sarà sostituita dall’idrogeno verde prodotto da una nuova grande centrale che sarà realizzata in collaborazione con la Regione Umbria utilizzando i fondi dedicati dal PNRR. 


Il “progetto idrogeno”, che vede coinvolto, insieme all’AST, il Comune di Terni, coinvolgerà l’intera area ternana, dagli anglofili già soprannominata “Hydrogen Valley”, creando una “Comunità energetica aperta”. 
Per produrre la quantità di energia necessaria ad alimentare la centrale dedicata alla produzione dell’idrogeno per l’acciaieria, sarà necessario affiancare a quella idroelettrica l’energia solare prodotta dalla città. I cittadini ternani saranno chiamati ed incentivati ad installare impianti fotovoltaici con i quali potranno raggiungere l’autosufficienza energetica ed il surplus verrà trasferito alla nuova centrale di idrogeno verde dell’AST. Parte dell’idrogeno prodotto verrà ceduto a sua volta dall’Acciaieria alla comunità cittadina per alimentare il trasporto pubblico, così come previsto nel Progetto Hydra del Comune di Terni, generando un ciclo virtuoso tra fabbrica e città. 
L’obbiettivo è molto ambizioso, ma raggiungibile grazie alla forza economica e progettuale del Gruppo Arvedi proprietario dell’AST, alla disponibilità dei fondi dedicati del PNRR gestiti dalla Regione Umbria ed alla forte e determinata volontà dell’attuale Amministrazione Comunale di Terni.